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Manovra, risorse limitate e rischio stagnazione
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Manovra, risorse limitate e rischio stagnazione

di Simone Gamberini*
14 novembre 2025, 02:00 Ultimo aggiornamento: 07:09

La prudenza della manovra rischia di trasformarsi in rinuncia. Servono investimenti e innovazione per evitare la stagnazione e rilanciare lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale nel Paese

La legge di bilancio fotografa un Paese fermo, con una prudenza che rischia di trasformarsi in rinuncia. Servirebbe invece una strategia capace di guardare al futuro, costruire un patto vero per lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale, che rimetta al centro investimenti, innovazione, buona occupazione, politiche mirate per lo sviluppo del Sud.

La rimodulazione del Pnrr può diventare un’occasione per rilanciare la crescita, ma solo se utilizzata con coraggio e lungimiranza; ad esempio, come annunciato dalla premier, destinando una parte delle risorse alla competitività.

La crescita continua a rallentare 

La manovra sconta margini operativi estremamente ridotti. L’Italia è vincolata dal Piano Strutturale di Bilancio di medio termine adottato nell’ottobre 2024, che limita la possibilità di intervento fino al 2029. In questo contesto la manovra è la più contenuta degli ultimi dieci anni: le risorse destinate a misure espansive ammontano allo 0,8% del pil, con un impatto netto sul saldo di appena lo 0,1%.

La priorità dichiarata dal governo è il rientro del deficit. Tuttavia il debito continuerà a crescere almeno fino al 2027, riducendo ulteriormente lo spazio per interventi strutturali. Il recupero dell’equilibrio dei conti pubblici è importante, ma l’analisi del contesto economico mostra i limiti di una manovra così prudente.

Il rallentamento della crescita, aggravato dalla progressiva riduzione delle risorse del Pnrr, espone il Paese al rischio di una nuova fase di stagnazione. Le risorse che la manovra mobilita sono poche e, per circa un quarto, destinate a interventi dal basso o nullo impatto economico: rottamazioni, fondi contenziosi, rinvii di imposte.

I fronti su cui bisogna insistere 

Per sostenere lo sviluppo, dopo i problemi evidenziati dalla gestione del piano Transizione 5.0, è invece indispensabile una visione strategica, con politiche industriali a sostegno degli investimenti, soprattutto in innovazione e ricerca, fattori cruciali per accrescere produttività e competitività del sistema produttivo.

Legacoop ha più volte sottolineato l’urgenza di intervenire su questi fronti e rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori, messo a dura prova dall’inflazione. Ma la manovra non risponde a queste esigenze. Gli impatti macroeconomici previsti sono modesti: crescita del pil neutrale nel 2026 e del +0,1% nel 2027 e 2028. A trainare sarebbero consumi pubblici e investimenti; fermi invece i consumi privati.

Sul fronte fiscale la manovra è restrittiva per circa 800 milioni: la revisione dell’Irpef è parziale, gli sgravi sono temporanei e con effetto limitato. Il recupero del potere d’acquisto resta insufficiente rispetto all’erosione da inflazione. Le misure a favore delle famiglie risultano più che compensate dall’aumento dei gettiti su imprese, in particolare banche e assicurazioni, e dall’incremento delle accise sul gasolio. La pressione fiscale raggiungerà il 42,8% del pil rispetto al 42,5% del 2024: il valore più elevato dell’ultimo decennio.

Un approccio ancora troppo timido 

Sul fronte degli investimenti privati prevale un approccio ancora timido: proroga al 2028 del credito d’imposta Zes, rifinanziamento della Nuova Sabatini, mentre la maggiorazione degli ammortamenti inizierà a incidere sul bilancio solo dal 2027 e per un numero limitato di grandi imprese. E il divieto di compensazione dei crediti fiscali con contributi Inps e Inail comprimerà ulteriormente la propensione agli investimenti.

A ciò si aggiunge l’assenza di misure per ridurre in modo strutturale il costo dell’energia, a cominciare dal disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del gas e da interventi per le imprese energivore. E manca un meccanismo automatico e obbligatorio di revisione dei prezzi negli appalti di servizi, indispensabile per fronteggiare gli aumenti dei costi, soprattutto del lavoro, legati ai rinnovi dei contratti collettivi.

Insomma, la manovra rinuncia a offrire una leva per la crescita. Senza un cambio di passo nelle politiche industriali e sociali l’Italia può restare intrappolata in una prudenza che rischia di congelare il suo futuro. (riproduzione riservata)

*presidente Legacoop



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