
Di 90 società di Piazza Affari quotate sul segmento principale, 33 hanno pubblicato conti del terzo trimestre sopra le attese, 46 invece sono in linea, 10 sotto le aspettative. E’ quanto emerge dalla ricerca di Intesa Sanpaolo che MF-Milano Finanza ha letto in anteprima.
In base all’analisi, la stagione dei risultati ha registrato un’altra frenata in termini di sorprese positive a causa soprattutto dei titoli industriali, segnando un nuovo minimo dopo il rallentamento già osservato lo scorso trimestre. Infatti gli annunci Above expectations (sopra le attese) sono scesi al 37% (rispetto al 41% dello scorso trimestre), 52% sono in area In line (in linea) e 11% Below (sotto). E’ il più basso livello di sorprese positive che Intesa Sanpaolo Research ha registrato dal primo trimestre 2020, ovvero dalla prima stagione dei risultati durante la pandemia. Le guidance sul 2023 sono state tuttavia nel complesso rassicuranti (46% migliorate, 41% confermate nel campione considerato). Un altro assist è il fatto che l’agenzia americana Moody’s venerdì 17 novembre ha alzato l’outlook sull’Italia da negativo a stabile, confermando il giudizio Baa3.
Giampaolo Trasi, Head of Equity & Credit Research di Intesa Sanpaolo, ha spiegato che «delle circa 150 società sotto copertura, abbiamo effettuato la preview su 90 titoli. E' da gennaio 2013 che tracciamo le trimestrali rispetto alle nostre previsioni, ed abbiamo ormai dieci anni di ricerca alle spalle e una robusta serie storica. Nel terzo trimestre 2023 abbiamo registrato un ulteriore rallentamento delle sorprese positive (appena il 37% nel nostro campione): la dinamica degli utili societari sta perdendo forza, non siamo tuttavia ancora in area negativa. Le trimestrali sono risultate in maggioranza (52%) in linea con le nostre attese, più raramente al di sotto (11%), i risultati sorprendono meno del trimestre precedente».
Dagli annunci delle società quotate emergono «volumi che scendono, una domanda interna più debole, i manager che cercano di ridurre le scorte – ha proseguito Trasi - Nell'ultimo trimestre, fra l'altro, il fattore cambio ha giocato fortemente in negativo, pesando in questo modo sugli utili. Le società riescono però a trasferire ancora a valle gli incrementi derivanti dall'inflazione».
Mediamente i livelli di leva finanziaria debito netto/ebitda «sono risultati stabili, nonostante eccezioni sia positive che negative. Il costo dell'energia inizia a premere di meno ed il pricing power, ossia la capacità di trasferire l'aumento dei costi al consumatore finale, diminuisce anche perché la domanda è debole», ha ripreso Trasi. A questo punto le aziende possono seguire due diverse strategie: «difendere la redditività tagliando anche i costi, oppure fare una guerra sui prezzi per catturare quote di mercato. Sta prevalendo il primo approccio, in base alle evidenze di questa stagione di risultati. Stanno emergendo casi di rinvio degli investimenti per recuperare cassa, giocando in difesa a causa della congiuntura, un esercizio di disciplina nei conti per proteggere i margini».
Una strategia che Trasi vede «come leitmotiv dei prossimi trimestri, un giocare in difesa in attesa di una svolta congiunturale e dell’inizio del ciclo di allentamento del costo del debito e dei tassi ufficiali da parte della Bce».
Da metà del 2022 Piazza Affari (l'indice Ftse Italia All Share) ha registrato una vistosa contrazione dei multipli prezzo/utili (il p/e), passati da oltre 15 volte a mediamente 10-11 volte. «Siamo tornati poco sopra ii livelli di marzo 2020 e simili a quelli di fine 2011, all'epoca della crisi del debito pubblico. La parte più importante della contrazione dei multipli negli ultimi 18 mesi è tuttavia legata alla dinamica dei tassi di interesse», ha ragionato Trasi. Che ha cercato di calcolare, «a parità di tassi, quale rapporto prezzo/utili avremmo avuto sul mercato italiano. In base alla nostra simulazione, data una contrazione da circa 15 a circa 10 volte del p/e corrente di mercato, la differenza è per circa due terzi (ossia, 3,5 punti di p/e) legata al rialzo del costo del denaro, mentre 1,5 punti sono determinati dal rallentamento congiunturale dell'economia post Ucraina e Cina».
In prospettiva, ha concluso Trasi, una nuova fase di espansione dei multipli «potrebbe iniziare quando gli investitori avranno maggiore visibilità sull’inizio del ciclo di allentamento dei tassi di interesse da parte delle banche centrali: nel nostro scenario base, la Bce dovrebbe iniziare ad allentare nel terzo trimestre 2024».


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