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I mercati emergenti? Una valida alternativa nonostante i rischi geopolitici: ecco perché
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I mercati emergenti? Una valida alternativa nonostante i rischi geopolitici: ecco perché

21 luglio 2025, 14:55 Ultimo aggiornamento: 15:03

I mercati emergenti mostrano resilienza in un contesto globale incerto, con una crescita superiore di 280 punti base rispetto ai Paesi sviluppati e sono favoriti anche dalla debolezza del dollaro

In un contesto globale dominato da tensioni geopolitiche e incertezze economiche, i mercati emergenti si dimostrano tutto sommato resilienti. Il che potrebbe renderli alternative di investimento valide ai Paesi più sviluppati, alle prese con segnali di rallentamento, inflazione e rischi politici. A sottolinearlo è un’analisi di Pictet Asset Management.

I mercati emergenti staccano quelli sviluppati

«I differenziali di crescita tra le economie emergenti e le loro controparti sviluppate sono saliti a 280 punti base, i livelli più alti dall’inizio del 2000. Prevediamo che questo divario si amplierà ulteriormente fino a raggiungere 290 punti base il prossimo anno, sostenendo gli asset dei mercati emergenti», scrivono gli esperti della Strategy Unit di Pictet.

Dietro a questa forza relativa ci sono diversi fattori, tra cui la ripresa della produzione industriale e dell’export, l’aumento dei prezzi delle materie prime e una politica monetaria più accomodante grazie al raffreddarsi dell’inflazione. Le banche centrali dei Paesi emergenti, infatti, stanno infatti riducendo i tassi d’interesse, liberando risorse per sostenere consumi e investimenti. Tuttavia, l’analisi di Pictet sottolinea il permanere di significativi rischi geopolitici, in particolare «il rischio di un’escalation delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti». 

Il caso della Cina

Tra i mercati emergenti, una dinamica diversa interessa la Cina, ormai seconda economia mondiale e particolarmente coinvolta nelle tensioni politiche con gli Usa. «L’economia cinese presenta un quadro contrastante, con esportazioni deboli ed una contrazione della produzione industriale che compensano la crescita dei consumi e l’aumento del credito», si legge nell’approfondimento di Pictet. «Il mercato immobiliare sta dando timidi segni di stabilizzazione ed ulteriori stimoli politici, sotto forma di tagli dei tassi d’interesse e spesa pubblica, dovrebbero contribuire a rilanciare la domanda interna».

Il ruolo del dollaro

Infine, anche la debolezza del dollaro gioca un ruolo favorevole. Da gennaio 2025 il biglietto verde ha perso circa il 10%, rendendo più convenienti le obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti. E il trend non sembra destinato a invertirsi nell’immediato. «Prevediamo che il deprezzamento proseguirà a causa dei crescenti timori in merito alle politiche commerciali e fiscali degli Stati Uniti, nonché dei segnali di rallentamento dell’economia statunitense», sostengono gli esperti. Questa dinamica risulta buona per le obbligazioni societarie dei Paesi emergenti, che nel primo semestre 2025 hanno registrato performance positive tra il 2% e il 2,8% nel primo semestre 2025. (riproduzione riservata)



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