Israele «non annetterà Gaza», ma prevede di trasferire il controllo del territorio a un non specificato «organismo di governo transitorio». Lo ha dichiarato il premier Benyamin Netanyahu al media indiano in lingua inglese Cnn-News18, citato dai media israeliani, poco dopo l’incontro a Gerusalemme con l’ambasciatore dell’India in Israele, J.P. Singh.
Il premier ha ribadito gli obiettivi di Israele: lo smantellamento di Hamas e il ritorno incondizionato di tutti gli ostaggi. Netanyahu ha aggiunto che il conflitto potrebbe finire subito se Hamas deponesse le armi e rilasciasse gli ostaggi.
Non si tratta dunque di un passo indietro del premier israeliano che ha ribadito comunque l’intenzione di occupare tutta la Striscia di Gaza in un’intervista a FoxNews. «Abbiamo intenzione di prendere il controllo per garantire la nostra sicurezza, rimuovere Hamas, consentire alla popolazione di liberarsi di Gaza e di affidarla a un governo civile che non sia Hamas e non sia qualcuno che propugna la distruzione di Israele. Vogliamo avere un perimetro di sicurezza. Non vogliamo governarla», ha spiegato. «Vogliamo consegnare» la Striscia «alle forze arabe che la governeranno correttamente, senza minacciarci, e dare ai cittadini di Gaza una vita dignitosa», ha concluso.
Affermazioni, queste che arrivano a poche ore dal gabinetto politico e di sicurezza di Israele che si riunisce nel pomeriggio del 7 agosto per discutere proprio dell’eventuale piano di occupazione della Striscia.
Una riunione che si prefigura molto difficile viste le divisioni al suo interno con alcuni ministri potenzialmente contrari al piano e il capo di stato maggiore dell’Idf, Eyal Zamir, e altri generali che continuano ad avvertire sui rischi dell’operazione. Secondo indiscrezioni negli ultimi giorni Zamir avrebbe detto ai collaboratori che «la conquista della Striscia trascinerà Israele in un buco nero».
Anche l’opposizione e le famiglie degli ostaggi sono contrarie: «Ho detto a Netanyahu che occupare la Striscia è una pessima idea, la maggioranza della popolazione non vuole», ha affermato l’ex premier israeliano Yair Lapid dopo l’incontro con Netanyahu, che sembra però intenzionato a tirare dritto.
Intanto trapelano già i primi dettagli del ‘piano Netanyahu’ da fonti qualificate. Channel 12 riporta che la conquista dell’enclave prevede un’attività militare graduale di 4-5 mesi: l’Idf inizierà con la presa di Gaza City. Gli abitanti, circa un milione di persone (metà dei residenti della Striscia), saranno evacuati. Operazione logistica di primo livello che durerà settimane in cui saranno costruite infrastrutture temporanee per gli sfollati con l’ingresso di grandi quantità di aiuti. I preparativi, riferisce Channel 12, includono ospedali temporanei, complessi di tende o container abitativi.
Secondo fonti militari, il piano operativo dei generali prevede l’accerchiamento di Gaza City e dei campi centrali, al fine di isolare il territorio e confinare i combattimenti, seguiti da fuoco massiccio e ingressi di truppe mirati, evitando trappole e imboscate.
Per affrontare il problema della fame a Gaza, l’amministrazione Trump prevede di aumentare il numero dei centri di distribuzione alimentare da 4 a 16 con il presidente che intende destinare circa un miliardo di dollari, finanziato in parte dagli Stati Uniti e in parte da altri Paesi. I fondi permetteranno la creazione di nuovi centri di distribuzione nel centro della Striscia, con l’obiettivo di separare l’assistenza umanitaria dai meccanismi di Hamas e garantire una distribuzione diretta alla popolazione. Parallelamente, sarà discusso anche il progetto di annessione del cosiddetto ‘perimetro’ - la fascia di sicurezza che Israele controlla dall’inizio del conflitto - adiacente alla barriera di confine. Secondo indiscrezioni, il governo valuta la possibilità di rendere questo controllo permanente. (riproduzione riservata)