L’attenzione dei mercati si è spostata sulla politica fiscale statunitense dopo l’approvazione da parte della Camera del disegno di legge One Big Beautiful Bill Act. Un aspetto cruciale di questa manovra è la sezione 899. Questa consente di applicare imposte punitive alle aziende straniere operanti negli Stati Uniti, qualora il loro Paese d’origine fosse considerato dotato di un sistema fiscale «discriminatorio». Gran parte dell’Ue e il Regno Unito rientrerebbero probabilmente in questa definizione.
Data la complessità del tema, Beata M Manthey, European Equity Strategy di Citi, ha intervistato un esperto fiscale statunitense, Haroon Cheema, e riassunto i principali spunti emersi. Inoltre, ha fornito una valutazione iniziale delle implicazioni per il mercato azionario europeo.
La Sezione 899 fa parte del One Big Beautiful Bill Act, un disegno di legge fiscale approvato dalla Camera statunitense e attualmente in attesa di approvazione da parte del Senato. La norma, che potrebbe anche essere modificata o rimossa, prevede l’imposizione di tasse a entità straniere operanti negli Stati Uniti, se il loro Paese di origine è ritenuto avere un sistema fiscale «ingiusto». Le entità interessate includono società, individui, partnership ed enti controllati dai governi. L’aumento fiscale proposto sarà introdotto gradualmente su quattro anni, con un incremento di 5 punti percentuali all’anno (ad esempio, oltre all’attuale imposta Usa del 21% sulle società).
Beata M Manthey ha consultato in merito l’esperto fiscale Haroon Cheema. Se approvata nella forma attuale, la sezione 899 imporrebbe tasse maggiorate sia sui profitti aziendali sia sui redditi passivi (royalty, dividendi, interessi) per le aziende che sono possedute per oltre il 50% da persone fisiche o giuridiche domiciliate nei Paesi di riferimento. Questo indipendentemente dalla controllata incorporata negli Usa, dal fatto che gli utili vengono trasferiti al di fuori degli Stati Uniti e dagli eventuali trattati fiscali esistenti. Secondo l’esperto, le misure di mitigazione sono limitate. In sostanza, la sezione 899 potrebbe aumentare fino al 20% le tasse sui profitti Usa per una parte significativa delle aziende europee coperte da Citi.
Il Joint Committee on Taxation ha stimato che la sezione 899 aumenterà le entrate del governo americano di circa 116 miliardi di dollari in 10 anni. Si tratta di una cifra relativamente modesta nel contesto delle più ampie finanze statali: ad esempio, si stima che i dazi Usa generino circa 2 miliardi di dollari in 10 anni. Su base annua, le entrate legate alla sezione 899 rappresenterebbero, quindi, circa lo 0,04% del pil nominale. Ciò potrebbe implicare che la Sezione 899 sia più uno strumento di negoziazione che di pura generazione di entrate.
A livello di indice, l’impatto fondamentale della sezione 899 dovrebbe essere limitato, almeno inizialmente. «Stimiamo che un’imposta aggiuntiva del 5% sui profitti Usa ridurrebbe gli utili dell’indice Stoxx 600 dello 0,5% circa», valuta Beata M Manthey. Tuttavia, a livello aziendale, l’impatto potrebbe concentrarsi su singoli titoli. Circa il 20% dei ricavi dell’indice Stoxx 600 deriva dagli Stati Uniti: i settori con la quota maggiore di vendite negli Usa includono media, sanità e alimentari e bevande, ma solo 29 aziende generano oltre il 50% dei propri ricavi negli Usa. Circa 60 hanno un’esposizione superiore al 40%. Al contrario, 250 generano meno del 5% dei propri ricavi dal mercato statunitense. Nella tabella sotto sono evidenziati le 29 azioni europee con una quota di ricavi superiore al 50% proveniente dagli Stati Uniti.
In ultima analisi, la sezione 899 potrebbe semplicemente accelerare la diversificazione degli investimenti lontano dagli Stati Uniti. Alla fine dello scorso anno, «abbiamo suggerito agli investitori di iniziare a diversificare rispetto al mercato statunitense e gli eventi di quest’anno hanno ampiamente confermato tale visione», afferma Beata M Manthey. DeepSeek ha sollevato interrogativi su dove si concentreranno i benefici dell’intelligenza artificiale. L’Europa ha assunto un atteggiamento più proattivo in materia di difesa.
Non solo. I dazi commerciali hanno segnato una rottura nelle moderne relazioni economiche statunitensi. «Un maggior carico fiscale potrebbe scoraggiare gli investimenti negli Usa, portando potenzialmente a deflussi di capitali. La sezione 899 rappresenta ora un’ulteriore fonte di incertezza politica, che potrebbe esplicitamente aumentare il costo di detenere asset statunitensi per gli investitori internazionali, riducendo i flussi di cassa e innalzando il premio per il rischio azionario del mercato a stelle e strisce», prosegue la strategist di Citi.
I flussi recenti mostrano i primi segnali di rotazione dagli Stati Uniti verso i mercati azionari del resto del mondo, anche se questo avviene dopo anni di forti afflussi verso le azioni Usa. Dal punto di vista dell’allocazione globale, «notiamo che i titoli azionari con dividendi negli Stati Uniti potrebbero risultare relativamente meno attraenti per gli investitori esteri. Questo potrebbe suggerire una preferenza marginale per le azioni growth rispetto a quelle value negli Usa», spiega Beata M Manthey, osservando, infine, che per gli investitori focalizzati sui dividendi (di nuovo, al di fuori degli Usa), ciò potrebbe spingerli a ruotare da strategie Usa basate sui dividendi verso altre in mercati diversi.
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