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Ponte sullo Stretto, ecco tutti i punti della delibera del Cipess che non convincono
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Ponte sullo Stretto, ecco tutti i punti della delibera del Cipess che non convincono

di Sergio Rizzo
26 settembre 2025, 20:00

Non solo la Commissione Ue, anche la Corte dei Conti chiede chiarimenti sul progetto dell’opera sullo Stretto di Messina Nel mirino general contractor e piano finanziario. Che non sta in piedi

Qualche dubbio c’era da aspettarselo. «Desidero informarvi che la Commissione ha ricevuto numerose denunce formali e interrogazioni parlamentari relative a questo progetto, che le chiedono di intervenire. È fondamentale garantire che il progetto del Ponte di Messina sia conforme alle disposizioni della normativa ambientale, com’è avvenuto per grandi progetti infrastrutturali in altri Stati membri dell’Ue». Firmato: Eric Mamer, direttore generale della direzione Ambiente della Commissione Europea.
La lettera di tre pagine è del 15 settembre. E ricorda l’obbligo di rispettare la Direttiva Habitat, che prescrive la protezione dei siti della rete Natura 2000, in cui è compreso lo Stretto di Messina, dai possibili danni causati anche alla biodiversità e alle migrazioni degli uccelli. Avvertendo il governo italiano di aver individuato «aree in cui sono necessari chiarimenti» e lasciando intendere che l’esame della Commissione sugli impatti ambientali non sarà una formalità.

I rilievi della Corte dei conti 

È una rogna in qualche modo scontata. Ma è niente rispetto a quella che prefigura un’altra lettera, arrivata una settimana dopo. A firmarla due giudici della Corte dei Conti: Valeria Franchi, che ha istruito la pratica, e Carmela Mirabella, consigliera delegata per l’ufficio di controllo sugli atti del ministero dell’Economia. E questa, invece, proprio non se l’aspettavano. Perché i rilievi che la Corte dei Conti ha formulato sulla delibera del Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) che ha dato via libera al Ponte sullo Stretto, ossessione di Matteo Salvini, sono pesantissimi. Così pesanti da mettere in discussione l’intero impianto dell’opera.

Basta leggere le quattro righe quattro che fanno da premessa al paragrafo dei rilievi su alcune voci del piano economico-finanziario. Eccole: «Preliminarmente appare opportuno acquisire elementi informativi, altrimenti non evincibili dalla delibera all’esame, in merito alle valutazioni svolte da codesto Comitato ai fini della ripresa degli effetti del contratto originario e alle verifiche svolte circa la permanenza in capo al contraente generale dei requisiti di gara». Traduzione: come ha fatto il governo a considerare ancora valido un contratto con il general contractor stipulato nel 2005? E come ha fatto a ritenere che il medesimo general contractor rispettasse ancora i requisiti di una gara fatta vent’anni fa? Va ricordato che l’appalto venne aggiudicata al consorzio Eurolink, di cui era mandataria Impregilo, che non esiste più essendo stata assorbita da Salini in Webuild, impresa di costruzioni cui partecipa lo Stato attraverso la Cdp. Per inciso, dal 2023 Eurolink, reduce da una lunga causa per danni contro lo Stato che aveva cancellato l’opera, è presieduto dall’ex capo della Polizia e dei Servizi Segreti, nonché ex sottosegretario alla presidenza del governo di Mario Monti, Gianni De Gennaro.

Costo più che triplicato dal 2005

E va soprattutto ricordato che la gara venne aggiudicata nel 2005 per un importo di 3,88 miliardi di euro mentre oggi, c’è scritto nella delibera del Cipess dello scorso 6 agosto, la voce «Totale affidamento a contraente generale» porta la cifra di 10.508.820.773 euro. Non bastasse, la delibera dice che l’importo sarà con ogni probabilità soggetto a revisione, «secondo quanto stabilito in convenzione». Convenzione che resta misteriosa, se è vero che l’atto aggiuntivo che modifica il nuovo contratto è stato negato perfino ai parlamentari. Di fatto secretato, a quanto pare. Il rappresentante dei Verdi Angelo Bonelli, che l’aveva chiesto, si è sentito rispondere picche, come riferisce il Fatto Quotidiano. La ragione? Per quanto possa sembrare incredibile trattandosi di un’opera finanziata con denari dei contribuenti, l’amministratore della concessionaria Stretto di Messina ha messo per iscritto che «Eurolink ha formulato formale opposizione all’ostensione degli atti richiesti ritenendo, tra l’altro, che la stessa pregiudicherebbe i propri interessi economici e commerciali».

