Sono state dieci ore di dibattito intenso, ma alla fine il gabinetto di sicurezza israeliano è giunto a una decisione e ha dato il via libera alla proposta del premier Benyamin Netanyahu e ora è ufficiale, Israele occuperà Gaza City.
La nuova operazione segna una svolta decisamente drastica nella guerra in corso. Entro il 7 ottobre 2025, data del terzo anniversario del brutale attacco di Hamas a Israele, tutta la popolazione civile di Gaza City sarà evacuata.
Si parla di un milione di persone costrette a lasciare le proprie case e spostarsi nei campi profughi per lasciare spazio a Tel Aviv che occuperà il territorio. L’Idf (Forze di Difesa Israeliane) si prepara ad agire, a riferirlo è un alto funzionario a Channel 12.
Stando a quanto riportato dall’ufficio del presidente, gli obiettivi del nuovo piano militare sono cinque: smantellare l’arsenale di Hamas, garantire il ritorno di tutti gli ostaggi vivi o morti, smilitarizzare completamente la Striscia, istituire un’amministrazione civile alternativa a Hamas e all’Autorità Palestinese e che sia Israele a controllare la sicurezza.
Quello a cui si lavora è un piano in due fasi. Nella prima, i militari darebbero l’ordine di evacuazione da Gaza City, dove è insediata ancora metà della popolazione. Si tratta di un’operazione che potrebbe richiedere alcune settimane, il tempo necessario a far partire la fase due, ovvero la creazione di «campi umanitari» per gli sfollati, che ospiterebbero ospedali e tendopoli. Non è chiaro tuttavia in quali zone della Striscia sia realizzabile un simile progetto visto che le poche ancora non rase al suolo scoppiano di essere umani senza più nulla. L’area di al Mawasi che l’esercito israeliano definisce «umanitaria» ha da tempo superato il limite di accoglienza.
Nello specifico, secondo una dichiarazione dell’ufficio del primo ministro israeliano, quanto approvato «a maggioranza» prevede la garanzia di «assistenza umanitaria per la popolazione civile fuori dalle zone di combattimento» e la smilitarizzazione della Striscia di Gaza con «il controllo della sicurezza da parte di Israele» nell’enclave palestinese in cambio della fine della guerra, che va avanti da 22 mesi, dall'attacco del 7 ottobre 2023 in Israele.
Il piano prevede anche che il territorio sia governato da «un’amministrazione civile alternativa, né Hamas né l'Autorità palestinese». Secondo la tv N12, che cita un ufficiale di alto grado, l’operazione autorizzata nelle ultime ore riguarderebbe solo Gaza City.
Il capo di stato maggiore Eyal Zamir, figura chiave nel coordinamento delle operazioni militari con cui Netanyahu si era già scontrato nei giorni scorsi, ha continuato ad esprimere contrarietà per quanto riguarda il piano.
Ha più volte fatto presente che l’operazione non sia sostenibile dal punto di vista umanitario e soprattutto per quanto riguarda il ritorno degli ostaggi, ha espresso forti dubbi. Con i nuovi attacchi, si colpiranno zone in cui vengono tenuti nascosti i prigionieri israeliani di Hamas e morire sotto il fuoco amico sarebbe veramente la beffa oltre al danno.
La nuova guerra contro Gaza potrebbe durare tra i quattro e i cinque mesi, e coinvolgere dalle quattro alle cinque divisioni dell’Idf. Ogni divisione ha tra i 13mila e i 20mila soldati: anche facendo una stima conservativa si tratterebbe comunque di almeno 60mila militari impegnati in una guerra che rischia di diventare un «Vietnam per l’esercito israeliano», come ha detto un alto funzionario della sicurezza a Channel 12. Lo stesso Zamir, avrebbe messo in guardia dal rischio che occupare la Striscia trascini i militari «in un buco nero», con decine di perdite tra i soldati e metta a rischio la vita degli ostaggi.
