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Manovra, Giorgia Meloni: priorità al taglio delle tasse per il ceto medio e del costo dell’energia
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Manovra, Giorgia Meloni: priorità al taglio delle tasse per il ceto medio e del costo dell’energia

27 agosto 2025, 14:21 Ultimo aggiornamento: 18:13

La premier, in circa un’ora di discorso, rivendica il nuovo ruolo internazionale dell'Italia, ora un modello di stabilità e serietà, con tassi d'interesse allineati a quelli francesi e il primato nell'attuazione del Pnrr

In questi quasi tre anni il governo «è stato attento ai conti pubblici ma senza rinunciare» a sostenere i lavoratori, con «il taglio strutturale del cuneo fiscale, la detassazione dei premi di produttività, l’Irpef premiale per le imprese che assumono e la riforma dell’Irperf, con la riduzione da 4 a 3 aliquote». Adesso è tempo di «fare ancora di più: l'obiettivo è concentrare l'attenzione sul fisco del ceto medio per rendere il sistema più equo, più incentivante per chi produce reddito e contribuisce allo sviluppo della Nazione; nonchè abbassare strutturalmente il costo dell'energia per le imprese che pesa come un macigno sulla competitività italiana». Queste le anticipazioni sui provvedimenti contenuti nella manovra 2026 anticipati dalla premier Giorgia Meloni nel suo primo intervento da presidente del Consiglio al meeting di Rimini, un «evento che da quasi mezzo secolo segna un momento fondamentale nel dibattito politico e culturale della Nazione». D’altronde tre anni fa la leader di FdI era presente ma come una dei candidati pronti a sfidarsi alle elezioni di settembre, e nell’edizione 2024, invece, Meloni ha lasciato i riflettori della kermesse di Comunione e Liberazione fu occupato ai due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini.

La premier, dopo essersi commossa per l’accoglienza della platea con una standing ovation, ha ricordato in un discorso di quasi un’ora «i nuovi mattoni posati nei deserti fisici ed esistenziali che sappiano resistere ai venti e alle tempeste di quest'epoca, restando nel campo reale non delle ideologie e delle utopie».

La percezione internazionale dell’Italia

In questi quasi tre anni «abbiamo portato mattoni nuovi nella postura internazionale dell'Italia» con la missione di permettere all’Italia di «riappropriarsi del posto che l'aspetta nel mondo. Forte, fiera, schietta, leale, in una parola autorevole».

E, ha aggiunto Meloni, «oggi sono fiera che l'Italia venga vista così a livello internazionale, che non venga più considerata la grande malata d'Europa, ma addirittura un modello di stabilità, di serietà di governo». Tanto che la stampa internazionale «mai benevola con noi è portata spesso a considerarci una anomalia positiva. Non cito i tanti profeti di sventura che vedevano proprio nella politica estera il tallone di Achille» per il governo, «posso augurarmi che in cuor loro siano tutti contenti di essersi sbagliati».

Non a caso, sottolinea la premier, gli investitori internazionali ormai «ci considerano una nazione sicura, tanto che ormai i tassi di interesse che paghiamo sul nostro debito sono in linea con quelli che si pagano in una nazione come la Francia». Da non scordare poi che le istituzioni comunitarie certificano che l'Italia è la prima in Europa per l'attuazione del Pnrr». 

Il ruolo dell’Italia nella sicurezza internazionale 

Il ruolo dell’Italia si è dimostrato fondamentale nella gestione delle crisi di sicurezza a livello globale, ricorda Meloni. 

Da un lato, «finalmente, dopo tre anni e mezzo in cui la Russia non ha dato alcun segnale di dialogo, in cui pretendeva banalmente la capitolazione di Kiev si sono aperti spiragli per un percorso negoziale. Spiragli che sono stati resi possibili grazie all'iniziativa del presidente degli Stati Uniti ma ancora di più' grazie all'eroica resistenza del Popolo ucraino e al compatto sostegno che l'occidente, l'Europa e l'Italia hanno garantito». 