La lettera della Corte dei Conti non risparmia nemmeno una stoccata sull’importo destinato al general contractor, rilevando che c’è una discrepanza fra la somma asseverata dal consulente Kpmg il 25 luglio e quella contenuta nella delibera Cipess del 6 agosto. In neanche due settimane la somma sarebbe salita di altri 27 milioni. Per non parlare di altre discrepanze nei costi di sicurezza, nei servizi di ingegneria, nelle opere compensative…

Va detto però che queste sono solo quisquilie rispetto alle dimensioni gigantesche dell’operazione. Ai 13,53 miliardi dell’investimento complessivo iniziale vanno aggiunti 1,64 miliardi per le manutenzioni straordinarie, 1,08 miliardi che lo Stato sborserà per la «continuità territoriale», 2,4 miliardi per la gestione dell’opera (in media 80 milioni l’anno per trent’anni), oltre ai 700 milioni e passa per la concessionaria (370 milioni di aumento di capitale e circa 350 già spesi). Il totale viaggia così speditamente verso i 20 miliardi, su cui però incombono le revisioni prezzi che è lecito sospettare monumentali.

Faro sui pedaggi 

Ma dopo le quisiquilie ci sono un paio di cosette decisamente più serie. La prima riguarda l’Autorità dei Trasporti, che per legge regolamenta i pedaggi sulle strade in concessione. Ebbene, la delibera Cipess dice che non può mettere becco sul Ponte. Meglio tenersi alla larga da una authority indipendente che potrebbe porre questioni non coerenti con i desiderata politici. Ma per la Corte dei Conti non sta in piedi: la legge parla chiaro. E allora chiede altri chiarimenti. Ne chiede pure sul fatto che il tratto stradale del Ponte venga sorprendentemente classificato come «strada extraurbana di categoria B»: Né più né meno di una semplice superstrada.

La seconda questione piuttosto seria per cui la Corte vuole spiegazioni è l’incarico alla società Tplan Consulting di Bologna che ha realizzato lo studio sulle stime di traffico. I giudici contabili chiedono di conoscere le valutazioni «in merito alle modalità di scelta della predetta società di consulenza e agli esiti di detto studio». E si capisce il motivo di tanta curiosità dalle parole di Salvini, che ha annunciato un costo del pedaggio addirittura non lontano da 7 euro. Ebbene, nel piano economico finanziario approvato dal Cipess l’incasso massimo per i pedaggi stradali è previsto al termine della concessione, pari a 300 milioni di euro. Cifra assolutamente insufficiente a garantire l’equilibrio finanziario dell’operazione, ma questo sarebbe il meno. Il fatto è che parametrato a una tariffa così modesta l’incasso si realizzerebbe soltanto con un traffico di una quarantina di milioni di auto l’anno. Mentre oggi - dati dell’Autorità Portuale dello Stretto - ne transitano circa 3 milioni, di cui un milione di mezzi pesanti. Per di più le proiezioni demografiche parlano di un calo rilevantissimo della popolazione nelle regioni meridionali.

Il Cipess ha 20 giorni per rispondere 

Qualcuno potrebbe addirittura scorgere nei rilievi della Corte dei Conti una punta di acrimonia. I rapporti dei giudici contabili con l’esecutivo, sempre non facilissimi, non sono forse mai stati così difficili. E immaginiamo che nel governo ci sarà pure chi stigmatizzerà le lamentele dei magistrati per essere stati esclusi dai controlli preventivi su certi atti e provvedimenti. Ma ancor più la dicono lunga sul clima «le peculiari modalità», come vengono definite nella lettera, «con le quali sono stati trasmessi a questo Ufficio alcuni degli atti oggetto di controllo e la documentazione a corredo». Quali modalità? Hanno mandato ai magistrati non le carte bensì un link per scaricare i documenti e gli atti dal sito internet della società Stretto di Messina.

Non è finita qui. La lettera si chiude rammentando che i chiarimenti devono arrivare nel giro di 20 giorni, cioè entro metà ottobre. «Trascorso detto periodo», scrive il magistrato, la Corte dei Conti «potrà decidere allo stato degli atti». Anche bocciando la delibera del Cipess sul Ponte. (riproduzione riservata)



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