Troppe le incertezze legate ai dazi dell’amministrazione Trump e la ripresa nel mercato statunitense è debole. Così il gruppo francese di alcolici, Remy Cointreau, giustifica il ritiro della guidance sulle vendite a lungo termine (2030).
Il produttore del Cognac Remy Martin e e del liquore Cointreau, che lo scorso mese ha nominato un nuovo ceo al posto di Eric Vallat (lascerà l’incarico quest’estate dopo un periodo turbolento alla guida del gruppo), ha cancellato gli obiettivi per l’esercizio 2029-2030. E per quest’anno prevede una crescita organica delle vendite «mid-single-digit». Pesano la sospensione dei canali di vendita duty-free in Cina e la prospettiva di un'escalation dei dazi commerciali negli Stati Uniti (l'avvio dei dazi Usa verso l'Ue al 50% è stato posticipato dal primo giugno al 9 luglio).
Tanto che l'utile operativo organico è calato del 30,5% nell’esercizio chiuso a marzo a 217 milioni di euro, una contrazione inferiore a quella prevista dagli analisti (-31,7%). La società con sede a Parigi aveva pianificato di tornare a una crescita delle vendite «high-single-digit» entro il 2029-2030, un obiettivo fissato cinque anni fa. La decisione di abbandonare tale traguardo coincide con l’arrivo di Franck Marilly, 59 anni, ex dirigente di Chanel, che assumerà il ruolo di ad entro la fine del mese e definirà una nuova strategia.
Remy ha stimato che il possibile aumento dei dazi negli Stati Uniti e in Cina potrebbe avere un impatto massimo di 100 milioni di euro (60 milioni dalla Cina, 40 milioni dagli Usa) sull’utile operativo corrente per l’attuale esercizio fiscale con un obiettivo di compensazione del 35%, lasciando un impatto netto di 65 milioni. Escludendo eventuali aumenti dei dazi nei mercati chiave, ha previsto che l’utile operativo corrente possa crescere almeno a un livello «high single digit». Non solo dazi. Remy Cointreau ha anche subito l’impatto del continuo processo di destocking negli Stati Uniti, mercato colpito dal rallentamento dei consumi.
Comunque, alla borsa di Parigi, il titolo Remy Cointreau ha retto al warning ed è salito in chiusura del 4% a 48,8 euro, ma nell’ultimo anno è caduto del 45%. La società si unisce ai competitor Diageo (+2,44% a 2.039 pence) e Pernod Ricard (+3,36% a 92,88 euro) nel ritirare gli obiettivi di vendita che erano stati considerati troppo ambiziosi, mentre l'intero settore sta subendo un brusco rallentamento rispetto ai precedenti anni di boom dei liquori. Anche a Milano Campari ha spuntato sul finale un +6,37% a 5,91 euro. Ma l'azienda francese, che realizza il 70% delle sue vendite di cognac, soprattutto negli Stati Uniti e in Cina, ha sofferto più delle rivali, poiché i bevitori di entrambi i Paesi hanno abbandonato il brandy ed entrambi i governi hanno imposto tariffe.
Citi ha in ogni caso confermato il rating buy e il target price a 75 euro sull’azione Remy Cointreau: i risultati 2025 sono in linea con le sue attese, ma l’introduzione per la prima volta di una guidance sull’impatto totale dei dazi da Usa e Cina potrebbe comportare tagli alle stime di utile per azione di circa il -20%. «Gli investitori erano già preparati a revisioni al ribasso delle stime a causa dei dazi, ma nonostante alcuni segnali di miglioramento del momentum commerciale sottostante, la continua mancanza di visibilità e ulteriori revisioni al ribasso potrebbero far sì che il titolo resti debole», avverte Citi.
Ipotizzando una crescita dell’ebit sottostante del 10% e includendo i -65 milioni di impatto dai dazi, oltre a una guidance sui cambi leggermente peggiore per il 2026 (da -10 milioni a -15 milioni rispetto al consenso di -6 milioni), l’ebit 2026 risulterebbe pari a 170 milioni, rispetto all’attuale consenso di 212 milioni, secondo Citi. Ciò implicherebbe tagli alle stime dell’utile per azione 2026E di circa -20%. (riproduzione riservata)