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Ex Ilva, Emma Marcegaglia apre a un ruolo industriale: valuteremo il coinvolgimento
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Ex Ilva, Emma Marcegaglia apre a un ruolo industriale: valuteremo il coinvolgimento

06 settembre 2026, 16:00

L’ad conferma la due diligence con le aziende siderurgiche italiane: «Un futuro per l’Ilva può esserci, ma servono investimenti e aiuti pubblici». In Francia nuova acciaieria green da 2 milioni di tonnellate

Emma Marcegaglia apre alla possibilità di un coinvolgimento industriale del gruppo nell’operazione per il futuro dell’Ilva. «Noi non siamo finanziari, siamo industriali», spiega l’amministratrice delegata del gruppo Marcegaglia a Class CNBC dal Forum di Cernobbio. Mentre è in corso la due diligence sulla società, la siderurgia italiana prova a costruire una soluzione per salvaguardare un asset considerato strategico. Sullo sfondo restano il nodo dell’energia e la decarbonizzazione: Marcegaglia investirà in Francia in un’acciaieria elettrica da 2 milioni di tonnellate, con possibilità di salire a 3,5 milioni. E sui conti del gruppo l’indicazione è positiva: «Il 2026 dovrebbe essere migliore del 2025».

Domanda. Come vede l’economia nei prossimi mesi, in uno scenario geopolitico ancora molto incerto?

Risposta. Siamo sicuramente in un mondo disordinato, nel quale non ci sono più molte certezze e il cambiamento è continuo. Questo rende più complicate le decisioni di investimento delle imprese. Ma abbiamo anche visto che, nonostante le previsioni molto negative di qualche mese fa, l’economia europea non è entrata in recessione. La situazione resta preoccupante e incerta, però le aziende solide continuano ad andare avanti, a investire con flessibilità e a cercare di aumentare fatturato e margini anche in un contesto difficile.

D. Che cosa vi dicono i numeri del gruppo?

R. Il primo semestre è stato buono. Adesso vediamo un po’ di rallentamento, ma sulla base delle indicazioni che abbiamo oggi il 2026 dovrebbe essere migliore del 2025.

D. La decarbonizzazione della siderurgia può diventare anche un vantaggio competitivo?

R. Noi ci crediamo molto. Pensiamo che, se fatta bene, la decarbonizzazione possa rappresentare un vantaggio competitivo anche nell’acciaio. Due anni fa abbiamo acquisito un importante sito a Fos-sur-Mer, in Francia, dove all’inizio del prossimo anno cominceremo la costruzione di un’acciaieria a forno elettrico. Produrremo acciaio green per circa 2 milioni di tonnellate, con la possibilità di arrivare successivamente a 3,5 milioni. La scelta strategica è quella di andare a monte nella catena produttiva: in un momento di forte incertezza e di catene del valore meno affidabili vogliamo produrre direttamente una parte della materia prima di cui abbiamo bisogno. E abbiamo deciso di farlo in Europa, in Francia, anche per la maggiore competitività del costo dell’energia elettrica.

D. Intanto resta aperta la partita dell’Ilva. A che punto siete?

R. L’Italia è un grande Paese manifatturiero e trasformatore e l’acciaio è una materia prima strategica e critica. Dopo gli ultimi sviluppi giudiziari, le principali aziende siderurgiche italiane, circa quattordici o quindici, hanno deciso di mettersi insieme. È stata presentata una manifestazione di interesse e in questo momento stiamo svolgendo la due diligence. Dobbiamo capire lo stato degli impianti e quale possa essere un business plan sostenibile. L’obiettivo è cercare di salvare l’Ilva proprio perché l’acciaio resta fondamentale per il sistema industriale italiano.

D. Crede che l’Ilva abbia ancora un futuro?

R. Non è semplice. Nei prossimi tre anni bisognerà lavorare trasformando un semilavorato come le bramme in coil, e farlo in mercati sempre più protezionistici non sarà facile. Ma un futuro può esserci. Servirà però anche l’aiuto del governo italiano e dell’Europa per garantire l’accesso alle bramme provenienti da altri Paesi. E saranno necessari investimenti importanti: gli impianti richiedono manutenzione straordinaria e devono essere rafforzati. Ci sono diversi problemi da affrontare e nelle prossime settimane la due diligence ci permetterà di capire meglio la situazione.

D. Quale ruolo potrebbe avere direttamente Marcegaglia nell’operazione? Solo finanziario o anche industriale?

R. Noi non siamo finanziari, siamo industriali. Se l’operazione dovesse andare avanti, considerato che siamo direttamente attivi nel settore dell’acciaio piano, che è anche quello prodotto dall’Ilva, guarderemo certamente anche alla possibilità di avere un ruolo industriale.

D. Il governo Meloni ha raggiunto il record di durata. Quanto conta per un’impresa la stabilità politica?

R. La stabilità politica è un grande valore per l’economia. Significa avere continuità e non ritrovarsi con governi che cambiano ogni anno, politiche che vengono continuamente modificate e campagne elettorali permanenti. Da questo punto di vista la stabilità è stata un valore e ha reso l’Italia più forte anche in Europa e negli Stati Uniti. Naturalmente restano problemi da risolvere. Penso soprattutto al costo dell’energia elettrica, che continua a rappresentare un grande gap competitivo per l’Italia, ma anche alla burocrazia. Alcune cose sono state fatte, penso all’Energy Release e alla prospettiva di un ritorno al nucleare, ma bisogna fare ancora di più. Il costo dell’energia in Italia resta tra i più alti d’Europa e su questo bisogna continuare a intervenire. (riproduzione riservata)



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