L'avanzo delle partite correnti della Russia (un'ampia misura degli scambi commerciali, dei proventi degli investimenti e dei trasferimenti di denaro del Paese con il resto del mondo) è aumentato a 58,2 miliardi di dollari nel primo trimestre di quest'anno, equivalenti a quasi il 10% dei 609 miliardi di riserve internazionali della Banca centrale russa (comprese le riserve sanzionate e congelate), diminuite dai livelli record di 643 miliardi precedenti l'invasione del 24 febbraio.
L'incremento del surplus riflette l'aumento delle entrate derivanti dalle esportazioni di petrolio e gas, in gran parte risparmiate dalle sanzioni internazionali finora. Secondo Levon Kameryan, senior analyst di Scope Ratings, senza sanzioni più ampie sulle materie prime da parte dell'Ue l'avanzo delle partite correnti russe potrebbe raggiungere quest'anno valori ben oltre i 200 miliardi di dollari rispetto ai circa 120 miliardi nel 2021, a causa del crollo delle importazioni e dell'aumento del valore delle esportazioni.
Ciò consentirebbe alla Banca centrale russa di ricostruire gran parte delle riserve internazionali che le sanzioni hanno congelato. "La Russia accelererà la de-dollarizzazione delle riserve e del commercio estero, anche aumentando l'esposizione allo yuan cinese, pur mantenendo la dipendenza dall'euro", riporta l'analisi. "Mosca attualmente effettua scambi commerciali con Pechino utilizzando l'euro come valuta di regolamento per metà delle esportazioni, mentre ricorre al dollaro soltanto per un terzo delle stesse".
Tuttavia, bisogna ancora valutare il pieno impatto delle sanzioni e le conseguenze della guerra in Ucraina sul commercio estero russo e sull'economia interna, anche se a breve termine non ci sarà un embargo su petrolio o gas. "Le sanzioni stanno portando a un aspro ridimensionamento delle importazioni da parte del settore privato russo, soprattutto per quanto riguarda l'import di beni hi-tech, ridotto di oltre la metà, e di una parte significativa di macchinari e attrezzature fondamentali per la produzione industriale", scrive Kameryan. "Il mancato accesso alla tecnologia straniera indebolirà il già moderato potenziale di crescita di medio periodo della Russia, che avevamo stimato pari all'1,5%-2% annuo prima della guerra, mentre prevediamo invece che il pil russo si contrarrà di almeno il 10% quest'anno".
"In secondo luogo," continua l'esperto, "un'accelerazione degli sforzi europei per diversificare le importazioni di energia aggraverà le sfide economiche che la Russia dovrà fronteggiare nel medio termine, data la mancanza di una politica governativa ambiziosa per affrontare la dipendenza strutturale dell'economia dalle esportazioni di energia. Bruxelles, nel complesso il principale partner commerciale della Russia, nel 2021 ha importato da Mosca 100 miliardi di euro di petrolio, gas naturale e prodotti correlati. Il piano dell'Ue per eliminare la dipendenza dal gas russo entro il 2030, sostenuto anche dalla volontà della Germania di ridurre l’esposizione sulla Russia già entro il 2024, potrebbe essere portato avanti diversificando le forniture attraverso maggiori importazioni di gas naturale liquefatto e lo sfruttamento di gasdotti di fornitori non russi".
Il senior analyst si attende un aumento degli sforzi russi per contrastare le misure europee, anche attraverso una maggior cooperazione energetica con la Cina. La sostituzione completa, tuttavia, è fuori portata nel breve periodo. "Oggi la Russia non ha la capacità infrastrutturale di reindirizzare i gasdotti da ovest a est della Russia", precisa Kameryan. "La capacità degli otto gasdotti russi che forniscono gas all'Europa è di circa 220 miliardi di metri cubi all'anno, quasi sei volte quella dell'unico gasdotto verso la Cina, Power of Siberia, che ancora non opera a pieno regime e dovrebbe raggiungere i 38 miliardi di metri cubi l'anno entro il 2025. A febbraio, la Russia ha firmato con la Cina un accordo della durata di 25 anni per la fornitura di ulteriori 10 miliardi di metri cubi di gas naturale all'anno. Inoltre, il Cremlino sta attualmente progettando di sviluppare il gasdotto Power of Siberia-2 per fornire a Pechino ulteriori 50 miliardi di metri cubi all'anno. La costruzione del gasdotto, tuttavia, dovrebbe concludersi solo entro il 2030".
In questo contesto, la richiesta ai cosiddetti "paesi ostili", compresi gli Stati membri dell'Ue, di convertire dollari ed euro in rubli per pagare il gas attraverso una banca russa rifletterebbe un'estensione della strategia di Mosca per ridurre la dipendenza dai sistemi finanziari occidentali. Il tentativo è quello di ridurre il rischio che i ricavi accumulati dall'export di gas diventino oggetto di sanzioni da parte dell'Occidente in futuro. (riproduzione riservata)