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Nel 2024 tornerà la febbre da M&A. Ecco i prossimi target da takeover, anche a Piazza Affari LE TABELLE
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Nel 2024 tornerà la febbre da M&A. Ecco i prossimi target da takeover, anche a Piazza Affari LE TABELLE

29 dicembre 2023, 19:00 Ultimo aggiornamento: 21:26

Le operazioni di fusione e acquisizione ripartiranno il prossimo anno. Sono 29 le società più appetibili in Europa secondo Barclays. 15 le azioni dell’Egm con il maggior potenziale. Le multinazionali tascabili selezionate dagli esperti | In Italia operazioni m&a in calo del 40% a 55-60 miliardi

Dopo l’impennata del 2021, l’attività di m&a è crollata negli ultimi due anni in Europa. Gli elevati livelli di costo del capitale in seguito all’aggressivo ciclo di inasprimento da parte delle banche centrali hanno portato i management delle società a diventare più cauti sull’utilizzo della liquidità. Così, secondo l’ultima analisi di London Stock Exchange Group, gli annunci su fusioni e acquisizioni in tutto il mondo hanno totalizzato 2,56 trilioni di dollari nei primi undici mesi del 2023, in calo del 21% rispetto allo stesso periodo del 2022 e l’ammontare gennaio-novembre più basso degli ultimi dieci anni. Mentre il numero delle transazioni è diminuito del 9%. Energia, healthcare, materiali e beni di consumo sono stati gli unici settori a registrare un aumento del valore delle attività m&a rispetto all'anno scorso con il settore energetico a far la parte del leone con transazioni per un totale di 460 miliardi di dollari, pari al 18% del totale. In Europa il valore di acquisizioni e fusioni si è più che dimezzato (-55%). E in Italia, secondo le stime presentate da EY e anticipate da Mf-Milano Finanza, -40% a 55-60 miliardi. Il dato ha risentito della carenza di mega-deal, quelli superiori ai 10 miliardi, che avevano spinto i volumi su livelli record nel 2022 e ancor più nel 2021.

Nel 2024 il riscatto delle attività di M&A

Ma il peggio potrebbe essere alle spalle. Per Emmanuel Cau, strategist di Barclays, le valutazioni si sono normalizzate e se la crescita continua a reggere bene in un contesto di picco dei tassi, «allora riteniamo possibile una ripresa delle acquisizioni visti gli attuali livelli depressi. La domanda repressa potrebbe lasciare il posto a una modesta ripresa dell’attività di m&a nel 2024, nonostante livelli di rendimento più elevati», precisa Cau il quale, passati ai raggi x i fondamentali delle società quotate allo Stoxx Europe 600, ha selezionato quelle che potrebbero essere potenzialmente soggette a un eventuale takeover sulla base di una solida crescita dei ricavi, una leva finanziaria bassa, valutazioni convenienti, ma una redditività debole.

Barclays: 29 potenziali target di takeover in Europa

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Sono 29 quelle nella tabella in pagina che soddisfano almeno tre dei quattro criteri sopra indicati nel paniere scelto dall’esperto di Barclays da cui sono state escluse le aziende con partecipazioni detenute dai governi. Prevalgono aziende di beni di consumo discrezionali. Nessuna banca, anche se Societe Generale e Barclays non sono costose. La banca francese è valutata a un terzo del valore contabile tangibile previsto per il 2024, rendendola potenzialmente appetibile per la rivale Bnp Paribas o per Unicredit. Mentre Barclays, che viene scambiata a due quinti del valore contabile, potrebbe essere interessante per Santander, che potrebbe ottenere risparmi sui costi in Gran Bretagna e rafforzare la presenza a Wall Street.

