Nasce il tavolo anti-dazi al comune di Roma. Se è vero che le decisioni di politica commerciale si prendono a livello europeo, le ricadute riguardano però i territori, «che hanno caratteristiche e vulnerabilità diverse». Quindi sono importanti iniziative locali, come questa del Campidoglio affinché i territori «non subiscano passivamente le decisioni prese altrove ma diventino protagonisti nel rappresentare i propri interessi e nel difendere i settori che li rendono competitivi». Questa l'opinione che Monica Lucarelli, assessora alle Attività Produttive, alle Pari Opportunità e all'Attrazione investimenti del Comune di Roma, ha raccontato a MF-Milano Finanza.
Infatti il tavolo al Campidoglio punta a «raccogliere dati e testimonianze dirette dalle imprese e dalle parti sociali, in modo da quantificare in maniera precisa gli impatti su Roma; e poi trasformare queste analisi in proposte concrete, da portare sia a livello nazionale che europeo». La regione Lazio e la Capitale «sono fortemente esposti perché hanno un tessuto produttivo che vive di interconnessione internazionale», sottolinea Lucarelli. Si parla di 1 miliardo di perdite per le aziende dell’export e di 150 mila posti di lavoro a causa dei dazi nel Lazio. In particolare Roma «ha un’economia policentrica e articolata» con il farmaceutico e l’aerospazio che rappresentano «eccellenze che esportano know-how e prodotti in tutto il mondo», mentre l’edilizia e l’agroalimentare sono comparti tradizionali ma «fortemente legati ai costi delle importazioni e ai mercati esteri». Mentre il turismo e l’audiovisivo sono «settori che dipendono dalla percezione internazionale della città e quindi dalla stabilità delle relazioni economiche». Per di più, il sistema produttivo capitolino «è caratterizzato da una presenza importante di pmi e imprese cooperative, che hanno margini più ridotti e sono quindi più vulnerabili agli shock dei dazi e della volatilità valutaria».
L’impatto delle tariffe Usa può inoltre mettere a rischio gli investimenti in ricerca, innovazione e formazione che sono «la prima voce che le imprese decidono di ridurre quando vedono i margini comprimersi». Questo genererebbe la fuga delle competenze e, nei settori più fragili, «calo di attività o delocalizzazioni, con la perdita di marchi o stabilimenti, anche esteri».
In materia di investimenti stranieri, negli ultimi anni la flat tax per i Paperoni che scelgono di spostare la propria residenza in Italia ha attirato «diversi grandi patrimoni, a Milano più che a Roma, grazie alla vocazione finanziaria e alla maggiore tradizione nell’accoglienza di investitori internazionali del capoluogo lombardo».
La Capitale però ha da offrire «patrimonio culturale, qualità della vita, eccellenze nel turismo, nel lusso e nell’audiovisivo» e deve cogliere l'opportunità di un sistema fiscale che «ci aspettiamo attragga sempre più beneficiari». Anche perché l’impatto positivo dei Paperoni neo residenti «non solo è immobiliare e di consumo ma può anche diventare leva di attrazione di capitali e di mecenatismo moderno». (riproduzione riservata)