Anche le banche medio-piccole, quelle cioè soggette alle autorità nazionali e non vigilate direttamente dalla Bce, dovranno adeguarsi ad alcune aspettative dei supervisori sulla copertura dei crediti deteriorati con elevata anzianità, ovvero quelli relativi a crediti originati prima dell’aprile 2019.
Le Lsi (Less Significant Institutions) saranno così sottoposte a indicazioni sostanzialmente analoghe a quelle dei gruppi maggiori (che le rispettano dal 2018), ma con flessibilità e un periodo transitorio fino a fine 2028. È quanto emerso dalla linee guida sul tema pubblicate dalla Vigilanza Bce e rivolte alle Anc (Autorità Nazionali Competenti).
L’obiettivo è creare standard comuni nell’Eurozona e ridurre gli stock di crediti deteriorati delle banche minori che in percentuale sono più elevati rispetto a quelli dei gruppi maggiori. Il momento per la riduzione dei rischi è considerato opportuno, grazie agli elevati utili delle banche negli ultimi anni e i rischi dello scenario macroeconomico e geopolitico.
Le autorità nazionali come la Banca d’Italia avranno comunque margini di manovra. Via Nazionale ha spiegato che le Anc potranno determinare annualmente quali banche dovranno applicare le linee guida, sulla base di criteri basati sul rischio o sulla valutazione di altre circostanze rilevanti. Per esempio potrebbero essere escluse le banche specializzate nella gestione di crediti deteriorati o quelle con Npl ratio inferiore al 5%.
Inoltre il livello di soddisfacimento delle aspettative sarà verificato «caso per caso, tenendo conto delle caratteristiche di ciascuna Lsi e delle evidenze trasmesse nell’ambito del dialogo di supervisione», ha rilevato Via Nazionale, mentre eventuali circostanze specifiche rilevanti «verranno tenute in debita considerazione al fine di evitare effetti distorsivi ed aggravi non giustificati».
Bankitalia ha anche precisato che le aspettative «non avranno implicazioni dirette sul piano contabile per le banche» e che eventuali differenze dei tassi di copertura rispetto alle aspettative potranno essere considerate nell’ambito dei requisiti di capitale di secondo pilastro (i cosiddetti Srep) «evitando possibili sovrapposizioni con altre misure».
Il nuovo approccio sarà comunque introdotto gradualmente, a partire dalla situazione di fine 2025, con facoltà per le Anc di non tener conto per il primo anno di eventuali disallineamenti rispetto alle aspettative e con un’applicazione integrale a partire dal 31 dicembre del 2028.
La Bce ha condotto un’analisi di impatto approfondita da cui è emerso che le conseguenze delle linee guida saranno «gestibili» per le banche minori, che come le grandi già rispettano il calendar provisioning (ai tempi molto criticato in Italia) sui crediti successivi all’aprile 2019.
Le banche minori italiane hanno npl ratio in media superiori a quelli delle Lsi di altri Paesi. L’impatto comunque non dovrebbe essere significativo perché le nuove linee guida riguardano solo crediti vecchi, quindi una porzione degli npl totali. Secondo alcuni operatori di mercato il testo Bce non sarà un game changer per il settore e non complicherà l’attività in misura rilevante.
Le minori coperture delle Lsi sono spesso giustificate dalla maggiore incidenza di prestiti garantiti, per esempio da mutui. Inoltre la riduzione degli npl è più difficile nelle banche piccole a causa delle minori risorse per la gestione e della bassa domanda di mercato per transizioni ridotte di crediti deteriorati. La Vigilanza però vuole velocizzare lo smaltimento di npl in bilancio da molti anni. (riproduzione riservata)