Newcleo è una società che ha tre anime (italiana, inglese e francese) e un progetto assai ambizioso da realizzare, ovverosia la creazione di un reattore nucleare che utilizza come combustibile le scorie radioattive già esistenti.
Nel 2024 ha realizzato ricavi per 70 milioni di euro e le immobilizzazioni materiali sono raddoppiate raggiungendo 59 milioni di euro. L'ultima assemblea di Newcleo ha deciso di separare le cariche di presidente e ceo, nominando alla presidenza Andrea Ruben Levi. Una mossa che adegua la governance alle best practice internazionali. E che rilancia le ambizioni di ipo, come conferma in questa intervista l'amministratore delegato Stefano Buono.
Domanda. La nomina di un presidente suona come una conferma che il percorso verso l'ipo sta proseguendo; è una lettura corretta?
Risposta. Certamente sì. È assolutamente un passo in più verso l'ipo. Il mercato, più quello americano di quello europeo, è molto attivo in questo periodo, quindi inizia a essere anche attraente. Anche in Europa ci sono continue evoluzioni positive per il nucleare. La Germania ha deciso di non opporsi più a livello europeo alle politiche nucleari. L'Italia è entrata nell’Alleanza Nucleare, che oggi vede 15 Paesi membri attivi e due osservatori. Dall'altre parte dell'Atlantico vediamo un'accelerazione enorme, perché chi investe in AI ritiene il nucleare, fatto dai piccoli rettori, un elemento essenziale di sviluppo per dare sufficiente potenza ai sistemi. Una potenza che non deve passare dalla rete ma può essere fornita in loco.
D. Conferma che l'ipo avverrà nel 2027?
R. Sì, avevo detto a partire dal 2027, però sono sempre le condizioni del mercato che decidono. Nel 2027 la maturità tecnologica dell'azienda sarà al massimo perché avremo cominciato la costruzione di impianti nucleari e avremo il nostro impianto di Brasimone, che è un reattore elettrico funzionante completo di turbina. Saremo una realtà che sicuramente avrà effettuato anche qualche vendita di licenza. Stiamo per fare una joint venture in Slovacchia, che rappresenta il nostro primo sviluppo commerciale. Avremo una maturità differente, una presenza sul mercato molto più stabile, meno da startup e più da azienda.
D. Avete individuato quale potrebbe essere la borsa ideale per il collocamento?
R. No, è prematuro. Abbiamo un'enorme visibilità in Europa perché qui il tema del rischio delle scorie è molto più sentito che in altre aree geografiche. E noi risolviamo due problemi: quello della gestione dei combustibili esausti degli altri reattori e quello della produzione elettrica competitiva. Abbiamo visibilità negli Usa, dove ci citano come l'unica azienda europea che raccoglie capitali, però per adesso il riciclo non è ancora una priorità per gli Usa. Qualche settimana fa Donald Trump ha fatto un ordine esecutivo che annunciava il ritorno del riciclo di combustibile dopo quasi 50 anni. Quindi è possibile che anche negli Stati Uniti ci sia interesse a quello che sviluppiamo noi, oltre che un interesse più finanziario.
D. Il riutilizzo delle scorie innesca una serie di problematiche legate al permitting ambientale. Teme che in Italia possa essere un problema marcato?
R. Noi ci stiamo preparando potenzialmente all'Italia. Nel nostro business plan ancora non c'è un reattore italiano, però sentiamo l'interesse. Credo che il nostro contributo potrebbe essere lavorare a servizio dell'industria, che in questo momento soffre per i costi dell'elettricità e che ha anche bisogno di vapore, che noi produciamo.
Oggi usa le turbine a gas, quindi non decarbonizza ed è soggetta al prezzo del gas. Quindi se il prezzo del gas sale, il sistema produttivo soffre. Ci sono siti industriali che hanno terreni liberi su cui installare un reattore al posto delle turbine al gas, magari dal 2035 in poi, quando le dovranno sostituire. Ovviamente questo deve essere accettato alla popolazione, che quindi dovrà essere coinvolta nel progetto industriale. Verificheremo se la popolazione ha interesse a un progetto come il nostro.
Una via può essere la creazione di comunità energetiche nucleari che traggono benefici da un'energia a basso costo. Questo è quello che ci piacerebbe iniziare a costruire. Lo possiamo fare perché il nostro nucleare è passivamente sicuro. Il nostro reattore ha eliminato il problema delle zone di esclusione degli incidenti nucleari. In Francia stiamo lavorando per avere zero metri di zone di esclusione.
D. Quanto cresceranno i vostri investimenti nei prossimi mesi?
R. Noi continueremo a crescere ogni mese. Crescerà il nostro fatturato; al momento siamo a 70 milioni di ricavi perché abbiamo investito in asset produttivi. E cresceranno le nostre spese di ricerca. Siamo una società che perderà ancora denaro, forse 3 miliardi di euro, da qui al 2030, come ritengo sia normale per una società che fa una grande innovazione.
D. Come procede la vostra collaborazione con l'Enea a Brasimone?
R. Magnificamente, perché stiamo costruendo un centro di cui l'Enea è fiera e andrà sempre più fiera. E chiaramente il centro di innovazione sul piombo e su tecnologie di quarta generazione più grande al mondo. Stiamo costruendo 12 impianti differenti, di cui appunto due sono molto grandi. E ormai occupiamo praticamente quasi tutto il sito nucleare che è stato creato prima del 1987. (riproduzione riservata)