Un tempo era uno su dieci, oggi è qualcosa in più. I lavoratori stranieri in Italia sono 2 milioni e 514 mila, pari al 10,5% degli occupati totali. Una presenza in costante crescita, alimentata da una forte domanda delle imprese, che però faticano a finalizzare le assunzioni programmate. A fotografare la situazione è il XV Rapporto «Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia 2025», pubblicato dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Nel dettaglio, il tasso di occupazione dei cittadini non comunitari si è attestato al 57,6% (contro il 61,6% degli italiani), con un tasso di disoccupazione al 10,2% (6,1% tra gli italiani). Il tasso di inattività è rimasto stabile al 31,7% (33,7% tra gli italiani). Forte il divario di genere: tra gli stranieri non Ue, le donne hanno un tasso di occupazione inferiore di quasi 30 punti percentuali rispetto agli uomini, con tassi di disoccupazione e inattività nettamente superiori.
I settori con la maggiore presenza di lavoratori stranieri sono i servizi collettivi e personali (30,9%), l’agricoltura (20%), alberghi e ristoranti (18,5%) e costruzioni(16,9%). Nel 2024 sono stati attivati quasi 2,7 milioni di rapporti di lavoro con cittadini stranieri, il 25% del totale. Tuttavia, secondo i dati Excelsior, oltre la metà delle imprese (54,7%) ha incontrato difficoltà nel reperire le figure richieste.
Le criticità rimangono evidenti. Oltre al gap di genere, emergono forti disparità tra comunità: il tasso di occupazione dei filippini è dell’82%, mentre quello dei tunisini si ferma al 43%. Ancora più marcato il divario nel caso degli egiziani: 76% tra gli uomini, appena 4% tra le donne. A questi si aggiungono l’alta incidenza degli infortuni sul lavoro (il 23,1% dei casi riguarda lavoratori stranieri) e una retribuzione media annua inferiore del 30,4% rispetto al resto dei lavoratori, causata da minori qualifiche e minori giornate lavorate. (riproduzione riservata)