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Mercati in caduta: cosa fare adesso?
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Mercati, ecco le mosse da fare in portafoglio dopo la settimana nera delle borse mondiali

02 agosto 2024, 19:30 Ultimo aggiornamento: 25 agosto 2024, 19:46

Dopo mesi di luna di miele con i listini, ora gli investitori hanno paura della recessione. E nelle ultime due sedute della settimana il Ftse Mib ha perso più del 5%. Secondo gli esperti adesso è il momento della cautela: ecco cosa fare in portafoglio

Se la traiettoria di quest’anno dei mercati azionari fosse una lunga partita a tennis in cinque set, l’ultima settimana potrebbe essere considerata come quel momento di crisi in cui, mentre si sta vincendo per due set a zero, l’avversario all’improvviso rialza la testa e ci ricorda che la vittoria non è così alla portata di mano come era sembrato fino a quel punto. E che il match è ancora lungo.

È ora di risvegliarsi dal sogno di una luna di miele eterna tra investitori e borse? Forse no, ma sicuramente l’ultima settimana sui listini di tutto il mondo invita a un’estrema cautela. Dagli Usa, dove il boom dell’intelligenza artificiale e del tech ha mostrato i primi scricchiolii, fino all’Europa e all’Italia, dove a essere colpiti sono stati soprattutto i titoli finanziari e industriali.


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Ferragosto da prudenti

Il mese di agosto suggerisce prudenza, spiega Mark Dowding, capo degli investimenti obbligazionari di Rbc Bluebay Am: «Riteniamo che la volatilità possa tornare nel breve periodo, e pertanto appare prudente mantenere un approccio attendista dal punto di vista degli investimenti, visti i dati aggregati che arriveranno nei prossimi mesi». Con le riunioni delle banche centrali alle spalle, prosegue l’esperto, «sarebbe bello rilassarsi un po’ e godersi l’estate». Un modo per dire senza mezzi termini che, in tempi di turbolenza, forse è meglio aspettare che rischiare mosse avventate.

Cosa è successo

È indubbio che l’ultima settimana sui mercati (azionari e non solo) sia stata guidata in gran parte da dati macro che hanno veicolato due aspettative di segno opposto: timori di una recessione da una parte, scommesse su un imminente taglio dei tassi da parte della Fed dall’altra. Due tendenze che, a ben guardare, sono però anche strettamente intrecciate. La speranza di una Fed finalmente più accomodante ha favorito soprattutto l’obbligazionario, con il rendimento del Treasury sceso sotto il 4% dopo la riunione di questa settimana della banca centrale, dalla quale è emerso che la Fed potrebbe essere pronta a tagliare i tassi in presenza di dati macro non positivi.

D’altro canto però lo spauracchio di questi dati ha fatto tremare le borse: giovedì 1° agosto la contrazione degli indici Pmi sia in Europa sia negli Usa (dove il Pmi manifatturiero ha segnato il peggior dato da inizio anno) ha provocato il fuggi-fuggi dagli indici azionari, con Milano maglia nera d’Europa al -2,7% (e sotto i 33.000 punti) e il Nasdaq che nel corso della seduta ha registrato una flessione intraday dal punto di massimo a quello di minimo del 4,2%.

Usa, frena l’occupazione

Come se non basasse, venerdì 2 agosto è stato il giorno dei dati sul mercato del lavoro americano, quelli che in gergo vengono chiamati i payroll non agricoli. A luglio l’economia americana ha creato 114 mila posti di lavoro, un dato ben inferiore alle stime del consenso, che si aspettava una lettura a 179 mila.

In tutto ciò, la disoccupazione nel Paese è arrivata al 4,3%, il livello più alto da ottobre 2021. Già alla vigilia del rapporto sull’occupazione David Pascucci, analista di mercato per Xtb, aveva indicato in un valore oltre il 4,1% (come effettivamente è stato) la soglia critica che «indicherebbe l’arrivo conclamato di una recessione secondo il Sahm Recession Indicator», indicatore di recessione basato sui dati del mercato del lavoro.

Insomma, il messaggio è stato ribadito forte e chiaro: il mercato «non sembra credere più alla narrativa di un’economia forte e resiliente», ma al contempo la Fed potrebbe essere alle strette e avviare presto la stagione dei tagli. Risultato: appena dopo la pubblicazione dei dati il Treasury decennale è sceso dal 3,8%, mentre le borse hanno immediatamente ampliato le perdite: a pochi minuti dall’uscita del rapporto americano il Ftse Mib è sceso di oltre 1 punto percentuale (arrivando a perdere il 2,6%), mentre il Nasdaq ha perso più del 2% fin dalle prime battute, con l’S&P 500 in rosso di oltre il 2%.

Il tech è al bivio

La caduta delle borse è stata generalizzata in tutti i mercati mondiali, a cominciare dal Giappone dove il secondo rialzo dei tassi consecutivo (di 25 punti base) da parte della Bank of Japan ha fatto scendere il cambio dollaro-yen sotto 150 - da 161 di inizio luglio - e franare rovinosamente l’azionario (-5,8% la performance di venerdì del Nikkei).

