Lo sconfinamento russo in Polonia e Romania accende lo scontro con la Nato.
Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha dichiarato, nella giornata del 15 settembre, che «la Nato è di fatto coinvolta» nel conflitto russo-ucraino per il sostegno dei Paesi occidentali all’Ucraina, riporta la Tass.
«La Nato è in guerra con la Russia. Questo è ovvio e non richiede ulteriori prove», ha detto Peskov che nella sua conferenza stampa quotidiana ha ammesso lo stato di stallo delle trattative per una tregua in Ucraina ed è tornato ad accusare Kiev e i Paesi europei di ostacolarne il raggiungimento.
«Mosca mantiene la disponibilità a una risoluzione pacifica della questione Ucraina ma Kiev rallenta artificialmente il processo», afferma il portavoce della presidenza russa, che ha rinfacciato all'Ucraina di «non mostrare flessibilità nè disponibilità a un serio confronto sulla risoluzione» del conflitto e di chiedere un incontro immediato con Putin per «mirare a un effetto emotivo». «La pausa nel processo negoziale è evidente», ha concluso Peskov, secondo il quale, poi, «gli europei ostacolano la risoluzione pacifica in Ucraina, non volendo considerare le cause principali della crisi». Peskov ha sottolineato che un vertice senza un’adeguata preparazione sarebbe «inutile» e ha riferito che finora non c’è stato «alcun progresso» nell’organizzazione di un summit a tre con Washington e Kiev, nonostante il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, abbia ribadito di poterlo convocare «presto». Un summit a tre sembra l’unica soluzione possibile per Trump, che in passato aveva suggerito che i presidenti dei due Paesi in guerra, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, si incontrassero in un bilaterale.
Una situazione di stallo confermata dallo stesso presidente Usa Donald Trump:«Che lo si chiami vertice o semplicemente incontro, non importa, ma probabilmente dovrò convincerli, perché si odiano così tanto che quasi non riescono a parlare. Sono incapaci di parlare tra loro».
Il tycoon, intanto, torna a incalzare gli alleati europei: le loro sanzioni alla Russia, ha detto, non sono abbastanza dure. E ha rilanciato la richiesta che gli alleati Nato smettano di acquistare petrolio da Mosca e impongano dazi alla Cina. «Le sanzioni più efficaci, quelle che funzionano più rapidamente, sono gli incendi alle raffinerie di petrolio russe, ai suoi terminal, ai suoi depositi di petrolio», aveva detto nella serata del 14 settembre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
E sull’eventualità che gli asset russi congelati nei Paesi occidentali possano essere confiscati si è fatto sentire sempre il portavoce di Putin: «Oltre al fatto che ciò minerà significativamente la fiducia nel sistema finanziario occidentale, sarà anche, ovviamente, un argomento per la Russia per difendere i propri diritti sulle sua proprietà in termini legali», ha dichiarato Peskov.
Ad alzare la tensione bella giornata, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev, citato dalla Tass, ha ammonito che «permettere ai paesi della Nato di abbattere i droni russi sull’Ucraina significa dichiarare guerra tra l’Alleanza e la Russia». «Seriamente, l’attuazione dell’idea provocatoria di Kiev e di altri idioti di creare una ‘no-fly zone sull’Ucraina’ e consentire ai paesi della Nato di abbattere i nostri droni significherà solo una cosa: la guerra della Nato contro la Russia», ha scritto il politico sul suo canale Telegram.
Gli sconfinamenti aerei hanno portato alla convocazione dell’ambasciatore russo al Foreign Office di Londra su indicazione della ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, per protesta contro «la significativa violazione senza precedenti dello spazio aereo polacco e della Nato» attribuito a droni di Mosca e la «successiva incursione in Romania».
Lo si legge in una nota in cui si ribadisce «la condanna senza riserve di queste azioni sconsiderate». Cooper ha poi elogiato la «risposta» collettiva della Nato e la determinazione degli alleati di restare «al fianco» di Kiev. «La Russia deve mettere fine alla guerra illegale in Ucraina», conclude la nota.
«Non siamo pronti né ad un attacco russo né ad un attacco di un’altra nazione, lo dico da più tempo. Penso che abbiamo il compito di mettere questo Paese nella condizione di difendersi se qualche pazzo decidesse di attaccarci: non dico Putin, dico chiunque», ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, rispondendo ai cronisti a margine della presentazione a Roma del bilancio del tour mondiale del Vespucci. «Non lo siamo perché non abbiamo investito più in difesa negli ultimi vent’anni e quindi i vent’anni non si recuperano in un anno o in due anni».
Continuano intanto gli attacchi sia sul territorio ucraino che russo. Kiev denuncia che dodici persone sono rimaste ferite in un attacco missilistico russo contro un’azienda agricola nella regione di Sumy nella tarda serata del 14 settembre, come riporta Ukrainska Pravda.
Il capo dell’amministrazione militare della regione ucraina di Sumy, Oleg Hrygorov su Telegram ha dichiarato: «Il 14 settembre, intorno alle 23:00, il nemico, secondo i dati preliminari, ha colpito con due missili il territorio di un’azienda agricola della comunità di Boromlyansk del distretto di Okhtyrsky della regione di Sumy. A seguito dell’attacco degli occupanti, 12 persone impegnate nella raccolta sono rimaste ferite». Il ministero della Difesa russo da parte sua fa sapere che i sistemi di difesa aerea russi hanno distrutto o intercettato sei droni ucraini nella regione di Belgorod durante la notte, secondo quanto riferito alla Tass. «Nella scorsa notte, le forze di difesa aerea in servizio hanno intercettato o distrutto sei droni ad ala fissa ucraini nella regione di Belgorod», ha affermato il ministero.
La Commissione europea ha stanziato 40 milioni di euro aggiuntivi in finanziamenti umanitari per aiutare gli ucraini ad affrontare il quarto inverno di guerra. Lo annuncia l’esecutivo Ue in un comunicato, specificando che con questi fondi i partner umanitari dell'Ue «forniranno materiali per rifugi, ripareranno case danneggiate e centri per sfollati, e miglioreranno l’accesso ad acqua, servizi igienici e riscaldamento». Il supporto diretto per l’inverno «includerà assistenza in contanti, combustibili solidi, apparecchi di riscaldamento e isolamento, così come punti di riscaldamento di emergenza», con particolare attenzione per i gruppi vulnerabili, come anziani, persone con disabilità e famiglie sfollate che vivono in siti collettivi. (riproduzione riservata)