La riduzione dell’evasione fiscale dovrebbe essere l’asso nella manica che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si giocherà per la legge di Bilancio. Tuttavia le «vicende internazionali», tra l’aumento delle spese per la Difesa e quelle destinate a Kiev, stanno complicando la situazione.
L’ultimo bollettino mensile di Banca d’Italia sulla finanza pubblica certifica che nei primi sette mesi dell’anno nelle casse del Tesoro sono entrati 325,6 miliardi di euro: vale a dire 16,4 miliardi in più dello stesso periodo dell’anno scorso da poter dirottare sulla Manovra.
Gli incassi dell’Irpef continuano dunque a salire, spinti dagli aumenti contrattuali e dall’occupazione record. E una parte di queste risorse potrà essere usate per la prossima manovra di Bilancio. Le entrate in più sono destinate alla riduzione del deficit. Dal 2022, anno in cui il governo Meloni è in carica, il rapporto deficit/pil è passato da 8,1% a 3,4%.
Quest’anno, a conferma delle rivendicazioni del titolare del Mef, l’Italia riuscirà a portare il suo indebitamento sotto la soglia del 3 per cento del pil: anticipando l’uscita dalla procedura d’infrazione. Ma è anche vero che la parte di entrate che sarà considerata «strutturale» potrà essere usata per ridurre il carico fiscale: parola del commissario Vladis Dombrovskis.
Tuttavia l’esecutivo non sembra più certo di quel che sarà. Sabato 13 settembre il ministro Giorgetti ad Aosta ha frenato gli entusiasmi sulla prossima finanziaria. «Quella che Matteo Salvini chiama la rottamazione delle cartelle e la riduzione delle aliquote fiscali al ceto medio erano punti su cui c’era sicurezza. Ma, lo dico con franchezza, la situazione si è complicata con tutte le vicende internazionali che non dipendono dal governo».
Dichiarazioni che si contraddicono con le promesse al ceto medio e sul taglio delle tasse fatte dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. L’obiettivo della premier è ridurre l’Irpef di 2 punti percentuali passando dal 35% al 33% per i redditi compresi tra i 28 mila e i 50 mila euro. In cima alla lista c’è anche lo slittamento fino al 2029 dell’aumento dell’età pensionabile di 3 mesi (a 67 anni e 3 mesi) che costerà circa un miliardo di euro ogni anno di rinvio. Ma ci sono altri capitoli che inevitabilmente assorbiranno le risorse, come le spese per la Difesa e il sostegno all’Ucraina.
Per avere qualche certezza bisognerà ora aspettare il 22 settembre, quando l’Istat renderà noto lo stato dei conti pubblici per ultimare il Documento programmatico di finanza pubblica e trasmetterlo al parlamento entro il 2 ottobre (e alla Commissione europea entro il 20 ottobre).
Intanto, come cuscinetto, la politica sta sondando il coinvolgimento delle banche nella manovra. Con gli istituti finanziari che si preparano alla riunione del comitato esecutivo dell’Abi, in calendario mercoledì 17 settembre: il primo dopo la ripresa estiva. (riproduzione riservata)