L’Italia conferma il suo primato in materia di Pnrr. In quanto a traguardi e obiettivi ha raggiunto il 54%, mentre la media dei Paesi europei è del 38%. Sulle risorse erogate poi l'Italia è al 72%, e a novembre (con l’erogazione dell’ottava rata arriverebbe a 153 miliardi) arriverà il 79%. I Paesi dell'Unione che hanno concorso al Pnrr si fermano al 57%. Lo ha riportato il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, sulla revisione al Piano nazionale di ripresa e resilienza, durante le sue comunicazioni in Aula al Senato.
Da non scordare che poi il Recovery tricolore ha in attivo interventi finanziati pari a 147.065 mila e sono stati conclusi 294.597 interventi. Nell'insieme dunque, spiega Foti, «vi è un 96% di progetti pienamente attivi con un impegno di spesa di 148 miliardi».
La Commissione europea è stata chiara: «Non vi sono proroghe e anzi ha specificato le scadenze, dalla rendicontazione entro il 30 agosto 2026 all'invio della liquidazione della decima rata entro il 30 settembre 2026, e ancora all’erogazione relativa agli obiettivi dell’ultima rata entro 31 dicembre 2026». Il governo italiano con l’ultima revisione ha cercato di conquistarsi un po’ di spazio di manovra nei limiti del possibile facendo ricorsi a strumenti finanziari ad hoc «previsti dal Piano».
Sugli alloggi universitari, «ad oggi abbiamo oltre 60 mila richieste da parte di persone che mettono a disposizione i loro immobili. Ma abbiamo anche chiaro che entro i termini previsti dalla misura (cioè giugno 2026) soltanto 30 mila dei 60 mila posti previsti possono raggiungere questa scadenza». Ecco perché «vogliamo creare uno strumento finanziario per consentire, nel breve periodo, di raggiungere pienamente l'obiettivo dei 60 mila posti negli alloggi universitari».
Anche il Piano Italia a 1 Giga ha dimostrato di avere difficoltà, «in parte dovute all'aumento dei costi e in parte alla mancanza di mano d'opera». Sotto questo profilo abbiamo dirottato una parte di risorse (circa 500 milioni) in uno strumento finanziario volto a raggiungere l'obiettivo.
Ci sono state poi «misure che non hanno avuto domande come quella dell'idrogeno hard-to-abate e la ricerca e sviluppo sull'idrogeno».O misure che non funzionano come quella delle Comunità energetiche «perché la questione degli aiuti di Stato ha fatto sì che il finanziamento che era ipotizzato al 100% è stato ridotto al 40%. Ad oggi la valutazione che viene effettuata di uno strumento che aveva a disposizione 2,2 miliardi è pari a 200 milioni», ha ricostruito Foti.
Allo stesso modo è stato ridimensionato il capitolo Industria 5.0 come quella di auto produzione da fonti rinnovabili, ipotizzata nell'ordine di 100 milioni. «Sono aumentati, invece, gli impegni per i contratti di filiera e per quelli di sviluppo», ha concluso il ministro. (riproduzione riservata)