Dopo un periodo di turbolenze legate alla guerra commerciale, i mercati globali sembrano aver trovato un momentaneo sollievo. L’allentamento della linea dura sui dazi da parte del presidente Trump ha innescato un deciso rimbalzo degli asset più rischiosi. I mercati azionari hanno registrato forti rialzi, supportati da dati macroeconomici più solidi del previsto e da risultati trimestrali positivi, soprattutto nel settore tecnologico. Tuttavia, nonostante il rally, il contesto resta fragile e ricco di incognite.
Secondo l’analisi di Fabrizio Quirighetti, cio, head of multi-asset and fixed income strategies di Decalia, le tensioni commerciali non sono affatto risolte. Nessun accordo concreto è stato ancora raggiunto con i principali partner commerciali, in particolare con la Cina e l’Unione Europea. Il conto alla rovescia continua: molte delle sospensioni tariffarie temporanee scadranno tra luglio e agosto, aprendo scenari potenzialmente critici.
In questo quadro, si rivedono al rialzo le probabilità di uno scenario centrale positivo, caratterizzato da una crescita moderata ma costante, inflazione sotto controllo e una graduale normalizzazione dei tassi di interesse, pur in un mondo sempre più frammentato. Resta però il timore che proprio le scelte politiche di Trump possano innescare una recessione negli Stati Uniti, che avrebbe ripercussioni globali.
Le preoccupazioni sul fronte interno Usa sono molteplici: deficit pubblico in aumento, pressioni inflazionistiche e tassi a lungo termine in risalita, che potrebbero compromettere la tenuta del mercato obbligazionario. Il dollaro mostra segnali di debolezza, spingendo gli investitori a ripensare il ruolo di leadership economica statunitense.
In risposta a queste dinamiche, per Quirighetti, si fa strada un approccio più prudente negli investimenti. In particolare, si sta assistendo a un progressivo disimpegno dagli asset statunitensi, considerati ancora sopravvalutati rispetto a quelli globali e più vulnerabili alle politiche economiche interne. Le obbligazioni Usa a lungo termine, per esempio, sono passate da una posizione di leggero sovrappeso a una di sottopeso, mentre il dollaro ha subito un ridimensionamento nella composizione dei portafogli.
Ma è soprattutto la diversificazione a emergere come strategia centrale in questo scenario incerto. «Continuiamo a considerarla un elemento essenziale del portafoglio per navigare in queste acque inesplorate e piuttosto torbide», si legge nella sua analisi. L’obiettivo è quello di contenere la volatilità e mantenere flessibilità in vista di futuri aggiustamenti. Tale approccio si traduce in una posizione neutrale tra azioni e obbligazioni. «Questo posizionamento bilanciato e l’allocazione ben diversificata sono in linea con una valutazione prudente dell’ampia gamma di esiti possibili. Nel complesso, questo dovrebbe consentire ai portafogli di beneficiare dei rendimenti attesi, positivi ma contenuti, nella maggior parte delle asset class nei prossimi mesi, riducendo gli scossoni e mantenendo una flessibilità sufficiente ad adeguarsi all’evoluzione delle condizioni lungo il percorso».
Tra gli asset da privilegiare Quirighetti annovera l’oro, ancora favorito rispetto alla duration obbligazionaria in assenza di segnali di recessione grave, e il franco svizzero, considerato un rifugio sicuro in fase di avversione al rischio. Sul fronte azionario, la parola d’ordine è ampiezza: diversificazione tra regioni, settori, dimensioni aziendali e stili. Anche nel comparto obbligazionario si punta sulla selezione attenta tra emissioni sovrane e corporate, lungo tutta la curva dei rendimenti.
In definitiva, il messaggio è chiaro: in un mondo instabile e in continua evoluzione, non si può abbassare la guardia. La prudenza e l’equilibrio diventano strumenti fondamentali per cercare ritorni stabili, pur in un contesto in cui le certezze sono sempre più rare. E proprio la diversificazione resta la bussola migliore per orientarsi nel mare aperto dei mercati globali. (riproduzione riservata)