Il 2025 di Reply è partito con una crescita di quasi il 9% del fatturato nel primo trimestre, tanta cassa e il lancio di un nuovo sistema di agenti AI. La società IT della famiglia Rizzante, quotata da quasi 25 anni a Piazza Affari sull’indice Star, è uno dei pesci più grandi nel mare di pesci piccoli dell’Ict italiano con 2,3 miliardi di euro di ricavi nel 2024 e una capitalizzazione di circa 5,4 miliardi. Queste dimensioni sono il risultato di una strategia che affianca la crescita organica ad acquisizioni mirate. Così Reply presidia numerosi settori - dall’automotive all’energia, ma anche tlc e servizi finanziari - con le sue soluzioni di intelligenza artificiale, cloud computing e Internet of Things (IoT).
Nel calderone dell’innovazione legata all’intelligenza artificiale, l’attenzione delle aziende si sta dirigendo verso gli agenti, sistemi autonomi che possono svolgere determinati compiti predefiniti. Reply ne ha portati alcuni alla convention annuale XChange, organizzata a maggio a Milano. Ad esempio, c’è l’agente che supporta nella gestione delle risorse umane, oppure quello che aiuta i consulenti finanziari. «Da uno schema tradizionale fatto di cloud, dati, applicazioni e interfacce ci stiamo spostando verso uno basato su modelli supportati da sistemi di agenti dotati di capacità di ragionamento, autonomi e in grado di collaborare tra loro per assistere gli utenti in diverse funzioni», racconta Filippo Rizzante, chief technology officer di Reply. «Con gli agenti cambierà l’organizzazione aziendale. Ci saranno figure responsabili di sistemi di agenti che agiranno con una logica simile a quella di un direttore di orchestra. Il tradizionale modello delle otto ore giornaliere per cinque giorni settimanali sarà superato». In più Reply ha lanciato da poco un pacchetto chiamato Silicon Shoring che, spiega Rizzante, «utilizza oltre 60 agenti per reinventare il processo di sviluppo del software dall’analisi iniziale fino all'implementazione operativa».
Il rischio, con le nuove tecnologie, è che restino fuori dalla portata delle piccole e medie imprese, che non dispongono di fondi ingenti da dedicare all’innovazione. Tuttavia, secondo Reply anche le pmi saranno agevolate dai cambiamenti indotti dall’AI. «La domanda in generale è un po’in difficoltà per dinamiche esogene dei singoli settori, pensiamo ad esempio all’automotive, ma le tecnologie basate sull’AI porteranno un aumento della produttività e un abbattimento dei costi, quindi anche realtà con budget limitati potranno accedere a strumenti avanzati», sostiene Rizzante.
Il primo trimestre di Reply si è chiuso con ricavi consolidati pari a 603,4 milioni di euro (+8,9%), un ebitda di 105,3 milioni (+20,6%) e un utile pre-tasse di 86,9 milioni (+18,9%). «Il 2025 è partito bene con tutti gli indicatori di bilancio in crescita nel primo trimestre», conferma Rizzante. «Rispetto ai competitor abbiamo due vantaggi: primo, la nostra offerta si concentra sull’innovazione, che ha tassi di crescita più alti dei comparti tradizionali; secondo, abbiamo una struttura organizzativa flessibile che ci permette di adattarci rapidamente ai cambiamenti del mercato».
Poi, tanta cassa. La posizione finanziaria netta del gruppo risulta positiva per 537 milioni al 31 marzo, ma queste risorse non saranno impiegate per aumentare la remunerazione degli azionisti, bensì per proseguire con l’espansione per linee esterne. «Vogliamo spendere la cassa per acquisizioni mirate, dando la priorità al consolidamento negli Stati Uniti», sottolinea Rizzante. «Abbiamo molte boutique in pipeline e valutiamo aziende con fatturati tra 5 e 100 milioni. Non operazioni trasformative, perché vogliamo mantenere la nostra impostazione aziendale e integrare due imprese di grandi dimensioni, con culture diverse, sarebbe complicato. Ad esempio, per integrare l’acquisizione di Syscoplan, nel 2006, ci sono voluti diversi anni».
La scelta di puntare sugli Stati Uniti è indipendente dalle recenti tensioni commerciali. I dazi annunciati ad aprile dal presidente Donald Trump, infatti, non dovrebbero avere un impatto significativo sul business di Reply, che non risente di flussi di import/export rilevanti. «I dazi non ci penalizzano perché non abbiamo mai investito sull’offshoring, ma lavoriamo in prossimità», dice il chief technology officer. «Quindi i nostri dipendenti italiani lavorano principalmente per l’Italia, i dipendenti tedeschi per la Germania e così via. L’obiettivo - oltre all’espansione negli Usa - ora è diventare tra i primi player in Germania, Regno Unito e nell’area francofona».
E la borsa? Reply (+6,5% sullo Star negli ultimi 12 mesi) è arrivata a Piazza Affari nel dicembre del 2000 e, nei quasi 25 anni trascorsi dall’ipo, è diventata un gruppo internazionale. È quindi lecito chiedersi se nei piani dell’azienda non ci sia anche un dual listing in altri Paesi, magari proprio negli Stati Uniti dove le società tech si quotano numerose sul Nasdaq. «Sulla quotazione su altri mercati ci stiamo riflettendo, ma ha senso quando si sposta un po’anche la testa dell’azienda. Ma queste sono scelte organizzative e, nel nostro caso, anche familiari», conclude Rizzante. (riproduzione riservata)