skin track
MATTEO DEL FANTE CEO POSTE ITALIANE
MATTEO DEL FANTE CEO POSTE ITALIANE
Corporate Italia Leggi dopo

Poste rilancerà l’opas su Tim in zona Cesarini?

di Anna Messia
05 settembre 2026, 02:00

Sono giorni decisivi per l’offerta pubblica lanciata dal gruppo postale sulla società tlc. Ecco gli scenari e come muoversi

Se rilancio sarà, sarà un ritocco in denaro, che potrebbe essere annunciato nei primi giorni della settimana che si apre lunedì 7 settembre. Certo è che l’opas lanciata da Poste Italiane su Tim lo scorso 20 luglio, che agli azionisti Telecom offre 1,67 euro ad azione e 0,218 azioni del gruppo postale di nuova emissione, sta entrando nel vivo in queste ore. La chiusura, salvo proroga con una finestra di riapertura dal 20 al 25 ottobre, è fissata per l'11 settembre e venerdì 4 settembre le adesioni erano il 5,4%. Una percentuale che porta Poste, già azionista di Tim con il 20,1%, a una quota di poco superiore al 25% che resta ancora lontana dall’obiettivo minimo del 66,67%. E’ questa la percentuale che consentirebbe al gruppo guidato da Matteo Del Fante di controllare l’assemblea straordinaria e portare al voto il delisting di Tim da Piazza Affari per poi procedere all’integrazione con Poste che potrà generare 700 milioni di sinergie l’anno.

Dal quartier generale di Poste restano comunque tranquilli: il trend delle adesioni è simile alle altre offerte pubbliche che si sono chiuse con successo in Italia l’anno scorso, che hanno avuto un’accelerazione della consegna dei titoli negli ultimi giorni, si osserva. Come Bpm su Anima, Banca Ifis su Illimity, o ancora Bper con la Popolare di Sondrio e Mps su Mediobanca. Nel caso dell’opas su Tim, tra l’altro, c’è stata di mezzo l’estate con gli italiani tornati solo in questi giorni dalle vacanze. L’azionariato di Tim, poi, è composto in prevalenza da investitori istituzionali, che hanno poco meno del 60% e sono in grado di movimentare con una sola mossa grandi quote di capitale, mentre i piccoli azionisti (quelli che presumibilmente hanno aderito in queste settimane) hanno solo il 20%.

L'ipotesi del ritocco all'offerta

Ma per alcune delle offerte pubbliche dello scorso anno (Anima e Illimity) c’è stato bisogno di un ritocco al prezzo per portarle al successo e la cosa non viene esclusa neppure per Poste. In ogni caso, se ci sarà un aumento, dovrebbe essere una limatura per rendere ancora più attraente un’offerta che viene già considerata equa dal gruppo postale, per consentirgli magari di arrivare a rastrellare oltre il 90% del capitale di Tim.

Una soglia che consentirebbe di velocizzare la tempistica del delisting con uno squeeze out, ovvero applicando le norme del Testo Unico della Finanza che, con un azionista oltre il 90%, obbligano i soci di minoranza a vendere le azioni residue. Il ritocco, in altri termini, potrebbe essere una ciliegina sulla torta di un’operazione che in Poste viene vista già come conveniente per gli azionisti Tim che aderendo all’opas riceveranno un premio di circa il 9% rispetto ai prezzi di borsa precedenti l’annuncio e diventeranno azionisti del gruppo postale, ben più grande e diversificato rispetto a Tim, avendo anche la possibilità di incassare l’acconto di dividendo fissato a novembre dal gruppo guidato da Del Fante, che promette di essere più alto rispetto ai 40 centesimi dello scorso anno.

La componente cash e la quota pubblica in Poste

Si vedrà. In ogni caso il ritocco del valore dell’offerta potrà essere solo nella componente cash dell’opas. L’operazione, come è stata strutturata al momento, prevede che, in caso di adesione totale, la quota pubblica in Poste Italiane, detenuta tramite Cassa Depositi e Prestiti, scenda dall’attuale 64,2% al 50,01%, livello sotto il quale il ministero dell’Economia non sembra intenzionato a scendere. Non potrà quindi esserci una ulteriore emissione di titoli Poste (che diluirebbe la quota di Cdp) ma solo un premio in denaro un po’ più alto. Cosa si aspetta il mercato? Da quando l’offerta pubblica è stata lanciata, a fine luglio, i due titoli, Poste e Tim, hanno iniziato a muoversi all'unisono, allineati tra loro. Ma al prezzo di chiusura di venerdì 4 settembre Poste Italiane valeva 26,90 euro e Tim 7,75 euro. Se l’opas fosse chiusa a quei prezzi, un azionista Telecom, per un pacchetto di 100 azioni della società tlc, incasserebbe 167 euro in contanti e avrebbe in mano 21,8 titoli Poste per un valore complessivo di 753,42 euro. Ma se vendesse quelle 100 azioni Tim sul mercato incasserebbe una cifra più alta, pari a 775 euro, incassando quindi il 2,8% in più. Il mercato, in altri termini, scommette sul rialzo del prezzo offerto da Poste, con un ritocco di 21 centesimi. Avrà ragione? (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

-30%

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT PRO

229,00 € per 1 anno
328,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

SITO + MF GPT PRO

138,00 € per 1 anno
198,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

-30%

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

160,00 € per 1 anno
229,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

-30%

SITO + MF GPT LIGHT
Sito senza limiti
+ The Wall Street Journal

69,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)