E ancora, «la proposta italiana, basata su un meccanismo ispirato all'articolo 5 della Nato, è attualmente la principale sul tavolo» per risolvere il conflitto in Ucraina. Un «possibile contributo alla pace che la nostra nazione ha fornito e penso che dobbiamo esserne fieri» ha aggiunto la premier.

Dall’altro lato, l’Italia non ha «esitato un solo minuto nel sostenere il diritto alla sicurezza di Israele dopo il massacro del 7 ottobre, un orrore. Ma allo stesso tempo non possiamo tacere ora di fronte a una reazione che è andata oltre il principio di proporzionalità, mietendo troppe vittime innocenti arrivando, a coinvolgere anche le comunità cristiane, che sono da sempre un fattore di equilibrio nella Regione». In particolare «condanniamo l'uccisione dei giornalisti a Gaza e l'inaccettabile attacco alla libertà di stampa». Concretamente serve che «Hamas rilasci gli ostaggi, Israele termini gli attacchi, fermi i coloni in Cisgiordania e consenta l'accesso degli aiuti alla Striscia di Gaza». Dal canto suo, Meloni rivendica «il ruolo italiano in questa crisi: siamo il primo paese non musulmano per evacuazioni sanitarie da Gaza». 

Le sfide che attendono l’Ue

Sul tema degli equilibri geopolitici e la sicurezza internazionale però «se rivendichiamo il ruolo pragmatico propositivo dell'Italia sullo scacchiere internazionale e in seno all'Unione Europea, l’Ue sembra sempre più condannata all'irrilevanza geopolitica» come giustamente rilevato Mario Draghi sul palco del meeting di Rimini. Se non agisce. 

Certo «dobbiamo sapere che per tornare protagonista della storia e del proprio destino non è facile, non è indolore e non è gratis. Ma bisogna essere disposti a pagare il prezzo della propria libertà e della propria indipendenza, dopo che per decenni noi abbiamo appaltato agli Stati Uniti la sicurezza europea, a costo di una inevitabile dipendenza politica».

L’Italia «parla dell'esigenza di una colonna europea della Nato, di pari forze e dignità rispetto a quella americana quando questi temi non erano di moda». Adesso però appare incontrovertibilmente evidente che «solo chi è in grado di difendersi da solo è veramente libero nelle scelte che fa.

Allo stesso tempo Meloni ha spiegato che che costruire con mattoni nuovi in Europa «significa soprattutto ripartire dalla politica, ridurre la burocrazia e sostenere la competitività delle imprese per rispondere alle sfide poste dalla Cina e dagli Stati Uniti». Dunque «oltre il dibattito stantio, l’Europa in modo pragmatico faccia meno e meglio, che non soffochi gli Stati nazionali ma sublimi le diversità». 

Il contrasto al declino demografico

Un problema da affrontare con ottica prioritaria in Europa e in Italia è il declino demografico. D’altronde «se non ci poniamo il problema demografico tra non molti decenni non ci sarà alcuna civiltà europea da difendere» ha evidenziato la premier. 

Sul tema il governo italiano «farà tutto il necessario a ricostruire una società amica della famiglia e della natalità, nella quale la genitorialità sia protetta e sostenuta». In particolare, con il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, stiamo lavorando a un grande piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie «perché senza una casa è più difficile costruirsi una famiglia». 

Altro aspetto importante per supportare la natalità è l’inclusione lavorativa delle donne. Certo « mi rende orgogliosa . continua Meloni – sapere che sotto il mio governo, il primo guidato da una donna, il lavoro delle donne si sia raggiunto il record di occupazione femminile anche se non sono ancora soddisfatta».

Serve una nuova dinamica lavoratori-imprenditori

Allargando lo sguardo sul mondo del lavoro nel suo complesso ci sono dei nodi da sciogliere. 

I dati sono positivi: parlano di 1 milione di nuovi posti di lavoro creati, gran parte dei quali a tempo indeterminato. Però «il nostro obiettivo è costruire una nuova dinamica lavoratori-imprenditori, fondata sulla condivisione e non sullo scontro perché non ho mai conosciuto un imprenditore che non considerasse i dipendenti la sua principale risorsa». 

