L’Asia trova tono, mercoledì 11 gennaio, alle ore 7:20 italiane il Nikkei sale dell’1%, l’Hang Seng dell’1,06%, segnando un rally di oltre il 9% da inizio 2023, Shanghai è appena passata sotto la parità (+2,5% da gennaio).
L’euro sale dello 0,2% a 1,0755, lo yen si muove a 132,32, la sterlina guadagna lo 0,16% a 1,217 mentre il rendimento del T bond decennale scende dal 3,6% di inizio contrattazione al 3,593%, con i futures su Wall Street in leggera debolezza.
I mercati azionari asiatici salgono in Asia, al traino di Wall Street, gli investitori scommettono che l'inflazione statunitense si allenterà ulteriormente, mentre il governatore della Fed, Jerome Powell, ha evitato di fare commenti sulle prospettive della politica monetaria in un recente discorso. Anche la riapertura della Cina dai freni sul Covid, che rafforza le prospettive economiche, ha continuato ad aiutare il sentiment del mercato.
I futures sulle azioni statunitensi sono per ora poco mossi, i mercati attendono con cautela i dati sull'inflazione degli Stati Uniti giovedì per recepire ulteriori indizi sulla prossima mossa della Federal Reserve, oltre che sull’avvio delle trimestrali Usa delle grandi banche, a partire da venerdì.
Le azioni di Hong Kong sono salite fino a 282 punti, pari all'1,3% a 21.613 nelle negoziazioni di mercoledì, ai massimi degli ultimi sei mesi, sostenute da una forte sessione a Wall Street durante la notte tra le speranze che l’inflazione in uscita negli Stati Uniti rallenti ulteriormente e spinga la Federal Reserve a frenare il ritmo della sua campagna di inasprimento monetario.
Nel frattempo, la riapertura accelerata in Cina ha spinto Goldman Sachs e Morgan Stanley ad alzare le attese di crescita del Pil cinese a oltre il 5% nel 2023, dopo che Pechino si sta finalmente concentrando su una politica economica favorevole alla crescita.
Morgan Stanley ha mantenuto il rating overweight sulle azioni cinesi e ha alzato il target di fine anno sull'indice Msci China da 70 a 80 (l’Etf iShares Msci China ha chiuso lunedì a 52,43 dollari). La banca d’affari americana anche alzato la stima di crescita del Pil cinese di tre decimi, al 5,7%, oltre il consenso del 4,8%.
Il mercato, spiega il team di Morgan Stanley, sta ancora sottovalutando «gli effetti di vasta portata della riapertura cinese e la possibilità che possa verificarsi una discreta ripresa ciclica».
Quasi tutti i principali settori hanno contribuito alla ripresa mercoledì sui listini cinesi, con i migliori risultati provenienti da sanità, tecnologia, energia, immobiliare e finanza. Gli investitori ora attendono i dati sull'inflazione cinese e sui prezzi alla produzione che saranno pubblicati giovedì.
Dopo aver effettuato il maggior drenaggio nella storia, mercoledì la People's Bank of China (PBoC) è tornata a iniettare liquidità nel sistema bancario con 87 miliardi di yuan (12 miliardi di euro).
Con 14 miliardi di yuan di tali pronti contro termine in scadenza oggi, la banca centrale ha immesso 71 miliardi netti nel sistema finanziario come fa di solito prima che inizino le ferie del capodanno lunare in Cina (dal 21 gennaio) che durano una settimana.
«La stabilità dei prezzi è il fondamento di un'economia sana e fornisce al pubblico benefici incommensurabili nel tempo. Ma ripristinare la stabilità dei prezzi quando l'inflazione è elevata può richiedere misure che non sono popolari a breve termine dal momento che alziamo i tassi di interesse per rallentare l'economia», ha spiegato il governatore della Fed, Jerome Powell, durante la tavola rotonda a Stoccolma mercoledì 11 gennaio alla Riksbank.
I commenti di Powell si sono concentrati sull'indipendenza delle banche centrali e non hanno fornito dettagli sulle prossime decisioni sui tassi di interesse. La Federal Reserve ha aumentato i tassi di 50 punti base al 4,25%-4,5% durante l'ultima riunione di politica monetaria del 2022, spingendo i costi di indebitamento al livello più alto dal 2007 e in linea con le aspettative del mercato.
I funzionari della Fed hanno segnalato la loro intenzione di aumentare il costo del denaro oltre il 5% nel 2023 e di mantenerlo a quel livello per tutto l'anno. Il ceo di JP Morgan Chase, Jamie Dimon, ha detto che i tassi statunitensi potrebbero salire oltre il 5%, facendo eco alle osservazioni dei funzionari della Federal Reserve che hanno sottolineato la necessità di aumentare ulteriormente il costo del denaro per portare l'inflazione all'interno dell'obiettivo.
(riproduzione riservata)