Lo stallo di Pirelli si sta trasformando in un rebus: complicato da risolvere, ma con una soluzione possibile che inizia a intravedersi all’orizzonte. Gli indizi arrivati nel corso dell’ultima settimana sono stati eloquenti. Prima l’archiviazione di Palazzo Chigi del procedimento contro Sinochem per possibili infrazioni del golden power, seguita dopo poche ore dalla nota di Palazzo Chigi che ha specificato di essere in contatto con tutte le parti in causa per trovare una soluzione condivisa, pur ribadendo di essere pronta ad «adeguare, in tempi congrui, gli strumenti» per garantire la competitività del gruppo degli pneumatici in tutti i mercati, Usa in testa.
Poi le indiscrezioni secondo cui Sinochem sarebbe pronta ad ascoltare offerte per il suo 37% (o una parte di esso), purché venga garantito un premio rispetto ai corsi di borsa. Non a caso il ministro del Madein Italy Adolfo Urso ha parlato di «strada giusta finalmente imboccata». Il fronte Marco Tronchetti Provera - vicepresidente esecutivo, secondo azionista del gruppo tramite Camfin, Camfin Alternative Assets e Mtp al 27,3% e disponibile a salire fino al 29,9% - per il momento è rimasto attendista pubblicamente, consapevole che la partita non si potrà giocare senza il suo coinvolgimento.
Se per vedere il rebus risolto potrebbe servire ancora tempo, pare certo è che i cinesi vorranno provare a valorizzare al massimo una partecipazione che ritengono ancora preziosa, come hanno messo in evidenza anche con le battaglie (perse) sia in cda sia in assemblea per affermare il controllo sulla società.
Ma a quanto può puntare effettivamente Sinochem? Guardando i corsi di borsa, influenzati anche dallo stallo nella governance, il prezzo di Pirelli è rimasto abbastanza stabile negli ultimi mesi prima delle recenti indiscrezioni sul possibile riassetto. Nei 120 giorni precedenti la corsa a Piazza Affari, secondo i calcoli effettuati dall’ufficio studi di Milano Finanza, il prezzo medio si è attestato a 5,918 euro. Un dato piuttosto costante se si accorcia il periodo di confronto: la media sui 90 giorni è stata di 5,878 euro, mentre sui due mesiè 5,9 euro. Grazie alle indiscrezioni ha chiuso ora la settimana in rialzo a 6,11 euro. L’intero pacchetto di Sinochem vale oggi circa 2,26 miliardi: in una settimana 80 milioni in più.
Le strade percorribili sono due: l’uscita integrale o il taglio della partecipazione. Se l’obiettivo fosse quello di far scendere al secondo posti nell’azionariato i cinesi attorno al 20-25%, a essere trasferita sarebbe una forchetta tra il 12 e il 17% della società, per un incasso tra i 730 milioni e il miliardo di euro agli attuali valori, incorporando un premio già consistente rispetto ai valori pre-indiscrezioni.
Bisognerà verificare se agli Usa possa andare bene una soluzione simile. Lo stallo tra Pirelli, Camfin e Sinochem nasce anche dal fatto che gli Stati Uniti hanno minacciato restrizioni alla commercializzazione sul loro mercato di pneumatici in grado di raccogliere dati grazie alla tecnologia CyberTyre, con l'attuale assetto societario di Pirelli. Non è da escludere che, in caso di permanenza di Sinochem nel capitale con una quota rilevante, possano essere necessarie altre restrizioni di governance.
Sull’identità dei soggetti disponibili a entrare in Pirelli, per il momento, non ci sono indizi concreti. Dietro le quinte erano circolate indiscrezioni di gruppi industriali attivi nel settore pneumatici che avrebbero potuto vedere di buon occhio l’ingresso in una delle società più prestigiose del mercato. Tuttavia sembra la strada più complicata da percorrere sia per motivi di natura del soggetto, sia di nazionalità.
In primis, chiunque entrerà in Pirelli non potrà non fare i conti con un’azionista come Tronchetti Provera. Il vicepresidente esecutivo tiene saldamente le redini del gruppo e vorrà continuare a essere il soggetto di riferimento di Pirelli come è stato negli ultimi 30 anni, forte anche della salita possibile fino alla soglia d’opa. Per immaginare partnership industriali servirebbe la condivisione con l’attuale secondo azionista di un progetto di ampio respiro che sembra difficile impostare in questo situazione di stallo. La risoluzione del rebus potrebbe quindi arrivare da un partner finanziario, magari un fondo, in particolare se Sinochem cederà solo una fetta del suo pacchetto.
Altro tema centrale è la nazionalità, che si intreccia agli indirizzi dettati dalla politica americana e da quella italiana. Un eventuale nuovo socio dovrà essere gradito anche dagli Usa e per questo sarebbe più agevole l’ingresso di un soggetto occidentale. Altrettanto scontato che il nuovo azionista dovrà essere approvato dall’esecutivo, ora in campo da protagonista nella partita.
Infine sembra realistica un’operazione nei prossimi mesi, con il termine ultimo rappresentato dall’assemblea dell’anno prossimo di Pirelli, dove saranno rinnovati i vertici. Prima dell’assise scadrà anche il patto parasociale tra Camfin e Sinochem, con ogni modifica che dovrà essere nuovamente ratificata dal golden power. (riproduzione riservata)