Giornata di tensioni per le borse europee, che risentono dei dati dell'inflazione in Europa (6,7% annuo la stima Istat per l'Italia, 4,5% quella Insee per la Francia), della netta frenata dei prezzi del petrolio e delle dispute con la Russia per il pagamento del gas in rubli. Milano termina la giornata in calo dell'1,1%, mentre Francoforte perde l'1,3%, Parigi l'1,1% e Londra lo 0,7%. In rosso anche Wall Street, con il Dow Jones che scivola dello 0,34%, l'S&P dello 0,19% e il Nasdaq dello 0,26%.
La netta flessione dei prezzi del petrolio è stata causata dalla decisione dell'amministrazione Biden di attingere alle proprie riserve di greggio nel tentativo di raffreddarne le quotazioni. Gli Usa hanno annunciato oggi la volontà di far ricorso alle riserve fino a 1 milione di barili al giorno per diversi mesi (fino a un totale di 180 milioni di barili): il presidente americano ne parlerà stasera alle 19:30 ore italiane. Dopo queste notizie, il Wti cede il 4,6% a 103 dollari al barile, mentre il Brent arretra del 3,51% a 107 dollari. I Paesi produttori di petrolio aderenti all'Opec insieme agli altri grandi esportatori (Opec+) hanno invece stabilito di incrementare la produzione mensile totale di 432mila barili al giorno per il mese di maggio. Pesa anche il braccio di ferro sul gas: il presidente russo Vladimir Putin, che ha emanato un decreto, vuole che gli acquirenti stranieri paghino in rubli il gas russo dal primo aprile, pena l'interruzione dei contratti. Da domani gli acquirenti esteri dovranno aprire dei conti correnti speciali presso le banche russe per trasferirvi i fondi in valuta, che verranno poi utilizzati per acquistare rubli. "Se tali pagamenti non verranno corrisposti lo considereremo un default da parte degli acquirenti, con tutte le relative conseguenze: i contratti esistenti verranno annullati" ha detto il numero uno del Cremlino.
Sul mercato dei cambi, l'euro resta sui massimi da un mese nei confronti del dollaro a 1,11 e lo yen risale dopo avere aggiornato nei giorni scorsi i minimi da sei anni, con il dollaro a 121 yen. Poco mosso il rublo, a 83,28 contro il dollaro (-1,50%) e a 91,10 pcontro l'euro (-7,45%). Intanto sul fronte obbligazionario restano in calo i rendimenti, con il differenziale di rendimento tra il Btp decennale benchmark e il pari scadenza tedesco che si attesta a 149 punti base. Il rendimento del decennale italiano è 2,028%, mentre il Treasury Usa decennale è 2,318%.
Sul fronte dei dati macro, a febbraio la misura preferita dalla Federal Reserve per valutare l'inflazione, il dato Pce (personal consumption expenditures price index), è cresciuto al 6,4% rispetto a un anno prima, dopo il +6% di gennaio, è il dato più alto dal 1982.
Restando negli Usa, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione (dato destagionalizzato) sono aumentate di 14 mila unità a quota 195 mila. Le spese personali per consumi sono cresciute invece dello 0,2% a livello mensile a febbraio, deludendo il consenso degli economisti che si aspettavano invece un incremento dello 0,6%. Infine i redditi personali sono saliti dello 0,5% su base mensile a febbraio, in linea con le attese. (riproduzione riservata)