È partito il conto alla rovescia per i risultati del quarto trimestre e dell’intero esercizio 2023 che Mps pubblicherà il prossimo 7 febbraio. Gli analisti di Equita si aspettano un buon trimestre sul fronte della dinamica dei ricavi, con un margine di interesse sostanzialmente stabile trimestre su trimestre e commissioni in ripresa rispetto al terzo trimestre del 2023, ma ancora inferiori rispetto a quanto riportato nei primi due trimestri dell’esercizio. Più in dettaglio, Equita si attende un margine di interesse pari a 608 milioni di euro nel quarto trimestre del 2023 (+1% trimestre su trimestre, +22% anno su anno), ricavi totali a 974 milioni (+2% trimestre su trimestre, +16% anno su anno), un utile operativo a 489 milioni (-4% trimestre su trimestre) e un utile pre-tasse di 364 milioni.
Sul fronte dei costi operativi, anche il Monte vedrà un impatto legato al rinnovo del contratto bancario nazionale, con costi del personale che Equita stima in aumento di circa 40 milioni di euro trimestre su trimestre (+13%). Complessivamente, la Sim si aspetta, dunque, un cost income in area 50%. I risultati trimestrali saranno anche influenzati in modo marcato dalle decisioni relative ai possibili rilasci di riserve accantonate per far fronte ai rischi straordinari a seguito dell’esito favorevole della sentenza d’appello nel caso Viola-Profumo (non scontati nelle stime di Equita). Sotto la linea operativa, sono previsti accantonamenti per perdite su crediti pari a 101 milioni (51bps), sebbene la Sim non escluda che una parte degli eventuali rilasci possa essere allocata ad accantonamenti, al fine di adottare un approccio prudente nel 2024, quando un aumento del default rate è ritenuto maggiormente probabile.
In occasione della pubblicazione dei risultati del quarto trimestre del 2023, Mps definirà anche la nuova politica di remunerazione degli azionisti per il 2024, alla luce della significativa generazione di capitale della banca. Tuttavia, sebbene non sia lo scenario comunicato, Equita non esclude che Mps possa già annunciare la distribuzione di un dividendo a valere sul bilancio 2023, specialmente in caso di significativi rilasci di riserve: stima 0,11 euro per azione, yield del 3%, un dividendo, quindi, simbolico a fronte di un utile netto atteso per l’intero esercizio a 1,197 miliardi dalla perdita di 205 milioni del 2022. L’ultimo dividendo risulta quello a valere sul bilancio 2010 pagato a maggio 2011 (0,0245 euro per ogni azione ordinaria).
Lo scorso 8 novembre il ceo, Luigi Lovaglio, aveva sottolineatro che «la guidance sull'utile netto per il 2023 è stata aumentata a oltre 1,1 miliardi di euro, trainata dal margine di interesse, con un coefficiente Cet1 di fine anno previsto superiore al 17%. Sul fronte della remunerazione, aveva spiegato che Mps ha «un ampio buffer sui requisiti patrimoniali e questo ci rassicura sul fatto che saremo ben attrezzati per remunerare i nostri azionisti in linea con le ultime guidance che abbiamo dato, ovvero anticipare il dividendo con l'utile 2024», quindi non con quello 2023. Ma un dividenddo in anticipo potrebbe sostenere il titolo a Piazza Affari nel bel mezzo della privatizzazione da parte del Tesoro.
Con l’azione Mps che tratta a un multiplo prezzo/utile adjusted 2025 di 5,6 volte e a un multiplo prezzo/capitale tangibile sotto 0,4 volte, Equita ha ribadito il rating hold e il target price a 3,60 euro. Invece, Barclays non si aspetta a valere sul bilancio 2023 un dividendo, pur a fronte di un utile netto stimato a 1,44 miliardi (-205 milioni nel 2022), ma oggi, 22 gennaio, in un report sulle banche italiane, in vista dei conti dell’istituto senese, ha alzato il target price sull’azione da 3,40 a 3,70 euro e confermato il rating positivo, overweight.
Anche Mediobanca Research (rating neutral e target price a 3,60 euro) non si aspetta una cedola a valere sul bilancio 2023, lo ritiene possibile nel 2024 (yield del 4,8%, attualmente il consenso prevede che non verrà distribuito alcun dividendo nel 2023 e stima un pay-out del 15% circa nel 2024), ma osserva che quest’anno potrebbe essere cruciale nel definire il futuro del Monte. «Riteniamo che il consolidamento in Italia possa registrare ulteriori sviluppi quest’anno. E Mps potrebbe diventare un attore chiave, poiché il rischio legale si è attenuato e il coefficiente patrimoniale Cet1 si avvicinerà al 18% nel 2024. Secondo noi, l'obiettivo finale è che Mps venga acquisita da un concorrente, che, a nostro avviso, potrebbe essere Unicredit, Banco Bpm o Bper Banca. Escludiamo Intesa Sanpaolo per motivi antitrust, così come Bnp Paribas e Credit Agricole, ipotizzando che il governo preferisca partner italiani. Secondo noi, Unicredit rimane il principale potenziale acquirente, mentre una fusione con Banco Bpm o Bper Banca potrebbe comportare un delicato equilibrio tra il Cet1 e la quota in mano al governo, con la complicazione del socio di controllo in Bper Banca».
La scorsa settimana è stata anche menzionato una fusione tra Bper e la Popolare di Sondrio, dopo che Unipol ha raggiunto una quota di circa il 20% nella Sondrio, così come in Bper. «Riteniamo che una fusione tra Bper e la Sondrio sia sempre stata nell'aria, ma era una questione di tempistica, poiché Bper ha bisogno di tempo per completare la ristrutturazione post Ubi e Carige e la trasformazione in una banca nazionale. Poi c’è la questione dei multipli di valutazione. Non riteniamo che ci sia fretta di fondere Bper-Sondrio nel 2024, specialmente quando il futuro di Mps è ancora incerto», conclude Mediobanca Research. (riproduzione riservata)