Il primo mattone in questa direzione è stata «la legge di iniziativa popolare sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione d'impresa, un traguardo che l'Italia aspettava da 80 anni» ha ricordato la leader di FdI. 
Allo stesso tempo, va abbandonata la concezione di chi, anche tra chi ha governato, ha «confuso il diritto al lavoro con il diritto a un reddito, rifugiandosi nell'assistenzialismo pur di non esercitare il faticoso dovere in capo allo Stato cioè il compito di creare le condizioni perché il diritto al lavoro sia garantito». Ad esempio, secondo la premier, «i sussidi come il reddito di cittadinanza deresponsabilizzano le società e atrofizzano le persone».

Assicurare libertà educativa alle famiglie

Strettamente connesso alla realizzazione personale attraverso il lavoro è il processo educativo. Ecco perché, ha dichiarato Meloni, «sull'educazione non dobbiamo avere timore a trovare gli strumenti che assicurino alle famiglie di esercitare pienamente la libertà educativa: l'Italia è rimasta l'ultima nazione in Ue senza una effettiva parità scolastica, credo sia giusto ragionare sgombrando il campo da pregiudizi ideologici». 

Migranti illegali:danni per tutti

L’Italia con il Piano Mattei ha anche portato «mattoni nuovi in Africa, creando un modello di cooperazione che rifugge tanto l'approccio paternalistico quanto quello predatorio, costruendo invece partenariati basati sul rispetto reciproco, sulla fiducia, sulla condivisione, cioè sulla capacità di guardarsi negli occhi da pari, per trovare insieme gli ambiti nei quali poter fare la differenza e avere benefici reciproci».

Non ci sono secondi fini: «Non ci interessa sfruttare il continente africano per le ricchissime materie prime che possiede utilizzandole per accrescere il nostro benessere, ci interessa invece che l’Africa prosperi insieme a noi processando le sue risorse,  coltivando i suoi campi, dando lavoro e una prospettiva alle sue energie migliori, potendo contare su governi stabili e società dinamiche».

Il continente africano è protagonista anche di un’altra sfida prioritaria per Meloni: il contrasto all’immigrazione illegale. Serve continuare sulla strada della creazione di una «cornice di serietà e rigore come mai avvenuto prima, perché un’immigrazione regolata e legale può essere una ricchezza ma quella illegale e incontrollata è un danno per qualsiasi società». Su questo percorso «non c'è giudice, politico o burocrate che possa impedirci di far rispettare la legge dello Stato italiano, di garantire la sicurezza dei nostri cittadini, di combattere gli schiavisti del terzo millennio, di salvare vite umane» ha voluto precisare la premier. 

Le riforme istituzionali

Da ultimo, non certo per importanza, Meloni si è soffermata sul pacchetto di riforme istituzionali in programma.  «Andremo avanti con la riforma del premierato, perché pensiamo che l'elezione diretta del premier rappresenti la garanzia più solida per stabilità, governabilità e competitività del Paese». E allo stesso tempo è l’unico modo per archiviare «la stagione in cui i cittadini votavano in un modo e poi vedevano formarsi governi di segno opposto all'esito elettorale». 

Il governo Meloni non si fermerà neanche sulla riforma della giustizia «nonostante le invasioni di campo di una minoranza di giudici politicizzati che provano a sostituirsi al Parlamento e alla volontà popolare. Andremo avanti non per sottomettere il potere giudiziario a quello politico, come dice qualcuno in malafede, ma per renderla meno condizionata e per liberarla dalla politica» ha commentato la presidente del Consiglio. 

E ancora «accompagneremo un potere esecutivo legittimato sul piano democratico con un processo di crescente responsabilizzazione dei territori» Tra gli obiettivi Meloni ha citato «l'autonomia differenziata e la riforma di Roma Capitale, da attuare sempre come fattore di stimolo e non di svantaggio competitivo per alcuni territori». (riproduzione riservata) 



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