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Prysmian sui massimi di marzo in borsa, cosa c’è dietro il nuovo target price stellare di Barclays
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Prysmian sui massimi di marzo in borsa, cosa c’è dietro il nuovo target price stellare di Barclays

27 maggio 2025, 11:26 Ultimo aggiornamento: 18:27

Barclays alza di parecchio le stime di utile per azione 2025 e 2026 e i target price della danese Nkt e dell’italiana Prysmian in scia al boom previsto di investimenti globali nella rete nel 2030 e non solo

Se le rinnovabili sono il problema, i cavi sono la soluzione. Così Barclays in un report in cui ha alzato di parecchio le stime di utile per azione 2025 e 2026 e i target price della danese Nkt e dell’italiana Prysmian grazie a una migliore visibilità sugli utili. La rete rimane uno dei mercati finali più interessanti nel settore industriale. I blackout recenti in Spagna evidenziano la necessità di investimenti in infrastrutture per supportare la transizione energetica.

I cavi sono il modo migliore per trarne vantaggio, secondo George Featherstone, analista di Barclays, che, viceversa, consiglia di evitare l’eolico (la danese Vestas, coperta con un rating underweight) perché i produttori europei di turbine eoliche potrebbero affrontare un calo dei volumi nei nuovi ordini (riduzione degli incentivi, economie poco favorevoli, saturazione del mercato, concorrenza cinese), dal momento che gli investimenti delle utility si spostano dalle rinnovabili alle reti. C’è anche il rischio di sovrapproduzione nel medio voltaggio (la tedesca Siemens e la società svizzera-svedese ABB sono coperte con un rating underweight).

Aree chiave e implicazioni per il settore dei cavi

I capex (gli investimenti in conto capitale) nella rete sono stati elevati negli ultimi anni, guidati dagli ammodernamenti delle infrastrutture obsolete nei mercati sviluppati, producendo spesso una crescita a doppia cifra del mercato finale per le aziende industriali esposte. I recenti blackout iberici rafforzano sia il sentiment positivo degli investitori sia la domanda continua di infrastrutture di rete e prodotti/sistemi industriali legati alla transizione energetica.

Entro il 2030 il fabbisogno medio annuo di investimenti nelle reti sarà più che doppio rispetto alla media 2018-2022. I dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie) evidenziano l’enorme divario tra l’attuale tendenza di spesa e l’investimento necessario per raggiungere gli obiettivi climatici, soprattutto nei mercati emergenti. Gli investimenti globali annuali nella rete sono stati stimati a 330 miliardi di dollari nel 2023. Questo numero salirà a 565 miliardi nel 2030 per lo scenario Steps (The Stated Policies Scenario), 620 miliardi per lo scenario Aps (The Announced Pledges Scenario) e 680 miliardi per lo scenario Nze (The Net Zero Emissions). Le economie avanzate cresceranno con un tasso annuo composto (Cagr) del 7% circa entro il 2030 nello scenario Aps, secondo l’Iea, mentre nei mercati emergenti il tasso di crescita stimato è del 12%.

Nello scenario Aps, la spesa media annuale per trasmissione e distribuzione dovrà aumentare del 67% tra il 2023 e il 2030 rispetto al 2016-2022; per lo Nze l’aumento è del 96%. Due i principali motori di questo aumento degli investimenti: garantire che le reti siano adeguate allo scopo; collegare nuovi utenti e nuove fonti di energia rinnovabile a un’infrastruttura stabile. In parole povere, l’infrastruttura attuale è obsoleta e inadatta alle esigenze future di trasferimento energetico. Secondo l’Iea, oggi esistono circa 80 milioni di km di reti elettriche nel mondo, ma solo il 23% circa dell’infrastruttura nei Paesi avanzati ha meno di 10 anni, mentre oltre il 50% ha più di 20 anni.

Secondo la Commissione Europea, con il 40% delle reti di distribuzione dell’Ue che ha più di 40 anni e la capacità di trasmissione transfrontaliera destinata a raddoppiare entro il 2030, saranno necessari 584 miliardi di euro di investimenti in questo decennio. Il Grid Deployment Office del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti prevede una domanda altrettanto forte negli Stati Uniti, dove si stima che il 70% delle linee di trasmissione abbia oltre 25 anni. Sebbene molte attrezzature delle reti siano progettate per durare a lungo (i cavi, ad esempio, hanno una vita utile di 40-60 anni), gran parte della rete esistente è comunque obsoleta, quindi è necessaria una modernizzazione, oltre all’espansione e digitalizzazione complessiva. Tanto che, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), per raggiungere gli obiettivi nazionali sarà necessario aggiungere o ristrutturare oltre 80 milioni di km di reti elettriche entro il 2040.

I nuovi target price stellari su Nkt e Prysmian

Con la spesa in conto capitale (capex) per le reti destinata a più che raddoppiare entro il 2030, i produttori di cavi Nkt e Prysmian offrono la miglior esposizione a questo tema. «Entrambe offrono un’esposizione diretta e, secondo noi, una forte leva sugli utili legata alla spesa in infrastrutture di rete: 43%/85% dell’ebitda 2024, rispettivamente, con Prysmian leader di mercato ben posizionata negli Stati Uniti, e Nkt che offre un’esposizione leader nel settore in Germania (28% delle vendite contro una mediana del settore del 7%), risultando così ben posizionata per beneficiare degli stimoli», spiega Featherstone.

«I recenti blackout rafforzano la nostra convinzione che la spesa in conto capitale per le infrastrutture di rete aumenterà, giustificando multipli e stime sugli utili più alti per i nostri due titoli del settore dei cavi coperti con un rating overweight, mentre i target price salgono da 597 a 686 corone, +31% di potenziale upside rispetto ai livelli attuali, con l’eps 2025 rivisto da 392 a 419 e da 4,16 a 4,25 per il 2026 nel caso di Nkt e da 72 a 82 euro con l’eps 2025 da 3,60 a 4,55 euro per azione e 2026 da 4,63 a 5,23 euro per azione nel caso di Prysmian», prosegue Featherstone. Di riflesso a Piazza Affari il titolo Prysmian ha toccato il massimo dal 26 marzo del 2025 a quota 58,36 euro per poi chiudere a 57,80 euro (+4,5%).

«Per Prysmian alziamo la nostra stima degli utili a 12 mesi del 3%, riflettendo un passaggio più rapido verso un mix di progetti migliore nella trasmissione e un margine più resiliente nella rete, incentivato dalle migliori prospettive sulla domanda», sottolinea l’analista di Barclays. Allo stesso tempo, «alziamo il nostro multiplo ev/ebit a 14,6 a livello di gruppo, 2,7 volte sopra la sua media degli ultimi 10 anni. Il nostro nuovo target price di 82 euro implica un potenziale margine di apprezzamento del 48% in più rispetto agli attuali livelli di mercato e implica un multiplo prezzo/utile a 12 mesi di 15,5 volte rispetto alla media decennale di 15,2». (riproduzione riservata)



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