Ryanair è pronta a investire in Italia 4 miliardi di dollari se verranno abolite le tasse legate all'addizionale municipale a Roma e «se saranno ridotte le tariffe elevate di Aeroporti di Roma che sono cresciute ben più dell’inflazione ( +44% a Ciampino, + 15% a Fiumicino)». Lo ha annunciato il ceo Michael O'Leary in una conferenza stampa.
La compagnia, una volta ottenuti questi risultati, «risponderà con un investimento di 4 miliardi di dollari in Italia, aggiungendo 40 nuovi aeromobili, oltre 20 milioni di nuovi passeggeri all'anno, 250 nuove rotte e 1.500 posti di lavoro aggiuntivi nelle regioni italiane, incrementando il turismo, l'occupazione e la crescita economica a livello nazionale», ha spiegato O’Leary.
Intanto però «gli alti costi di accesso a Roma,, insieme al limite artificiale ai voli di Ciampino (2 voli di andata e ritorno all'ora), hanno costretto Ryanair a ridurre di un aeromobile la flotta - quindi da 17 a 16 - basata a Roma per l'inverno 2025, il che significa zero crescita del traffico a Roma durante questo inverno». Così la Capitale è meno competitiva rispetto a mercati concorrenti in Europa come Svezia, Ungheria, Albania ma anche «molte regioni italiane, che hanno abolito le tasse sull'aviazione e ridotto le tariffe aeroportuali per favorire la crescita del traffico», seguendo l'esempio di Abruzzo, Calabria, Friuli-Venezia Giulia e Trapani
Allo stesso tempo però il ceo ha dichiarato che «in questi tre anni il governo Meloni ha fatto un buon lavoro, ci ha dato stabilità, sappiamo chi sono i nostri interlocutori. È un governo realista, pratico, con buon ministri, che stanno lavorando bene».
Restando nei cieli tricolore O’Leary si è poi soffermato su Ita:«Non abbiamo ancora visto tutto l'effetto di Lufthansa che ci attendevamo, pensavamo che avrebbe ridotto la capacità di Ita in Italia per dirottarla su Monaco ma così non è stato». Senza contare che «per la prima volta da decenni» la compagnia nata da Alitalia «è libera da condizionamenti politici». Guardando al futuro «non penso che Ita possa mai diventare un problema per Ryanair, siamo più grandi e abbiamo costi minori», anzi «a noi fa anche comodo una Ita più stabile concentrata sul lungo raggio perché fornisce connettività agli scali italiani».
«È un bene se ci sarà un accordo di pace in Medioriente ma abbiamo deciso di non tornare a volare su Tel Aviv almeno per l'inverno, a differenza di quanto fatto con la Giordania». questo perché, ha spiegato il ceo, «vogliamo tornare a volare in Israele confermando i nostri slot per la prossima estate ma quando ci sono state minacce per la sicurezza siamo stati spostati dal terminal 1 per le compagnie low cost al 3, che è più costoso». (riproduzione riservata)