Occasioni d’oro anche a Piazza Affari

A Piazza Affari la preda «ambita», come l’ha definita il ministro Giorgetti, resta Mps, ma ci sono altre occasioni di investimento interessanti che potrebbero attrarre fondi di private equity o competitor stranieri e domestici. Il 2023 ha visto molti titoli italiani del comparto mid e small spinti ben oltre le più negative previsioni sui loro fondamentali prospettici. Il rialzo dei tassi, spiega Antonio Amendola, senior fund manager azionario di AcomeA Sgr, non invoglia l'investimento in small e mid cap perché sono percepite indebitate e molto legate al finanziamento bancario, in particolare in Italia. Tuttavia, «le nostre pmi, nella realtà dei fatti, sono mediamente meno indebitate delle large cap e della media europea. Un altro tema che ha colpito il nostro Paese sono stati gli outflow dai fondi Pir».

Il 2023 ha, quindi, visto una sottoperformance a livello generalizzato delle pmi, in particolare di quelle italiane. Terreno fertile, quindi, per operazioni di m&a e delisting che potrebbero arrivare nel nuovo anno. Il 2023 può essere, quindi, visto come un anno di «osservazione» sia per il rialzo del costo del denaro (driver per operazioni di m&a e delisting) sia per studiare meglio i target e agire su quelli più sani e con un maggior potenziale. Il 2024 «può essere, perciò, l'anno in cui si passa all'azione» sulle multinazionali tascabili, prevede Amendola, ritenendo industria di precisione, farmaceutica e tecnologia i settori più interessanti e i segmenti Star ed Egm maggiormente coinvolti con il secondo candidato ideale per operazioni di delisting ed m&a.

Favorite le mid-small cap con una vocazione internazionale

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In particolare, indica Fabrizio Barini, senior banker di Integrae Sim, i settori che potrebbero essere riscoperti nel corso del 2024 sono quelli più «sensibili» al ribasso dei tassi di interesse ovvero alla fine della bolla inflattiva: i tecnologici, che rappresentano quasi il 30% delle società quotate sull’Egm, le energie rinnovabili, l’immobiliare, i beni di consumo e i servizi alla persona. Ragionando in termini di asset class, Barini ritiene che le mid-small cap, soprattutto con una vocazione internazionale, ovvero almeno un terzo del fatturato all'estero, siano favorite rispetto alle large a partire dalla seconda parte dell'anno, beneficiando del mix tra ribasso dei tassi di interesse, ulteriore ridimensionamento dei costi dell'energia e consolidamento dei segnali di ripresa economica. L’esperto ha, quindi, segnalato nella tabella in pagina le prime 15 società con i maggiori spazi di upside rispetto ai target price di Integrae Sim e come tali ampiamente sottovalutate rispetto ai peer e alla loro media storica, fatta eccezione per quelle neo quotate, ovvero E-Globe, Green Oleo, Ivision Tech, Pasquarelli. Titoli molto sottovalutati e dall'interessante profilo di crescita, secondo Amendola, sono: Fine Foods Pharma, Green Oleo, Abp Nocivelli, Officina Stellare, Id Entity, Ilpra, Svas, Planetel.

Le strategie di M&A prevalenti tra i campioni italiani

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D’altra parte, l’m&a rimane un elemento indispensabile per la crescita. Per 9 società su 10, nota Domenico Ghilotti, co-head dell’ufficio studi di Equita, la capacità di acquisire e integrare aziende rappresenta una parte essenziale del core business e dell’investment case, pur con profili di operazioni diversi tra loro: transformational deals per Stellantis, molte operazioni di dimensioni medie e piccole per Sesa, Reply, Mol, Amplifon, Recordati, Interpump ed Erg, spesso finalizzate anche all’ingresso in nuovi mercati esteri (nei casi di Sesa, Reply, Mol ed Erg). Ma ci sono anche aziende come Stm che sono state in grado di eccellere in settori ad alta intensità di ricerca&sviluppo e capitale prevalentemente per via organica. Da segnalare, infine, che Erg ha realizzato non solo acquisizioni, ma anche cessioni transformationals, vendendo le attività di raffinazione, di marketing petrolifero e di produzione di energia non rinnovabile, per riposizionare il business come un pure player delle energie rinnovabili. C’è, insomma, un tempo per comprare e uno per vendere. L’importante è che nel 2024 i negoziatori tornino al tavolo delle trattative.

(riproduzione riservata)



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