Un provvedimento «di rilevante efficacia costitutiva» che però si presenta «più come una ricognizione delle attività intestate ai diversi attori istituzionali del procedimento, che come una ponderazione delle risultanze».
In sei pagine fitte la Corte dei Conti ha inviato i rilievi sul primo esame delle carte che gettano le basi per il Ponte sullo Stretto: in particolare sulla delibera Cipess n. 41/2025, approvata lo scorso 6 agosto. Si tratta di una richiesta di integrazioni inviata alla Presidenza del Consiglio (dipartimento Dipe) in cui i magistrati contabili sottolineano che «risulterebbe non compiutamente assolto l’onere di motivazione, difettando (…) una puntuale valutazione degli esiti istruttori». Da qui la richiesta di «chiarimenti ed elementi informativi» su una serie di passaggi cruciali.
Palazzo Chigi avrà ora 20 giorni di tempo per fornire chiarimenti. Scaduto tale termine, «la Sezione potrà decidere allo stato degli atti», fermo restando il potere dell’Amministrazione di ritirare in autotutela la delibera.
«Tutti i chiarimenti e le integrazioni chieste dalla Corte dei Conti fanno parte della fisiologica interlocuzione tra istituzioni e saranno fornite nei tempi previsti, a maggior ragione per un’opera così rilevante», ha fatto sapere il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in una nota aggiungendo che «il Ponte sullo stretto non è in discussione e gli uffici competenti sono già al lavoro».
Interviene anche l’ad della Stretto di Messina, Pietro Ciucci: «L’Ufficio di Controllo della Corte non ha espresso alcuna bocciatura, giudizio di inadeguatezza né richieste di integrazione del progetto definitivo. Stretto di Messina è pronta a fornire tutti gli elementi utili per consentire alla Corte di completare l'istruttoria».
Non si sono fatte attendere le reazioni politiche. Il partito Democratico ha parlato di «una sonora bocciatura che mette in discussione l’impianto stesso del progetto. Salvini e il Governo devono smetterla con gli annunci propagandistici e spiegare al Paese cosa sta realmente accadendo», hanno dichiarato il capogruppo Pd e il vicepresidente della commissione Trasporti della Camera, Anthony Barbagallo e Andrea Casu. «Presenteremo diverse interrogazioni parlamentari perché il Parlamento deve essere informato punto per punto, con la massima chiarezza e trasparenza. È in gioco la credibilità delle istituzioni e l’uso corretto delle risorse pubbliche», hanno concluso.
Nelle pagine della Corte dei Conti non meno rilevante è il richiamo dei giudici contabili alla delibera del Consiglio dei ministri del 9 aprile 2025, che ha approvato la relazione Iropi (Imperative Reasons of Overriding Public Interest), l’atto con cui per altro il governo aveva dichiarato il Ponte infrastruttura di interesse militare aprendo di fatto al suo inserimento tra le spese Nato.
Secondo la Corte dei Conti, quel provvedimento, «in ragione del suo contenuto dispositivo e della sua riferibilità soggettiva», sembrerebbe rientrare tra gli atti assoggettati a controllo preventivo di legittimità ai sensi della legge 20/1994.
Non convince la Corte neanche la procedura per trasmetterle gli atti e inoltre: «Si chiedono chiarimenti anche con riferimento alla tempistica osservata per la trasmissione del provvedimento Mit-Mef con cui è stato assentito il terzo atto aggiuntivo». «Parimenti - si legge nel documento - si chiedono chiarimenti in merito alle valutazioni svolte dal comitato in relazione all'efficacia della delibera del Consiglio dei ministri del 9 aprile 2025 con la quale: è stata approvata la relazione relativa ai motivi imperativi di interesse pubblico; è stato preso atto dell'assenza di idonee alternative progettuali; è stata dichiarata la sussistenza di motivi imperativi di interesse pubblico legati alla salute dell’uomo e sicurezza pubblica o relative conseguenze positive di primaria importanza per l’ambiente». Inoltre «alla luce di recenti notizie di stampa si chiedono aggiornamenti in merito all’interlocuzione che sembra avviata, sul punto, con la Commissione europea».
Solo pochi giorni fa la Commissione Ue aveva inviato una nuova lettera al ministero dell’Ambiente per chiedere chiarimenti sull’impatto ambientale del progetto del Ponte sullo Stretto. Anche in questo caso l’organo esecutivo dell’Unione europea affermava di «aver individuato aree su cui sono necessari chiarimenti, così come ulteriori misure che dovrebbero aiutare le autorità italiane» a fronteggiare eventuali «lacune» prima di concedere l’autorizzazione allo sviluppo o avviare i lavori.
Molto fitte anche le richieste sul quadro economico. La Corte segnala il disallineamento tra l’importo asseverato da Kpmg (10,48 miliardi) e quello indicato dal Cipess (10,51 miliardi) e chiede chiarimenti sugli incrementi di spesa: dai «costi della sicurezza», passati da 97 milioni del preliminare a oltre 206 milioni, alle «opere e misure compensative» lievitate a 267 milioni.
Un ampio passaggio è dedicato a un aspetto cruciale della regolazione, quello del ruolo di Art, l’autorità di regolazione dei trasporti. La Corte solleva perplessità sull’esclusione dell’authority, «tenuto invece conto dell’ampia portata della previsione di cui all'art. 37» del provvedimento che interviene su concessioni, accesso alle infrastrutture, tariffe, condizioni di utilizzo. Una esclusione che appare dunque ingiustificata e che dovrà essere sanata. Nel mirino dei giudici anche le stime di traffico alla base del piano economico-finanziario. Nel documento si chiedono infatti chiarimenti «in ordine alle valutazioni svolte […] in merito alle modalità di scelta della società TPlan Consulting e agli esiti di detto studio», utilizzato per definire il piano tariffario. Il Comitato richiama inoltre gli approfondimenti istruttori già emersi nella riunione preparatoria, segnalando la necessità di verifiche più puntuali sui dati posti a fondamento del progetto. (riproduzione riservata)