Tornano le maxi acquisizioni nel settore pharma. Sanofi acquisisce Blueprint Medicines per 9,1 miliardi di dollari con l’obiettivo di ampliare ulteriormente il suo portafoglio di malattie immunologiche rare. Il colosso farmaceutico francese pagherà 129 dollari per azione in contanti per la biotech statunitense, offrendo, quindi, un premio del 27% rispetto al prezzo di chiusura di Blueprint di venerdì 30 maggio a 101,35 dollari. Sanofi prevede di completare l’acquisizione nel terzo trimestre e ha assicurato che l’accordo non avrà un impatto significativo sulle sue previsioni finanziarie per il 2025. Ma il titolo Sanofi alla borsa di Parigi ha perso in chiusura l’1,84% a 85,91 euro dopo aver lasciato sul terreno il 7% da inizio anno.
Sanofi vuole diventare un punto di riferimento nell’immunologia, tanto che all’inizio di quest’anno ha siglato un accordo per acquistare un promettente farmaco a base di anticorpi per 1,9 miliardi di dollari. Negli ultimi anni le aziende farmaceutiche hanno evitato accordi di grandi dimensioni. L’acquisizione più grande del 2025 finora è l’acquisto di Intra-Cellular Therapies da parte di Johnson & Johnson per 14,6 miliardi di dollari.
L’accordo annunciato oggi, 2 giugno, è il più importante per Sanofi dal 2018, quando rilevò Bioverativ, spin-off del gigante biotech, Biogen. E non sarà l’ultima acquisizione. «Sanofi mantiene ancora una notevole capacità per ulteriori acquisizioni», ha previsto il ceo, Paul Hudson, su cui il mercato ha puntato il dito nel 2023 quando il suo piano di investimenti per ricerca e sviluppo ha causato un profit warning e una vendita di azioni che ha fatto perdere a Sanofi 25 miliardi di dollari di valore di mercato. Da allora il gruppo ha separato con successo la sua divisione consumer-health e ha lavorato per dimostrare che l’unità di ricerca, guidata dall’ex star del venture capital, Houman Ashrafian, può continuare a produrre farmaci di grande successo.
Blueprint commercializza il farmaco Ayvakit negli Stati Uniti, noto come Ayvakyt in Europa, per la mastocitosi sistemica, una condizione in cui un accumulo anomalo di cellule immunitarie può causare sintomi come orticaria, dolori addominali, dolori ossei e anemia. Si prevede che il farmaco porterà un fatturato annuo di 2 miliardi di dollari entro il 2030. L’operazione porterà anche Elenestinib, un farmaco di nuova generazione per la mastocitosi sistemica, e Blu-808, un inibitore orale di Kit wild-type altamente selettivo e potente, potenzialmente in grado di trattare un'ampia gamma di malattie in immunologia.
L’acquisizione è una svolta per Blueprint, fondata nel 2008 e quotata nel 2015 (+26% a Wall Street a metà seduta). Dopo la rottura di una partnership con Roche Holding, che l’ha costretta a ritirare un farmaco oncologico approvato da alcuni mercati, l’azienda ha ridotto gli sforzi nel settore oncologico per concentrarsi sull’immunologia. Gli azionisti di Blueprint riceveranno anche un diritto di valore contingente non negoziabile (cvr) che darà diritto a ricevere due potenziali pagamenti di milestone di 2 e 4 dollari per cvr per il raggiungimento, rispettivamente, di future milestone di sviluppo e regolatorie per Blu-808. Il valore complessivo della transazione, compresi i potenziali pagamenti per i cvr, sarebbe di 9,5 miliardi di dollari su base completamente diluita.
Berenberg ha confermato il rating buy sul titolo Sanofi, ma ha limato il target price da 120 a 118 euro, sostenendo che servono più dati per fare chiarezza sul risultato misto del farmaco Itepekimab, un anticorpo monoclonale testato su ex fumatori affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), in fase 3: ha ottenuto un risultato positivo e uno negativo in due studi clinici di fase 3. È interessante notare che lo studio negativo sembrava in realtà molto positivo nell’analisi intermedia a 6 mesi. «In assenza di una spiegazione per i risultati contrastanti e di una chiara strategia di richiesta di approvazione, rimuoviamo il farmaco Itepekimab dal nostro modello in via conservativa. Questo riduce il nostro net present value di 2 euro per azione e l’utile per azione previsto per il 2030 dell’1%. Abbassiamo di conseguenza il nostro target price a 118 euro», si legge nella nota di Berenberg.
Il rating resta buy perché Sanofi continua a offrire uno dei profili di crescita più interessanti nel settore farmaceutico, con un tasso di crescita annuo composto (cagr) delle vendite dell’8% nel periodo 2024-2028 (contro una media del 5% tra le big pharma). Inoltre, non mancano alcuni catalizzatori di pipeline che potrebbero supportare rendimenti più elevati: sono attese nella seconda metà dell’anno le approvazioni statunitensi per il Tolebrutinib (sclerosi multipla) e lo Rilzabrutinib. I dati di fase 3 per il Tolebrutinib (sclerosi multipla primaria progressiva) sono attesi nella seconda metà dell’anno, così come quelli per l’Smlitelimab (dermatite atopica) entro fine anno. Infine, la valutazione di Sanofi resta molto interessante: l’azione è scambiata con un rapporto prezzo/utili di 9,7 volte sulle stime 2026, rispetto a una media settoriale europea di 11,8. Sulla base del rapporto ev/net present value, Sanofi è particolarmente attraente, con una valutazione di 0,60 contro una media di 0,83. (riproduzione riservata)