I mercati azionari dell’Europa centro-orientale, esclusa la Russia, sono spesso trascurati dagli investitori internazionali. A detta di Christian Stocker, lead equity strategist di Unicredit, ciò è del tutto ingiustificato. Infatti, investire nell’area Cee offre diversi vantaggi rispetto agli investimenti nei mercati dell’Europa occidentale.
I mercati azionari della area Cee hanno subito un forte calo a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina all’inizio del 2022. La crisi ha avuto un impatto negativo anche sui mercati azionari dell’Europa occidentale, che sono scesi del 14% tra lo scoppio della guerra, il 22 febbraio 2022, e il minimo ciclico raggiunto nel quarto trimestre del 2022. Tuttavia, il calo nei mercati Cee è stato decisamente maggiore: -38%.
Tuttavia, grazie alla stabilizzazione dei mercati globali, agli stimoli governativi e alla forte crescita economica, i mercati azionari dell’area Cee, con un aumento del 140% dal minimo ciclico del 2022, hanno registrato un rimbalzo molto più marcato rispetto all’indice Stoxx Europe 600 (+45%). Solo dall’inizio di quest’anno, i mercati Cee hanno guadagnato il 30%, l’indice Stoxx Europe 600 +7%. Questa solida performance è legata alla struttura settoriale, alla crescita del pil e all’orientamento prevalentemente domestico delle economie della regione, spiega Stocker.
In un’ottica di lungo periodo, i Paesi di questa regione godono di vantaggi demografici rispetto all’Europa occidentale e di una forza lavoro ben istruita. Anche gli investimenti diretti esteri lo confermano. Le multinazionali dell’Europa occidentale e della regione Asia-Pacifico (Apac) hanno effettuato importanti investimenti diretti nei mercati dell’area Cee (700 miliardi di euro da Europa, Medio Oriente e Africa e 50 miliardi di euro dalla regione Apac nel 2023), approfittando di costi del lavoro competitivi e opportunità di rilocalizzazione (near-shoring).
Il settore finanziario è tra i più forti nella regione, beneficiando di una domanda interna rilevante e di un’elevata redditività. Anche i settori dell’energia, delle utility e dei beni di consumo discrezionali traggono vantaggio dal focus domestico e dai forti finanziamenti dell’Ue.
Dal punto di vista geografico, i Paesi con il maggior peso nell’indice — Polonia, Ungheria, Romania e Repubblica Ceca — sono membri dell’Ue e quindi beneficiano di un quadro giuridico stabile, istituzioni affidabili e accesso ai consistenti fondi europei. «Questa integrazione europea offre un contesto d’investimento prevedibile, aumenta la trasparenza normativa e sostiene lo sviluppo economico a lungo termine — fattori chiave che rafforzano la fiducia degli investitori nella regione», sostiene Stocker.
La crescita del pil in molti Paesi Cee (Polonia, Romania e Repubblica Ceca) è stata superiore a quella dell’Europa occidentale, trainata dai consumi interni, dai fondi Ue e dallo sviluppo infrastrutturale. Essendo membri dell’Ue, beneficiano di solidi quadri normativi, afflussi di capitali e finanziamenti per le infrastrutture. Inoltre, la regione gode di un premio tipico dei mercati emergenti, che riflette sia le prospettive di crescita superiori alla media sia i fattori di rischio aggiuntivi generalmente associati alle economie in via di sviluppo.
Man mano che le economie della Cee continuano a convergere con i mercati dell’Europa occidentale più maturi, questo premio potrebbe tradursi in rendimenti superiori alla media. Un altro fattore importante dietro la forte crescita delle stime sugli utili, in particolare nel 2025, è proprio la struttura settoriale sopra descritta. Anche in Europa occidentale, il settore finanziario ha registrato una crescita degli utili superiore alla media, ma i tassi d’interesse generalmente più alti nei Paesi della Cee hanno ulteriormente favorito il settore.
Gli altri settori con un peso rilevante — energia, utility e beni di consumo discrezionali — beneficiano dell’orientamento interno delle economie dell’area Cee, risultando meno esposti alle fluttuazioni della politica commerciale statunitense. Questa bassa dipendenza dall’estero è particolarmente vantaggiosa in un contesto di crescenti tensioni commerciali globali e iniziative protezionistiche, molte delle quali alimentate dalle recenti azioni dell’amministrazione Trump.
I mercati azionari della Cee generalmente trattano a multipli prezzo/utile (p/e) e prezzo/book value (p/b) più bassi rispetto ai corrispettivi dell’Europa occidentale, offrendo potenziali opportunità di valore per gli investitori, «ovvero la possibilità di acquistare titoli al di sotto del loro valore intrinseco. Ciò è particolarmente vero considerando che i settori tipicamente value — finanza, energia e beni di consumo discrezionali — rappresentano circa il 70% dell’indice Msci Cee. Questo è parecchio superiore rispetto alla loro incidenza nei mercati azionari dell’Europa occidentale: circa il 40%», precisa Stocker.
Lo sconto di quasi il 40% nei rapporti p/e dei mercati Cee rispetto all’indice Stoxx Europe 600 riflette sia le incertezze geopolitiche sia i rischi di liquidità, poiché i mercati azionari della Cee sono meno liquidi di quelli dell’Europa occidentale, spiega Stocker. Alcuni Paesi della Cee sono, inoltre, esposti a maggiori rischi politici o relativi allo stato di diritto, e le fluttuazioni dei tassi di cambio possono influenzare i rendimenti.
«Riteniamo che l’area Cee sia una regione interessante per diversificare gli investimenti azionari in Europa. Offre opportunità interessanti nel 2025 grazie al suo potenziale di crescita, alle valutazioni contenute e alla stabilità sostenuta dall’Ue, in particolare in Paesi come Polonia, Romania e Grecia», precisa Stocker, avvertendo, però, che i rischi politici e geopolitici, tra cui la guerra tra Russia e Ucraina, la guerra ibrida russa e l’instabilità politica interna, rappresentano sfide significative. «Gli investitori dovrebbero adottare un approccio diversificato, concentrarsi su settori resilienti e mantenersi aggiornati sugli sviluppi politici e geopolitici per bilanciare efficacemente rischi e opportunità». (riproduzione riservata)