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Petrolio, 2023 bilancio in rosso. Ecco perché i prezzi rimarranno ingabbiati tra 60 e 80 dollari nei primi mesi del 2024
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Petrolio, 2023 bilancio in rosso. Ecco perché i prezzi rimarranno ingabbiati tra 60 e 80 dollari nei primi mesi del 2024

29 dicembre 2023, 14:34 Ultimo aggiornamento: 15:21

I prezzi del petrolio si avviano a chiudere il 2023 con un calo di circa il 10% dopo due anni di guadagni. Pesano le attese su un possibile eccesso di offerta nei prossimi mesi. Per gli esperti di IG Italia e XTB l’Opec+ ha fallito. 68 dollari al barile supporto pericoloso | Petrolio, in borsa aumentano le vendite allo scoperto di azioni oil & gas. Ecco quali sono i sotto settori più shortati

I prezzi del petrolio si avviano a chiudere il 2023 con un calo di circa il 10% dopo due anni di guadagni, con i timori geopolitici, i tagli alla produzione e le misure delle banche centrali per contenere l'inflazione che hanno causato una forte volatilità dei prezzi. «La recente debolezza del petrolio, a nostro avviso, è legata soprattutto alle attese su un possibile eccesso di offerta nei prossimi mesi», sottolineano gli analisti di IG Italia. «Crediamo, infatti, che la debolezza delle scelte dell'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio e degli alleati guidati dalla Russia (Opec+, ndr), con i tagli su base volontaria, e l’aumento della produzione dei paesi non-Opec possa portare pressioni ribassiste sul mercato del greggio compensate solamente dai rischi geopolitici, in particolare la crisi in Medio Oriente, e l’aumento della domanda nei mercati emergenti».

Insufficienti i tagli alla produzione da parte dell’Opec+

Oggi, 29 dicembre, ultima seduta del 2023, il greggio statunitense Wti sale dello 0,20% a 71,91 dollari al barile e il Brent europeo dello 0,14% a 77,25 dollari al barile. Se alla vigilia a tenere banco è stata la decisione delle compagnie di navigazione di riprendere il transito nel Mar Rosso, dopo gli attacchi del gruppo militante Houthi dello Yemen, oggi è in primo piano il massiccio attacco missilistico della Russia contro l'Ucraina a quasi due anni dall'inizio della guerra. In ogni caso i prezzi si avviano ad archiviare l’anno sui livelli più bassi dal 2020, quando la pandemia ha penalizzato la domanda. I tagli alla produzione da parte dell’Opec+, osserva Reuters, si sono rivelati insufficienti a sostenere i prezzi, con i benchmark in calo di quasi il 20% rispetto ai massimi dell'anno. L’Opec+, che nella prima metà del 2024 dovrà affrontare un indebolimento della domanda, sta tagliando la produzione di circa 6 milioni di barili al giorno, pari a circa il 6% dell'offerta globale. «La domanda chiave per il 2024 è se i paesi dell’Opec+, in particolare l’Arabia Saudita e la Russia, sceglieranno di ripristinare una parte della loro normale produzione, determinando potenzialmente un mercato più equilibrato», affermano gli esperti di XTB.

Anche l’aumento della domanda da parte di Cina e India non basta

Tuttavia, le prospettive della domanda rimangono incerte tra gli operatori di mercato. Nonostante l’ascesa della Cina fino a diventare il principale importatore di petrolio al mondo, «gli investitori non sono sicuri che l’aumento della domanda da parte di Cina e India sarà sufficiente a causare un significativo rimbalzo dei prezzi del petrolio. Inoltre, i paesi dell’Opec+, in particolare l’Arabia Saudita, potrebbero voler mantenere i prezzi entro la fascia degli 80-100 dollari al barile», precisano a XTB. «A fronte della domanda debole, ciò potrebbe indurre ulteriori tagli alla produzione da parte dei principali produttori di petrolio».

IG Italia: prezzi ingabbiati tra 60 e 80 dollari nei primi mesi del 2024

Al di là delle dinamiche di domanda e offerta, sia la situazione in Medio Oriente sia le imminenti elezioni americane introducono ulteriori elementi di incertezza. Da un lato, spiegano a XTB, un’intensificazione dei conflitti regionali potrebbe ridurre l’offerta disponibile sul mercato. D’altro canto, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, potrebbe puntare a diminuire o almeno stabilizzare i prezzi del carburante, e potrebbe incoraggiare i suoi alleati arabi ad aumentare la produzione per raggiungere questo obiettivo. A questo punto gli esperti di IG Italia ritengono che i prezzi dell’oro nero nei prossimi mesi possano rimanere su livelli bassi nel range tra 60 e 80 dollari al barile per poi recuperare nel corso del secondo semestre del 2024. Ma avvertono: «da un punto di vista grafico, l’eventuale cedimento del supporto a 68 dollari al barile potrebbe aprire le porte verso una discesa in direzione del prossimo sostegno in area 65 dollari al barile, minimi toccati sia a marzo sia a maggio del 2023».

(riproduzione riservata)



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