Il mercato azionario europeo sta vivendo una fase di ripresa sostenuta ormai da due trimestri, con performance positive che riflettono un miglioramento del sentiment degli investitori e una progressiva riduzione di alcuni fattori di rischio. Secondo l’analisi di Pictet, a favorire questa dinamica sono state, in primo luogo, valutazioni inizialmente molto convenienti e un posizionamento sottotono da parte degli operatori, che hanno successivamente corretto l’eccesso di pessimismo.
Un ulteriore supporto è arrivato dalla percezione di un calo del rischio geopolitico - con la guerra in Ucraina che, pur senza sviluppi risolutivi, è uscita dalla parte alta delle preoccupazioni del mercato - e dai primi segnali di una possibile inversione nel cosiddetto «eccezionalismo americano». «La robustezza degli utili delle aziende statunitensi, nonostante l’aumento del costo del lavoro, sembra infatti iniziare a perdere slancio, rendendo l’Europa un’alternativa più attraente in ottica relativa», spiega Marco Piersimoni, co-head euro multi asset di Pictet Asset Management.
A incidere fortemente sull’ottimismo è stato anche il ritorno della politica fiscale in Germania. Con l’insediamento del nuovo cancelliere Friedrich Merz e la prospettiva di un piano di spesa pubblica più ambizioso, il mercato ha percepito una svolta rispetto all’ortodossia contabile tedesca. «Un elemento che potrebbe avere implicazioni significative in termini di investimenti infrastrutturali e stimolo alla crescita», sottolinea Piersimoni.
Tuttavia, gran parte del recupero legato a valutazioni e posizionamento si è già realizzato. Il margine per ulteriori sorprese positive su questi fronti appare oggi limitato. E sebbene i negoziati sull’Ucraina proseguano, per quanto a rilento, i mercati sembrano accontentarsi della stabilizzazione dell’attuale status quo.
Un potenziale motore di ulteriore crescita potrebbe essere il rimpatrio di capitali europei attualmente investiti negli Stati Uniti. Questa dinamica, ancora incipiente, potrebbe intensificarsi nel corso del 2025, soprattutto se le condizioni economiche e fiscali nel Vecchio Continente si confermeranno favorevoli.
Restano però alcune incognite importanti. «La più rilevante riguarda i rapporti commerciali transatlantici. Dopo una fase di tregua tariffaria, i segnali sono nuovamente misti: da un lato, si registrano progressi nei negoziati; dall’altro, nuovi attriti, come il recente raddoppio dei dazi americani su acciaio e alluminio europei, lasciano intendere che l’equilibrio rimane fragile», prosegue ancora l’analista di Pictet.
Dal punto di vista settoriale, secondo Pictet, il comparto finanziario ha trainato la risalita dei listini europei, sostenuto da dividendi elevati, programmi di buyback e condizioni di bilancio solide. Le banche restano al centro dell’attenzione, ma il vero catalizzatore sarà il percorso verso l’unione bancaria europea, ancora incompiuto.
Anche il settore della difesa ha beneficiato della fase geopolitica, mentre un comparto rimasto indietro - e potenzialmente interessante in ottica contrarian - è quello farmaceutico. Penalizzato da pressioni regolatorie statunitensi e risultati deludenti da parte di alcune big pharma, il settore presenta oggi valutazioni che potrebbero offrire punti di ingresso interessanti per chi guarda al medio termine.
Infine, il comparto delle costruzioni e dell’industria infrastrutturale potrebbe ricevere un impulso dal piano fiscale tedesco. Gli investitori iniziano a considerare il tema infrastrutture come un’opportunità di investimento trasversale, in grado di generare ritorni consistenti anche in uno scenario di crescita moderata.
In questo contesto, la diversificazione geografica assume un ruolo chiave. Per gli investitori, sovrappesare l’Europa - alla luce dei progressi macroeconomici e delle valutazioni più attraenti - e i mercati emergenti può rappresentare una strategia efficace per bilanciare il portafoglio.
Nonostante la tradizionale preferenza dei risparmiatori italiani per le obbligazioni domestiche, una maggiore esposizione verso queste due aree può migliorare il profilo rischio/rendimento.
Il rinnovato interesse per l’Europa non è frutto di un singolo evento, ma il risultato di una somma di fattori strutturali, ciclici e geopolitici. «Sebbene alcune opportunità si siano già materializzate, il posizionamento strategico nei mercati europei e in quelli emergenti, insieme a un’attenta selezione settoriale resta una delle chiavi per navigare con successo una fase di mercato ancora segnata dall’incertezza», evidenzia Piersimoni. (riproduzione riservata)