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Philip Lane (Bce): la stretta sui tassi non deve durare troppo. Altrimenti ci sarà un impatto eccessivo su pil e inflazione
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Philip Lane (Bce): la stretta sui tassi non deve durare troppo. Altrimenti ci sarà un impatto eccessivo su pil e inflazione

25 novembre 2024, 21:30

Il capoeconomista Bce Philip Lane: c’è ancora un po’ di strada da fare sull’inflazione ma i tassi dovranno scendere. Per Lane un ritardo nei tagli farebbe scendere il carovita sotto il 2% e l’anno prossimo la restrizione non sarà più necessaria. No a forward guidance. Nuovo calo intanto dell’indice Ifo tedesco

La battaglia contro l’inflazione non è ancora del tutto vinta ma la stretta della Bce non deve proseguire troppo a lungo altrimenti la crescita si bloccherà e l’inflazione finirà sotto il 2%. Lo ha evidenziato ieri Philip Lane, capoeconomista della Bce, in un’intervista a Les Echos: «C’è ancora un po’ di strada da fare», ha rilevato Lane ricordando il livello ancora alto del carovita nei servizi. Tuttavia l’economista ha aggiunto: «Non ci impegniamo a mantenere una velocità particolare, ma col tempo i tassi dovranno essere ridotti. La politica monetaria non dovrebbe rimanere troppo restrittiva per troppo tempo». Altrimenti «l’economia non crescerà a sufficienza e l'inflazione scenderà al di sotto dell’obiettivo». Inoltre Lane ha precisato che «l’anno prossimo, in assenza di nuovi shock, la stretta monetaria non sarà più necessaria».

Nei giorni scorsi anche il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha evidenziato i rischi di discesa dell’inflazione sotto l’obiettivo Bce del 2%. Perciò Panetta ha osservato che «condizioni monetarie restrittive non sono più necessarie» e che non si può escludere un calo dei tassi sotto il livello neutrale. Per il governatore di Bankitalia inoltre la Bce dovrebbe dare «più indicazioni prospettiche (guidance) sull’evoluzione attesa della politica monetaria» e dovrebbe rimuovere l’impegno a tassi «restrittivi per il tempo necessario» e a decisioni «riunione per riunione». Secondo Lane invece «la comunicazione dovrebbe continuare ad astenersi dal fornire indicazioni sulla velocità e sull’entità dell’allentamento monetario nelle prossime riunioni».

Le mosse Bce e l’indice Ifo

I tassi Bce sono ora al 3,25%, un livello lontano da quello che gli analisti stimano essere neutrale per l’economia (non oltre il 2%). A dicembre la Bce dovrebbe tagliare i tassi dello 0,25%, anche se non è esclusa una manovra dello 0,5%. I mercati scontavano ieri una maxi-riduzione di 50 punti base con una probabilità del 35%, in calo dal 50% di venerdì quando gli indici Pmi avevano segnalato un quadro fosco per l’economia europea.

Ieri l’indice Ifo ha mostrato un nuovo peggioramento della fiducia delle imprese tedesche a novembre: il valore si è attestato a 85,7 punti, in flessione dagli 86,5 punti di ottobre. «L’economia tedesca sta perdendo colpi», ha commentato Clemens Fuest, presidente dell’Ifo. Per Ing «l’indebolimento dell’indice è dovuto soprattutto agli annunci di ristrutturazione delle grandi imprese, all’escalation della guerra in Ucraina e alla persistente debolezza degli ordini industriali e dei consumi».

Secondo Citi, in Germania «non ci sono segnali di inversione di tendenza nella manifattura ma non si prevede che la situazione, già debole, si deteriori ancora più rapidamente. È improbabile che l’indice aumenti il livello di urgenza della Bce» nel taglio dei tassi. Citi ha osservato anche che il dato sull’inflazione dell’Eurozona a novembre è atteso in rialzo al 2,3-2,4%, dal 2% di ottobre, quindi potrebbe non fornire sufficiente spinta per una riduzione dei tassi dello 0,5%.

I dazi di Trump

Riguardo al possibile impatto dei dazi di Trump, ieri Lane ha detto che «esiste un’ampia gamma di scenari». In particolare «se l’aumento dei dazi sarà rapido e universale, le imprese europee avranno poco tempo per prepararsi e il rischio di un grande impatto sarà molto alto. Se l’aumento sarà parziale, cioè graduale e imposto solo su prodotti selezionati, genererà comunque molta incertezza. Tale incertezza potrebbe inibire gli investimenti in Europa e rendere i consumatori riluttanti a spendere», ha osservato Lane. (riproduzione riservata)



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