Il governo di Giorgia Meloni può ufficialmente mettere mano alla prossima legge di Bilancio. Con la revisione dei conti nazionali annuali relativa al biennio 2023-2024, l’Istat conferma la tenuta dell’economia italiana, lasciando invariata la stima sul prodotto interno lordo e sul deficit, e rivedendo leggermente al ribasso quella sul debito.
Nel dettaglio, l’economia tricolore lo scorso anno ha registrato una crescita del pil in volume dello 0,7%, percentuale invariata rispetto alla stima del marzo scorso. Sulla base dei nuovi dati, invece, nel 2023 il prodotto interno lordo in volume è aumentato dell’1%, con una revisione positiva di 0,3% in più rispetto alla precedente stima.
L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al pil è stato pari nel 2024 a -3,4% (-7,2% nel 2023). Il saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) è risultato pari a +0,5% del pil rispetto al -3,5% nel 2023.
Nel 2024 il valore dell’indebitamento è risultato negativo per 73.937 milioni di euro, in miglioramento per circa 79,4 miliardi rispetto all’anno precedente. Rivista leggermente al ribasso la stima sul debito che passa dal 135% previsto a marzo a 134,9%.
Il saldo di parte corrente (risparmio o disavanzo delle amministrazioni pubbliche) è stimato pari a 36.176 milioni di euro, in miglioramento rispetto a quello registrato nel 2023, pari a 17.730 milioni. Tale risultato è dipeso da un crescita di circa 56,7 miliardi delle entrate correnti, superiore a quella delle uscite correnti (pari a circa 38,3 miliardi).
Nel 2024 gli investimenti fissi lordi sono aumentati in volume dello 0,5%, i consumi finali nazionali dello 0,6%, le esportazioni di beni e servizi sono risultate stazionarie e le importazioni sono scese dello 0,4%.
A tale quadro, precisa l’Istituto nazionale di statistica, hanno contribuito sia la domanda nazionale al netto delle scorte (per +0,6 punti percentuali) sia quella estera netta (per +0,1 punti). Dal lato dell’offerta di beni e servizi, il valore aggiunto è aumentato in agricoltura, silvicoltura e pesca (+2%), nelle costruzioni (+1,1%) e nei servizi (+0,8%), mentre è risultato stazionario nell’industria in senso stretto.
La crescita dell’attività produttiva si è accompagnata a una espansione dell’input di lavoro e dei redditi da lavoro dipendente. La spesa per interessi è cresciuta del 10,1%. La pressione fiscale è cresciuta di oltre un punto percentuale, attestandosi sui valori registrati nel 2020-2021. (riproduzione riservata)