I prezzi del petrolio scattano in avanti dopo il dato sull’inflazione statunitense in rialzo a sorpresa. Il Brent sale dello 0,29% a 85,35 dollari al barile e il Wti a 82,44 dollari al barile (+0,41%), mentre gli investitori valutano, da un lato, le previsioni di crescita della domanda più pessimistiche da parte dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (Aie), dall'altro i segnali sui consumi negli Stati Uniti.
Nel suo ultimo rapporto mensile sul mercato petrolifero, l’Agenzia Internazionale per l'Energia ha tagliato le sue previsioni per la crescita della domanda di petrolio nel 2025 e ha aumentato le stime sull'offerta. Nel dettaglio, ha abbassato le sue proiezioni per la crescita della domanda di petrolio del prossimo anno a 980 mila barili al giorno da 1 milione di barili al giorno stimato in precedenza, affermando che ora vede la domanda totale a una media di 104 milioni di barili al giorno.
Quest'anno la domanda dovrebbe crescere a 970.000 barili al giorno, leggermente al di sopra della precedente previsione di 960.000 barili al giorno, trainata dai Paesi in via di sviluppo. Si stima che la domanda totale raggiunga una media di 103,1 milioni di barili al giorno. Solo nel secondo trimestre di quest’anno, la crescita è rallentata a 710mila barili al giorno, segnando l'aumento trimestrale più basso da oltre un anno, a causa della Cina, il cui consumo di petrolio si è contratto sia ad aprile sia a maggio.
Sia il Wti sia il Brent il 10 luglio hanno recuperato parte del terreno perso nelle sedute precedenti dopo che i dati dell'Energy Information Administration hanno mostrato un calo delle scorte di greggio e di benzina negli Stati Uniti. Le scorte sono, infatti, scese di 3,4 milioni di barili a 445,1 milioni di barili nella settimana fino al 5 luglio, superando di gran lunga il calo di 1,3 milioni di barili previsto dagli analisti in un sondaggio Reuters. Quelle di benzina di 2 milioni di barili a 229,7 milioni di barili, molto più del calo di 600.000 barili previsto dagli esperti durante la settimana di festività del 4 luglio.
La spinta al rialzo è avvenuta in concomitanza con Wall Street, che ha raggiunto nuovi massimi, ed si è accentuata dopo il dato sull'inflazione Usa pubblicato oggi, 11 luglio, che alimenta le aspettative degli investitori per un taglio dei tassi d'interesse da parte della Federal Reserve a settembre. Infatti, è calata dello 0,1% a livello mensile ed è salita del 3% su base annuale a giugno contro la stima di un +0,1% mese su mese attesa dal consenso degli economisti. Inoltre, l’indice dei prezzi al consumo core, attentamente monitorato dalla Fed, è salito meno del previsto dello 0,1% a livello congiunturale e del 3,3% su base tendenziale (+0,2% mese su mese il consenso).
Il greggio è salito quest'anno, sostenuto dai tagli all'offerta da parte dell'Opec+. Mentre alcuni membri del del cartello continuano a pompare al di sopra dei limiti concordati, il produttore chiave, la Russia, ha effettuato riduzioni significative a giugno. «L'esaurimento delle scorte è stato il riflesso della forte domanda estiva, dovuta in parte all'impennata dei viaggi aerei», ha commentato Charu Chanana, strategist di Saxo Capital Markets Pte. Nell’outlook sul secondo semestre del 2024, Amundi consiglia di diversificare sulle materie prime, in particolare i metalli saranno sempre più esposti alla geopolitica e a temi strutturali come la transizione energetica. «Le dinamiche di domanda e offerta peseranno sul petrolio, il cui target prevediamo essere a 80 dollari al barile nei prossimi 12 mesi. La diversificazione dal dollaro dovrebbe continuare a sostenere l'oro che, secondo le nostre previsioni, dovrebbe raggiungere i 2.500 dollari l’oncia» contro una quotazione attuale a 2.413 dollari l’oncia (+1,41%). (riproduzione riservata)