Israele afferma di controllare attualmente il 75% della Striscia, mentre l’Idf ha in gran parte evitato di entrare nel restante 25% - che comprende principalmente la città di Gaza e i campi profughi nella parte centrale di Gaza - poiché ritiene che la maggior parte degli ostaggi sia tenuta prigioniera proprio in quella zona. Hamas ha minacciato di giustiziare gli ostaggi se le truppe israeliane si fossero avvicinate e lo ha già fatto durante tutta la guerra.
Anche le famiglie degli ostaggi hanno condannato i piani di conquista della città di Gaza, sostenendo che metterebbero a rischio la vita dei loro cari. A Gaza sono ancora detenuti 50 ostaggi, 20 dei quali si ritiene siano ancora in vita. Gli ostaggi fanno parte delle 251 persone rapite durante l’attacco guidato da Hamas contro il sud di Israele il 7 ottobre 2023, in cui sono state uccise circa 1.200 persone.
Il gabinetto di sicurezza ha approvato il piano ignorando, dunque, gli avvertimenti delle Forze di Difesa israeliane: «una netta maggioranza di ministri del gabinetto di sicurezza ha ritenuto che il piano alternativo sottoposto al gabinetto di sicurezza non avrebbe portato né alla sconfitta di Hamas né al ritorno degli ostaggi». È quanto si legge nella dichiarazione diffusa nella mattinata dell’8 agosto su X dall’ufficio di Netanyahu in cui si annuncia il via libera «al piano del primo ministro per sconfiggere Hamas».
La dichiarazione, evidenzia il Times of Israel, non precisa nulla sul «piano alternativo», ma sembra riferirsi proprio alla proposta presentata dal capo di Stato maggiore delle Idf. Non è comunque chiaro, scrive il giornale, il motivo per cui la dichiarazione diffusa stamani dall’ufficio del premier si riferisca solo alla «conquista di Gaza City e non all’occupazione dell’intera Striscia di Gaza», come Netanyahu aveva detto essere il suo piano.
Gaza City, evidenzia ancora il Times of Israel, è parte del 25% della Striscia che le Idf «devono ancora conquistare, insieme a diversi campi rifugiati nel centro di Gaza» e «non è chiaro» cosa ne sarà nell’ambito del piano autorizzato per le aree «non conquistate» fuori da Gaza City. Secondo il giornale, la decisione di sottolineare nella dichiarazione la zona di Gaza City, dove vivono circa 800 mila palestinesi, indica che sarà un piano graduale e che almeno comincerà da qui.
Un dissenso pesante, ma che lascia indifferente Netanyahu. Certamente il piano per Gaza City rappresenta un punto di rottura rispetto alle operazioni finora condotte dall’Idf, che hanno evitato l’ingresso nella maggior parte dell’area urbana più densamente popolata della Striscia.
L’impegno militare sarà accompagnato, assicura Tel Aviv, da assistenza umanitaria garantita ai civili evacuati. Ma considerando la carestia in corso a Gaza, le continue barbare uccisioni di civili in cerca di cibo e l’assenza di dettagli concreti, lascia aperti grandi interrogativi sulla reale fattibilità del piano. Il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, ha attaccato duramente il silenzio dei paesi occidentali: «La tragedia di Gaza è una macchia sulla coscienza della comunità internazionale».
L’occupazione della Striscia di Gaza «è un errore» che «porterà solo a ulteriori massacri», ha dichiarato in una nota il primo ministro britannico, Keir Starmer. «La decisione del governo israeliano di intensificare la sua offensiva a Gaza è un errore e lo esortiamo a riconsiderarla immediatamente», ha affermato Starmer, «questa azione non contribuirà in alcun modo a porre fine al conflitto o a garantire il rilascio degli ostaggi. Porterà solo a ulteriori massacri».
Il piano del governo israeliano «per ottenere un completo controllo militare della Striscia di Gaza occupata deve essere immediatamente fermato», ha dichiarato in una nota l’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’Onu, Volker Türk. Il piano, adottato stanotte dal gabinetto di sicurezza israeliano, «contraddice la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia secondo cui Israele deve porre fine alla sua occupazione il prima possibile, il raggiungimento della soluzione concordata dei due Stati e il diritto dei palestinesi all'autodeterminazione», ha accusato Türk. (riproduzione riservata)