La prossima legge di Bilancio non porterà alcuna nuova tassa per il ceto bancario: è questa la promessa di Forza Italia, che da ieri si fa portavoce anche dell’Abi, la Confindustria degli istituti di credito. Alle 15 in punto di ieri il presidente dell’associazione, Antonio Patuelli, è salito al secondo piano di Palazzo Madama per un vertice a porte chiuse con gli onorevoli azzurri Maurizio Gasparri, Paolo Barelli, Maurizio Casasco, Alessandro Cattaneo e Dario Damiani. Un incontro «proficuo e costruttivo», ha commentato il deputato Cattaneo a MF-Milano Finanza al termine del vertice. «Abbiamo esaminato l’andamento dell’economia italiana e del sistema creditizio. E, naturalmente, abbiamo affrontato il tema della prossima finanziaria». Quello della manovra è un argomento molto caro anche all’Abi perché porta con sé l’ormai consueta ipotesi di un contributo extra da parte delle banche. Un versamento che il leader degli azzurri, Antonio Tajani, aveva già escluso in un’intervista rilasciata a Milano Finanza.
Forza Italia, ha infatti ribadito il responsabile dei dipartimenti del partito Cattaneo, «è fortemente contraria all’introduzione di nuove tasse, in linea con i propri principi liberali. Qualsiasi intervento dello Stato nel mercato è un’ingerenza: il mercato dà il meglio di sé solo se lasciato libero». Per di più, il capogruppo alla Camera per Fi, Paolo Barelli, ha spiegato a questo giornale che «le aziende - e le banche lo sono - fanno investimenti, bilanci e programmi anche pluriennali quindi inserire costi imprevisti oggi per ieri non è assolutamente in linea con le regole di mercato». Con un’ulteriore tassa sugli istituti non solo «si colpirebbero dei protagonisti del sistema Paese Italia, che con i profitti assumono e investono» ma soprattutto, ha aggiunto Barelli, si andrebbe a inficiare l’immagine internazionale «dell’Italia riconosciuta come positiva da osservatori politici e finanziari, come dimostra il rating in miglioramento».
Questi sono alcuni dei motivi per cui Forza Italia, in una nota ufficiale diffusa poco dopo il vertice, ha ribadito di essere «contraria all’introduzione di qualsiasi nuova tassa nei confronti di chiunque». Per quanto concerne il sistema bancario, «il partito ha preso atto del positivo andamento dell’intesa stabilita lo scorso anno, che porterà al bilancio dello Stato, per gli anni 2025 e 2026, oltre 4 miliardi di euro».
La consapevolezza di non poter chiudere la porta in faccia all’esecutivo c’è: sia da parte delle banche, sia dai partiti di maggioranza. Tra le ipotesi al vaglio del governo c’è anche la sospensione delle Dta inerenti ai crediti fiscali bancari per il 2026-27 con cui il Tesoro potrebbe racimolare circa 1,5 miliardi. Idea che è ancora tutta da valutare. D’altronde Palazzo Chigi punta a ottenere questi fondi senza danneggiare Mps, di cui resta azionista dopo l’opas su Mediobanca. A Forza Italia, quindi, il compito di confrontarsi con associazioni di categoria e sindacati. Prima di inizio ottobre. (riproduzione riservata)