Israele non ha ancora finito a Gaza. «Gli ultimi resti di Hamas sono trincerati a Gaza City. Vogliono ripetere le atrocità del 7 ottobre ancora e ancora. Ecco perché Israele deve finire il lavoro il più rapidamente possibile». Lo ha dichiarato il premier Benjamin Netanyahu nel suo discorso all'assemblea generale dell'Onu a New York, che ha portato decine di rappresentanti a lasciare la sala per protesta, tra fischi e applausi. In concomitanza dell’intervento del capo dello stato israeliani una serie di attivisti ha programmato una marcia da Times Square, per chiederne l'arresto.
Netanyahu ha poi intimato ad Hamas di «liberare subito gli ostaggi» detenuti nella Striscia di Gaza e «deporre le armi», altrimenti «vi daremo la caccia». Un messaggio che è arrivato via sms a tutti i residenti di Gaza e agli attivisti di Hamas, grazie all’intervento dell’Idf che ha preso il controllo dei loro telefoni. Ma anche direttamente agli ostaggi israeliani perché «ho chiesto di mettere a Gaza degli altoparlanti sperando che gli ostaggi possano sentire questo mio messaggio».
Restando sulla situazione attuale nella striscia, Netanyahu ha negato categoricamente le accuse di star perpetrando un genocidio e una politica della fame a Gaza. «Vi rivolgo una domanda semplice e logica: Quale Paese che commette un genocidio implorerebbe i civili che presumibilmente sta prendendo di mira di togliersi di mezzo? Noi stiamo cercando di farli uscire e Hamas sta cercando di tenerli dentro» la Striscia di Gaza. Allo stesso modo per Israele «ogni vittima civile è una tragedia, per Hamas è una strategia», ha proseguito Netanyahu, secondo cui «Hamas usa i civili come scudi umani». Il primo ministro ha quindi spiegato che Israele sta facendo «tutto il possibile» ridurre al minimo le vittime civili. E ancora «non stiamo affamando la popolazione: sono stati distribuiti oltre 2 milioni di aiuti e cibo. È Hamas che ruba il cibo e lo vende a prezzi esorbitanti, anche le Nazioni Unite hanno ammesso che Hamas ha saccheggiato 85% degli aiuti», ha ribadito Netanyahu.
Con lo sguardo invece oltre alle attuali tensioni, il primo ministro israeliano vede impossibile la creazione di uno Stato palestinese. Da un alto, definisce «folle l’idea di uno Stato palestinese a un km da Gerusalemme dopo l’attacco del 7 ottobre sarebbe come dare uno Stato ad al Qaida a un chilometro da New York dopo l’11 settembre». Israele «non lo accetterà mai». Dall’altro lato, «i palestinesi non credono nella soluzione dei due Stati, non vogliono uno Stato vicino a Israele ma al posto di Israele». D’altronde, riporta il premier, «il 90% dei palestinesi ha sostenuto il massacro del 7 ottobre». Ecco perché Netanyahu ha poi accusato Francia, Canada, Gran Bretagna e Australia: «Hanno premiato i peggiori antisemiti», con il riconoscimento «senza porre condizioni» di uno Stato di Palestina hanno lanciato il messaggio che «uccidere gli ebrei ripaga», ha continuato il capo di governo.
Al contrario il premier israeliano ha ringraziato il presidente Usa, Donald Trump, «per la sua azione audace e decisa» nei confronti dell'Iran insieme a Israele che «ha devastato il programma di armi atomiche e di missili balistici dell'Iran» durante la guerra dei 12 giorni a giugno. Così «abbiamo rimosso una minaccia esistenziale per Israele e per il mondo intero» in linea con la promessa «mia e di Trump che l'Iran non avrà mai il nucleare e non verremo mai meno a quella promessa».
Proprio in merito alle capacità nucleari dell'Iran, Netanyahu ha esortato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a ripristinare le sanzioni snapback. «Dobbiamo rimanere vigili. Dobbiamo mantenere la massima lucidità: non dobbiamo permettere all'Iran di ricostruire la sua capacità nucleare militare», ha aggiunto. «Le scorte di uranio arricchito dell'Iran devono essere eliminate». (riproduzione riservata)