In Europa il contesto appare particolarmente favorevole. Per più di un motivo. La Bce ha più margine di manovra rispetto alla Fed per adottare una politica accomodante, il piano da 500 miliardi di euro della Germania promette effetti significativi a partire dal 2026 e le valutazioni rimangono interessanti, soprattutto in uno scenario di ripresa degli utili, spiega Andrea Scauri, gestore del fondo azionario Lemanik High Growth. Per queste ragioni l’esperto mantiene una visione costruttiva sui mercati azionari, conservando un margine di liquidità per cogliere opportunità tattiche in caso di nuove correzioni.
I mercati azionari globali hanno chiuso il mese di maggio con forti guadagni, recuperando rapidamente le perdite registrate dopo il Liberation Day. Il rimbalzo, sia in termini di velocità sia di intensità, ha ricordato il rally post-Covid, alimentato da una combinazione di fattori macroeconomici e geopolitici favorevoli. Il principale catalizzatore è stato l'annuncio di una tregua commerciale di 90 giorni tra Stati Uniti e Cina (con riduzioni tariffarie reciproche al 30% sui prodotti cinesi e al 10% sui prodotti statunitensi), «che ha segnato una svolta nella politica commerciale di Trump: meno ideologia, più pragmatismo nei negoziati. Questo allentamento delle tensioni ha contribuito a ridurre la probabilità di una recessione negli Stati Uniti dal 50-60% al 30-40%», osserva Scauri.
Sul fronte macroeconomico, prevede il gestore di Lemanik, i dati hard rimangono solidi, mentre quelli soft dovrebbero migliorare, sostenuti dalla ripresa degli asset rischiosi e dal clima meno teso. A sostenere ulteriormente il sentiment del mercato è stata una sentenza della Corte del Commercio Internazionale degli Stati Uniti che ha ritenuto che l'amministrazione Trump abbia ecceduto i propri poteri legali nell'imporre la maggior parte dei dazi, affermando che l'International Emergency Economic Powers Act non consente dazi illimitati. La decisione riguarda specificamente i dazi del 10%, 25% e 20% su vari partner commerciali, ma esclude quelli su acciaio, alluminio e automobili. Se confermata, strumenti tariffari alternativi come la Sezione 232 potrebbero ancora essere utilizzati, ma la posizione negoziale con i partner commerciali risulterebbe ulteriormente indebolita.
Quanto ai mercati azionari italiani hanno continuato a sovraperformare gli altri indici, grazie alla forte performance del settore finanziario (indice bancario +8%) e al forte rimbalzo di diversi titoli mid-small cap chiave, tra cui Fincantieri +36%, Technoprobe +21%, Danieli +20%, che rappresentano posizioni chiave del portafoglio di Lemanik. Tutto ciò è avvenuto in un contesto favorevole per il mercato obbligazionario con lo spread Btp-Bund sceso sotto la soglia di 100 punti base (a 92 punti il 9 giugno).
«Nei prossimi mesi i mercati rimarranno concentrati su diverse dinamiche che potrebbero influenzare l'andamento degli utili societari, dopo un primo semestre decisamente positivo per le azioni. In particolare, l'attenzione sarà rivolta a un potenziale rallentamento dell'attività nei prossimi due trimestri, legato a una naturale correzione dopo l'anticipo degli ordini che ha sostenuto la domanda negli ultimi mesi», precisa Scauri. «Ciò potrebbe innescare una fase di raffreddamento, soprattutto nei settori ciclici, già sotto pressione a causa dell'incertezza commerciale globale».
Sul fronte dei dazi, sebbene sia escluso un ritorno allo scenario precedente al Liberation Day, lo scenario di base ipotizza ancora un livello medio dei dazi intorno al 10% da parte degli Stati Uniti, che rimane storicamente elevato. «Anche se l'impatto potrebbe essere più diluito nel tempo rispetto a quanto inizialmente previsto, è probabile che continui a rappresentare un freno parziale alla crescita», avverte l’esperto.
In questo contesto, tuttavia, i responsabili politici sembrano pronti a intervenire: dagli Stati Uniti all'Europa alla Cina, i governi stanno preparando misure fiscali mirate, mentre le banche centrali (Fed e Bce) rimangono proattive e pronte ad aumentare il sostegno monetario se necessario.
Sulla base di questo quadro i temi preferiti da Scauri includono la difesa, «che è ancora al centro del nostro portafoglio con posizioni concentrate su Leonardo e Fincantieri. L’azione Tim nella versione di risparmio, la posizione principale grazie al solido caso di investimento, supportato da un panorama competitivo migliore e da una governance molto più lineare con l'ingresso di Poste Italiane», sottolinea il gestore.
Invece, Scauri resta molto selettivo sul settore finanziario, con una preferenza per i titoli con un'elevata componente di commissioni (Fineco), mentre tra le banche tradizionali le preferite sono Mps e Unicredit. A trainare il settore delle infrastrutture sono gli investimenti previsti dal fondo tedesco per il rinnovamento energetico, digitale e infrastrutturale, quindi l’occhio cade su Buzzi e Danieli ma nella versione di risparmio.
Un’attenzione particolare meritano le mid e small cap italiane che, dopo anni di sottoperformance, offrono valutazioni interessanti e sono esposte a catalizzatori quali il taglio dei tassi da parte della Bce, il lancio del Fondo Strategico Nazionale Cdp in Italia e l'attuazione del piano tedesco. «Siamo, invece, più cauti sul settore del lusso: quest'ultimo è ancora sotto pressione a causa della debole domanda in Cina e negli Stati Uniti, ma con valutazioni tornate a livelli interessanti», puntualizza Scauri che ha anche iniziato a ricostruire alcune posizioni selezionate sui servizi di pubblica utilità, in un contesto di tassi attesi inferiori rispetto al recente passato. «Siamo, infine, più positivi sul settore dei semiconduttori, sulla base della nostra sensazione che il fondo sia stato raggiunto», conclude Scauri. (riproduzione riservata)