Via libera condizionato alle nozze tra Saipem e Subsea7. Il governo ha infatti approvato la fusione, che giovedì 25 settembre andrà al voto delle assemblee dei due gruppi, esercitando i poteri speciali e vincolando la nascita di Saipem7 a una serie di impegni in materia di sicurezza energetica e difesa nazionale. Era il passaggio formale e politico necessario per poter andare all’altare. Il decreto golden power approvato il 18 settembre 2025 dal consiglio dei ministri e che MF-Milano Finanza ha potuto consultare, prevede una serie di prescrizioni, sull’adempimento delle quali vigilerà il ministero dell’Economia, che vanno dal mantenimento in Italia delle attività ritenute strategiche alle garanzie sul programma di sviluppo dei droni subacquei di Trieste (dal 2024 oggetto di un memorandum d’intesa con Fincantieri per una possibile collaborazione), alla priorità agli interventi sulle infrastrutture energetiche italiane.
I paletti incardinano l’operazione in un quadro di tutela dell’interesse nazionale ma non vogliono ostacolarla, considerandola cruciale per Saipem. Nelle motivazioni, infatti, Palazzo Chigi sottolinea come l’operazione sia di interesse nazionale perché rafforza la capacità di Saipem di competere sui mercati esteri, crea sinergie sulla flotta e sul procurement, amplia le possibilità di investimento e accelera l’innovazione tecnologica. Ne nascerà un gruppo da circa 21 miliardi di ricavi e 43 miliardi di portafoglio ordini, con una flotta combinata tra le più importanti al mondo nelle attività offshore e subsea.
Andando più nel dettaglio, Saipem7 dovrà mantenere in Italia le attività strategiche; assicurare la continuità della ricerca e sviluppo, in particolare nel centro Sonsub e nel polo di Trieste per i droni subacquei; collaborare con gli operatori nazionali della difesa.
No a qualsiasi decisione che comporti la cessione o la riduzione di capacità tecnologiche e industriali, incluse partecipazioni e brevetti rilevanti per la sicurezza. Il know-how sviluppato per esigenze militari non potrà essere trasferito a terzi e dovrà restare a disposizione delle Forze armate e degli operatori italiani. Particolare attenzione va alle sedi di Marghera e Trieste, che dovranno essere mantenute nelle rispettive funzioni ingegneristiche, di assemblaggio e collaudo. La nuova Saipem7 dovrà inoltre presentare al governo, non appena disponibile, il piano industriale e strategico aggiornato.
Quanto ai pesi azionari, dopo la fusione e se tutti gli azionisti del gruppo norvegese parteciperanno, la nuova Saipem7 sarà divisa in parti uguali: 50% agli attuali azionisti di Saipem e 50% a quelli di Subsea7. Dentro i due blocchi, l’assetto azionario vedrà i soci principali detenere queste quote: Siem Industries 11,8%, Eni 10,6%, Cdp Equity 6,4%, mettendo insieme complessivamente circa il 28,8% di Saipem7. L’amministratore delegato verrà espresso dal fronte italiano ed è già stato individuato nel ceo di Saipem, Alessandro Puliti, mentre il presidente sarà di designazione norvegese, indicato in Kristian Siem. I patti parasociali, infine, prevedono l’impegno «irrevocabile» a votare a favore della fusione, un lock-up di tre anni e la presentazione di una lista comune per la nomina della maggioranza dei consiglieri. (riproduzione riservata)