Negli ultimi dieci anni, secondo un recente studio di Confcommercio, l’Italia ha perso oltre 99 mila negozi al dettaglio nei suoi centri storici. Un problema non solo urbanistico, ma soprattutto di carattere fiscale. Per riattivarli, Fratelli d’Italia sta lavorando per introdurre una cedolare secca al 21% sugli immobili commerciali inutilizzati da oltre due anni e con superficie fino a 600 mq.
La proposta di legge, presentata alla Camera dal deputato di FdI e membro della Commissione Attività Produttive Silvio Giovine, punta a ridurre lo stock di spazi vuoti e a riportare nel cuore delle città le attività economiche di qualità.
«Assistiamo da tempo a serrande abbassate e negozi vuoti. Immobili un tempo di pregio sono oggi emblematici esempi della crisi del commercio, divenendo monumenti alla trascuratezza e al degrado», ha spiegato Giovine a MF-Milano Finanza. «Fenomeni che, senza interventi tempestivi, rischiano di disperdere i caratteri tradizionali dei centri storici».
I dati Infocamere-Movimprese sostengo le parole dell’onorevole: rispetto al pre-pandemia, gli hotel sono calati del 2,9% ma le attività di b&b e Airbnb hanno registato un +43,3%. La ristorazione è cresciuta del 4%, ma il merito va anche all’incremento delle attività che offrono cibo da asporto e ai fast food. «Una trasformazione che indebolisce la qualità dell’offerta e rende meno attrattivi i centri urbani», osserva Giovine.
«Nel passato per un breve periodo si introdusse la cedolare secca rendendola applicabile anche alle locazioni commerciali», ha ricordato l’onorevole. In particolare, il regime fiscale, nel 2019, poteva essere applicato anche a locazioni di immobili censiti nella categoria C/1 (negozi e botteghe) con superficie fino a 600 mq.
La norma ha però avuto vita breve, solo per contratti stipulati nel 2019, e non è più stata rinnovata. Ora, con la legge di Bilancio alle porte, il governo è al lavoro per rintrodurla, con una soglia che potrebbe salire fino a 1.500 mq.
La misura si inserisce nel più ampio disegno del governo Meloni per la tutela del Made in Italy e delle attività storiche, già valorizzate dall’Albo nazionale istituito nel 2023. «Credo sia arrivato il momento di riconoscere concretamente il valore di queste realtà», ha aggiunto Giovine. «Non si tratta solo di salvaguardare il passato, ma di rafforzare la parte più autentica della proposta commerciale delle nostre città».
Il testo prevede inoltre che gli enti locali possano riconoscere agevolazioni specifiche alle attività storiche iscritte all’Albo, con l’obiettivo di collegare la rigenerazione urbana alla tutela del tessuto economico tradizionale. «Solo centri storici vivibili, attrattivi e sicuri», ha concluso Giovine, «possono essere terreno fertile per il commercio di vicinato, che resta un presidio sociale e identitario per i nostri territori». (riproduzione riservata)