La Commissione europea propone un prestito di riparazione all’Ucraina «usando le giacenze liquide degli asset russi immobilizzati senza toccare la titolarità russa su quegli asset». Lo ha dichiarato il commissario Ue all'Economia, Valdis Dombrovskis, all’Ecofin informale a Copenaghen, precisando che sarebbe solo un modo di fatto «operativo» quanto già concordato a livello di G7 e di Consiglio europeo.
Così l’Ucraina dovrà iniziare a rimborsare il prestito solo quando la Russia pagherà le riparazioni di guerra. La Germania chiede ulteriori informazioni per decidere se sostenere l’idea o meno. «Vogliamo assumerci le nostre responsabilità verso Kiev e non adottare un atteggiamento di blocco, ma tutto deve essere esaminato con attenzione», ha sottolineato il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil, all'Ecofin.
La mole degli asset provenienti dalla banca centrale russa congelati in Europa è importante: si tratta di 210 miliardi di euro, di cui 194 miliardi depositati presso il deposito titoli belga Euroclear. E dei 194 miliardi di asset russi depositati in Belgio, circa 170 miliardi di asset sono già maturati e sono già inclusi sul bilancio di Euroclear.
In Italia, secondo il rapporto annuale dell’Unità di Informazione Finanziaria (Uif), i beni riconducibili a soggetti russi sottoposti a misure restrittive valgono circa 2,3 miliardi dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina nel 2022. Nello specifico, alla fine del 2024 risultavano bloccati quasi 280 milioni di euro di fondi liquidi, con un incremento di quasi 50 milioni di euro rispetto all’anno precedente. I beni congelati, oltre a conti bancari, includono immobili di pregio, yacht e auto di lusso, tutti rientranti nel perimetro delle misure restrittive dell’Unione europea. (riproduzione riservata)