Alla 80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tracciato un quadro severo della crisi globale: dalla guerra Russia-Ucraina al dramma di Gaza, dal tema migratorio alla riforma dell’Onu. «Viviamo una fase storica accelerata, complessa, ricca di opportunità ma anche, forse soprattutto, densa di pericoli. Sospesi tra guerra e pace», ha esordito.
Diverse le citazioni utilizzate: quella di Papa Francesco sulla «terza guerra mondiale a pezzi» e quella di San Francesco, «il più italiano dei Santi». Dal palco di New York, ha descritto un mondo «sospeso tra guerra e pace», ricordando che oggi si contano 56 conflitti armati, il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale.
La premier ha ribadito la condanna dell’aggressione russa all’Ucraina: «La Federazione Russa, membro permanente del Consiglio di Sicurezza, che ha deliberatamente calpestato l’articolo 2 dello Statuto dell’Onu, violando l’integrità e l’indipendenza politica di un altro Stato sovrano, con la volontà di annetterne il territorio. E ancora oggi non si mostra disponibile ad accogliere seriamente alcun invito a sedersi al tavolo della pace. Questa ferita profonda inferta al diritto internazionale», ha sottolineato, «ha scatenato effetti destabilizzanti molto oltre i confini nei quali si consuma quella guerra. Il conflitto in Ucraina ha riacceso, e fatto detonare, diversi altri focolai di crisi. Mentre le Nazioni Unite si sono ulteriormente disunite».
Sul Medio Oriente, la premier ha riconosciuto che «Israele ha superato il limite con una guerra su larga scala che sta coinvolgendo oltre misura la popolazione civile palestinese», ma ha ribadito che «è Hamas ad aver scatenato il conflitto» e che «chi ha scatenato la guerra non può essere premiato».
La premier ha chiarito che l’Italia continuerà a sostenere la prospettiva dei due Stati, ma con dei paletti: «Il riconoscimento della Palestina deve avere due precondizioni irrinunciabili: il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani e la rinuncia da parte di Hamas ad avere qualsiasi ruolo nel governo della Palestina». Per Meloni, «Israele non ha il diritto di impedire che domani nasca uno Stato palestinese, né di costruire nuovi insediamenti in Cisgiordania al fine di impedirlo».
Durante il suo speech, la premier ha ribadito la necessità di uscire dallo stallo: «Israele deve uscire dalla trappola di questa guerra. Lo deve fare per la storia del popolo ebraico, per la sua democrazia, per gli innocenti, per i valori universali del mondo libero di cui fa parte». E ha rilanciato il ruolo dell'Italia: «L’Italia c’è e ci sarà per chiunque sia disposto a lavorare a un piano serio». Non è mancato poi un riferimento agli sforzi diplomatici degli Stati Uniti: Meloni ha definito «molto interessanti» le proposte discusse dal presidente Donald Trump con i Paesi Arabi nelle ultime ore. «Siamo pronti ovviamente a dare una mano», ha promesso.
Altro tema centrale del discorso di Meloni è stato la riforma delle Nazioni Unite: «Multilateralismo, dialogo e diplomazia, senza istituzioni che funzionano, sono solo parole vuote. Dobbiamo riconoscere che è urgente una riforma profonda, pragmatica e realista». L’Italia, ha spiegato, non vuole «nuove gerarchie o seggi permanenti», ma un sistema «più rappresentativo ed efficiente».
Ricordando che l’Onu nacque nel 1945 con lo scopo principale di evitare nuovi conflitti dopo la seconda guerra mondiale, la premier ha detto che «la domanda che dobbiamo farci, ottant’anni dopo, e guardandoci attorno, è: ci siamo riusciti? La risposta la conoscete tutti, perché è nella cronaca, ed è impietosa. Pace, dialogo, diplomazia sembrano non riuscire più a convincere e a vincere. L’uso della forza prevale in troppe occasioni».
La premier ha poi dedicato ampio spazio anche al tema delle migrazioni: Meloni ha definito «non più attuali» le convenzioni internazionali su asilo e protezione, nate «in un’epoca nella quale non esistevano le migrazioni irregolari di massa, e non esistevano i trafficanti di esseri umani». Secondo la premier, interpretazioni «ideologiche e unidirezionali» di quelle regole da parte di «magistrature politicizzate» finiscono per «calpestare il diritto, invece di affermarlo».
Il messaggio è chiaro: serve un aggiornamento delle norme, non per ridurre le garanzie, ma per renderle adeguate alle sfide di oggi. «Vogliamo costruire un sistema che sia al passo con i tempi, capace di tutelare i diritti umani fondamentali insieme però alla sacrosanta prerogativa di ogni Nazione di proteggere i propri cittadini e i propri confini, esercitare la propria sovranità, e governare il tema della migrazione», ha detto Meloni, sottolineando che il fenomeno ha «impatto soprattutto sulle persone più fragili». (riproduzione riservata)