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Pierluigi di Palma, Enac
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Enac in gita a Pantelleria per intitolare l’aeroporto a Giorgio Armani

di Sergio Rizzo
19 settembre 2025, 20:30

L'iniziativa mira a valorizzare l'infrastruttura come volano di crescita e sviluppo turistico. Ma anche a celebrare il legame speciale di Armani con l'isola

La fotografia è stata pubblicata mercoledì 17 settembre sul sito dell’Enac, acronimo che sta per Ente Nazionale dell’Aviazione Civile, e ritrae un gruppo di persone sorridenti sulla pista di un aeroporto. Visibile, alle loro spalle, la coda di un aereo militare da trasporto. Dice la didascalia in calce all’istantanea: «Riunione del cda Enac presso l’aeroporto di Pantelleria. In apertura i saluti del viceministro Mit Rixi e del capo di Stato Maggiore AM Conserva. Avviato iter per intitolazione dello scalo a Giorgio Armani».

I membri della delegazione

In effetti, fra le 12 (dodici) persone ritratte in primo piano si riconosce il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi, leghista, nonché, ovviamente in uniforme, il capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, generale Antonio Conserva. Con loro il presidente dell’Enac Pierluigi Di Palma e gli altri cda. C’è la consigliera Giulia De Martino, commercialista con all’attivo numerosi incarichi in società pubbliche e private. C’è Giuseppe Lupoli, militare, direttore di Armaereo. E anche l’ultima arrivata, nominata giusto un anno fa nel consiglio dell’Enac: l’ex deputata della Lega Benedetta Fiorini, con una solida esperienza in pubbliche relazioni, eletta nel 2018 alla Camera con Forza Italia ma poi passata alla Lega di Matteo Salvini con cui si è candidata nel 2022 senza fortuna. È stata infatti sconfitta dal Verde Angelo Bonelli all’uninominale in Emilia-Romagna, né l’ha premiata la seconda posizione in lista al proporzionale.

Perché andare sul posto a Pantelleria

Ora, la prima domanda che viene da porsi è: perché una delegazione tanto numerosa a Pantelleria? L’avvio dell’iter «per intitolazione dello scalo a Giorgio Armani» non si poteva fare a Roma, comodamente seduti nella sede dell’Enac? Forse perché a Pantelleria l’Enac è di casa, nel senso che la gestione dell’aeroporto è affidata a una società in-house dell’ente pubblico, ossia Enac Servizi srl.

Già, ma più che una motivazione sembra un pretesto per una bella gita (in dodici) alla fine della stagione estiva a spese dei contribuenti, dando per scontato che nessuno abbia pagato il biglietto a/r di tasca propria. Questo, almeno, potrebbe eccepire qualche maligno. Leggendo il comunicato pubblicato con enfasi sul sito dell’ente al termine della riunione, scopriamo invece che è stata un’iniziativa con importanti obiettivi economici e sociali per la comunità pantesca: «Per il presidente Enac l’intitolazione dello scalo al grande stilista Armani si inserisce nel percorso di valorizzazione dell’infrastruttura avviato da Enac con la gestione diretta della società in-house Enac Servizi, quale volano di crescita, sviluppo e turismo, oltre che presidio strategico per la continuità territoriale».

Ecco perché era doverosa una partecipazione corale. Oltre al consiglio di amministrazione c’era il collegio sindacale al gran completo (Serena Lamartina, Matteo Adinolfi e Antonella Bientinesi). Ma anche il direttore generale dell’ente Alexander D’Orsogna e l’amministratore di Enac Servizi srl Marco Trombetti. E perfino il magistrato della Corte dei Conti delegato al controllo dell’Enac, Pino Zingale. Pure lui. Assieme al portavoce di Rixi, Giuseppe Sciortino, e al capo segreteria Matteo Mineo, ufficiale di carriera degli Alpini.

Il legame di Armani con l’isola

L’occasione del resto non si poteva perdere. Armani aveva per Pantelleria un amore profondo e autentico, come confessò tempo fa in un’intervista a Vogue: «Per me, che arrivo da Milano, Pantelleria rappresenta un altrove materializzato. È il luogo, in mezzo al Mediterraneo, in cui mi concedo di staccare, e che ogni volta mi sembra di riscoprire, con il blu profondo del mare tutto intorno e gli abitanti, ruvidi in superficie e così generosi…». Che cosa allora c’era di meglio se non intitolargli l’aeroporto dove sarà atterrato cento e più volte? Inoltre, in un mondo ormai guidato dalla frenesia della rete, la tempistica è fondamentale. Armani muore il 4 settembre e il 17, neppure due settimane dopo, si ritrova già un aeroporto col suo nome. Record assoluto, che impreziosisce il pedigree dell’attuale vertice dell’Enac. Per il quale, dicono le ricostruzioni giornalistiche, si profila magari l’investitura a capo di una futura società nazionale per la gestione della portualità, settore al quale per delega sovrintende, al ministero di Salvini, il viceministro genovese Rixi.

Il precedente dell’areoporto di Malpensa

Va poi ricordato che Di Palma non è nuovo a simili colpi di teatro. Come quando, nell’estate 2024, decise di intitolare l’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi, deceduto un anno prima. «È stata una mia idea», rivendicò con orgoglio nel tripudio della destra. Mentre il sindaco di Milano Beppe Sala non gliele mandava a dire: «È pazzesco che in Italia una decisione del genere venga presa da un presidente di Enac. Non riesco a comprendere come la politica sia correa di un modo di fare del genere». Ma tant’è. Il ricorso promosso da alcuni Comuni della Lombardia, fra cui proprio Milano, non ha per il momento bloccato l’operazione. Berlusconi, possiamo azzardare, ne sarebbe compiaciuto.

Non riusciamo invece a immaginare la faccia che avrebbe fatto il grande Giorgio Armani, che alla riservatezza aveva dedicato il proprio stile di vita, davanti a quella foto sulla pista dell’aeroporto di Pantelleria. (riproduzione riservata)



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