La vera cartina tornasole della settimana è però il Nasdaq, dove le trimestrali tech hanno offerto al mercato segnali contrastanti: bene Meta e Apple (+2% a metà delle negoziazioni di venerdì), in chiaroscuro Amazon, disastrosa Intel (-28% in apertura all’indomani dei conti). Mentre Nvidia, che i risultati li darà nelle prossime settimane, si è mossa per tutta la settimana sull’ottovolante, con oscillazioni che difficilmente ci si aspetterebbe da un titolo da oltre 2.500 miliardi di dollari di capitalizzazione.

«Improvvisamente il boom dell’intelligenza artificiale è stato messo in discussione: è una rivoluzione tecnologica, d’accordo. Ma quando vedremo gli utili?», si domanda Fabio Caldato, portfolio manager di AcomeA sgr. Parallelamente, conferma il gestore, «i dati macro certificano un rallentamento e la banche centrali subito si dimostrano più disposte al taglio dei tassi». Considerando anche una «nota più tecnica sui tassi con un cosiddetto steepening (irripidimento, ndr) della curva Usa che solitamente anticipa una recessione», il combinato disposto di questi elementi «ha portato al mini-crash».

Banche vs Ferrari

Mentre negli Usa le trimestrali tech hanno fatto da catalizzatore del mercato, in Europa (Italia in primis) le protagoniste in negativo dell’ultima settimana sono state le banche, a fianco agli industriali (Stm, Saipem e Iveco i fanalini di coda del venerdì). Dal canto loro le banche sono sì scese tanto - la spagnola Bbva, tra le peggiori blue chip della settimana, ha lasciato per strada quasi il 12% -, ma hanno anche ripreso fiato dopo che erano state mattatrici delle borse per oltre due anni, cioè da quando la Bce ha iniziato ad alzare il costo del denaro. Quelle degli ultimi giorni potrebbero essere quindi delle fisiologiche prese di beneficio, anche se il mercato non ha apprezzato alcune indicazioni come il taglio della guidance di Société Generale, punita con un crollo del 9% in una seduta. Ulteriori tagli dei tassi e un’economia debole potrebbero rappresentare elementi di tensione per il mondo del credito. Altri titoli invece sembrano essere in grado di surfare sui mercati in ogni situazione: il nome forte è quello di Ferrari, che dopo aver visto utili semestrali in rialzo del 23% e un miglioramento delle stime per fine anno è stata premiata dal mercato con una crescita del 2,5% in una seduta: tutto un altro gran premio (borsistico, s’intende) rispetto al Ftse Mib, sceso nel corso della settimana di oltre il 5%.

Un mondo di incognite

Insomma, l’estate si preannuncia caldissima e probabilmente «la recente volatilità potrebbe protrarsi», conferma Caldato, che rimane comunque «non estremamente negativo in prospettiva». La prova del nove dell’incertezza? L’oro nuovamente sopra i 2.500 dollari, superati nella mattinata di venerdì 2 agosto.

Da una parte il mercato osserverà con attenzione le prossime tornate di dati, per capire sia lo stato di salute delle economie sia (forse soprattutto) quale sarà la reazione delle banche centrali. Non va poi dimenticato, evidenzia Dowding, che «la corsa alla Casa Bianca sta accelerando, con alcuni sondaggi che mostrano Harris in vantaggio su Trump in alcuni Stati in bilico, anche se l’ex presidente rimane ancora favorito ai nostri occhi». Un recente sondaggio di Ubs Asset Management condotto tra i banchieri centrali globali ha rivelato che, secondo gli intervistati, una vittoria del tycoon condurrebbe a tassi di interesse più bassi e a una crescita del prezzo delle azioni, ma anche a livelli di deficit pubblico più elevati. Per finire c’è l’onnipresente rebus geopolitico. In questo contesto, Dowding osserva che «la tendenza al ribasso dei mercati dei tassi ha aperto alcune opportunità interessanti, in cui preferiamo ridurre il numero dei tagli prezzati nei mercati Usa quest’anno, con moderata convinzione».

Che fare oggi

In definitiva, come muovere oggi il portafoglio? Mark Haefele, chief investment officer di Ubs Global Wealth Management, ricorda che la fase di volatilità attuale arriva comunque dopo che l’S&P 500 «aveva chiuso più di 350 sessioni consecutive senza aver perso più del 2%: la più grande corsa in 17 anni». Con la Fed che ha aperto la porta a un avvio dei tagli «un ritorno a una volatilità più elevata era atteso», tanto più con la tornata elettorale che si avvicina. Il capo degli investimenti suggerisce pertanto di adottare tre strategie per «non avere reazioni eccessive di fronte alle turbolenze di mercato». Primo, «cercare una crescita di qualità: il recente aumento degli utili è stato guidato in gran parte da aziende con conclamati vantaggi competitivi ed esposizione a tendenze strutturali che hanno loro permesso di reinvestire gli utili in modo consistente». Secondo, «posizionarsi per tassi più bassi», tanto più dopo l’avvio dei tagli della Bank of England. «Crediamo che sia opportuno investire la liquidità in bond governativi e societari di alta qualità, in quanto prevediamo che i prezzi aumenteranno nel momento in cui il mercato apprezzerà un ciclo dei tagli più profondo». Terzo, «diversificare con gli alternativi», tra i quali Haefele annovera il private equity, dove «le valutazioni sembrano essere arrivate al punto più basso e le operazioni, sebbene ancora minori per quanto riguarda il valore in dollari, stanno aumentando in valore assoluto».


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