Il presidente della Fed Jerome Powell ha aperto al taglio dei tassi della banca centrale già nella prossima riunione di settembre a causa di rischi economici «in evoluzione» e in particolare di un mercato del lavoro che si sta raffreddando.
«Con una politica in territorio restrittivo, le prospettive di base e l’evoluzione dei rischi potrebbero giustificare un adeguamento della nostra posizione di politica monetaria», ha detto Powell all’incontro della Federal Reserve di Kansas City a Jackson Hole, nel Wyoming. I mercati ora scontano almeno due tagli dei tassi quest’anno e altri tre nel prossimo.
Powell ha precisato che la Fed è «in una situazione difficile» perché «nel breve termine i rischi per l’inflazione sono orientati al rialzo, mentre quelli per l’occupazione sono orientati al ribasso». In uno scenario di questo tipo, quando entrambi gli obiettivi della Fed sono in tensione, «il quadro di riferimento impone di bilanciare entrambi i lati del nostro doppio mandato», ha detto Powell.
I tassi «sono ora 100 punti base più vicino al livello neutrale rispetto a un anno fa» e «la stabilità del tasso di disoccupazione e di altri indicatori del mercato del lavoro ci consente di procedere con cautela nel valutare eventuali modifiche all’orientamento di politica monetaria», ha aggiunto il presidente della Fed. Nonostante ciò Powell ha evidenziato che la politica monetaria è ancora restrittiva e così potrebbe essere necessario un aggiustamento, anche se la Fed «non segue un percorso prestabilito».
Il presidente Usa Donald Trump nelle ultime settimane ha messo più volte sotto pressione la banca centrale con richieste di tagli dei tassi e attacchi personali nei confronti di Powell. Trump ha anche nominato nel board il fedelissimo Stephen Miran (al posto di Adriana Kugler) e ha minacciato di licenziare Lisa Cook, un altro membro della Fed, accusata di irregolarità per la concessione di un mutuo.
La Fed quest’anno ha messo in pausa i tagli dei tassi (sono nella forchetta 4,25-4,5%) a causa dei rischi sull’inflazione legati soprattutto ai dazi. Ora però, ha osservato Powell, i rischi al ribasso per l’occupazione «sono in crescita. E se tali rischi dovessero concretizzarsi, potrebbero farlo rapidamente sotto forma di un forte aumento dei licenziamenti e della disoccupazione».
Nello stesso tempo tuttavia, ha sottolineato Powell, gli effetti dei dazi sui prezzi «sono ora chiaramente visibili». Secondo il presidente della Fed, tuttavia, «uno scenario di base ragionevole è che gli effetti saranno relativamente di breve durata», mentre «non sembra probabile» uno scenario di inflazione più duratura.
Powell ha anche comunicato le revisioni al framework della politica monetaria (che non ha implicazioni per le mosse nel breve termine). La Fed non consentirà più che l’inflazione superi l’obiettivo del 2%, neppure dopo periodi di bassi aumenti dei prezzi, come indicato nel 2020. «L’idea di un superamento intenzionale e moderato del 2% di inflazione si è rivelata irrilevante», ha detto Powell. (riproduzione riservata)