Il titolo Maire corre a Piazza Affari (+1,7% a 12,54 euro in chiusura) grazie a Jefferies che ha alzato il target price di oltre 2 euro per azione, dopo aver rivisto al rialzo le stime 2025 a livello di ebitda e ricavi del 5%/3%, verso la parte alta della guidance rivista della società che fornisce servizi di ingegneria a supporto della transizione energetica, con i ricavi della business unit IE&CS già completamente coperti dal backlog (portafoglio ordini).
«Le nostre stime sono sostanzialmente in linea con quelle del consenso per il 2025 e 2026, ma vediamo la possibilità di revisioni al rialzo per il 2026 se l’obiettivo di ordini pari a 8 miliardi di euro per quest’anno sarà superato, con già il 70% raggiunto», prevede Jefferies che ha anche aggiornato la valutazione del gruppo, aumentando il target price del 21% da 12 a 14,5 euro (15,5 euro nello scenario migliore: aggiudicazioni di contratti superiori a 1 volta il book-to-bill nel 2025/2026 determinano un'ulteriore accelerazione degli obiettivi del piano strategico decennale) e ha ribadito il giudizio buy.
Più nello specifico, dopo i risultati del secondo trimestre, Jefferies ha alzato l’ebitda 2025 di Maire del 5% a 484 milioni di euro, vicino al limite superiore della nuova guidance (460-490 milioni), i ricavi a 6,965 miliardi (6,971 miliardi la stima del consenso) e l’utile netto a 259 milioni (da 246 milioni) con il dividendo visto crescere anno su anno a 0,52 euro per azione (rendimento del 4,3%).
Questo si spiega con l’incremento delle stime sui ricavi della business unit IE&CS del +3% a 6,46 miliardi. Alzati anche i margini di questa divisione di +20bps al 5,6%, sempre sul livello più alto della nuova guidance (5,5-5,6%), dopo il dato superiore alle attese del broker (5,7%) nel secondo trimestre. D’altra parte, durante la conference call sulla trimestrale con gli analisti, lo stesso ad di Maire, Alessandro Bernini, ha dichiarato che «molto probabilmente i nostri ricavi raggiungeranno la parte alta della forchetta».
Il backlog è aumentato del 2% a 15,7 miliardi nel secondo trimestre dopo una raccolta ordini di 2,2 miliardi (book-to-bill di 1,2 volte), per un totale di 5,6 miliardi da inizio anno, inclusi i contratti Epc per il progetto gas-to-polymers Silleno e il complesso di separazione gas di Tengiz in Kazakistan.
Finora gli ordini nel 2025 rappresentano il 70% dell’obiettivo di 8 miliardi fissato con i risultati del quarto trimestre del 2024 e ribadito nella call sui risultati del secondo trimestre di quest’anno: «ulteriori ordini entro fine anno potrebbero superare anche in misura significativa il nostro obiettivo di 8 miliardi precedentemente menzionato». Il ceo ha parlato di almeno tre progetti attualmente in discussione, ciascuno con ricavi superiori a 1 miliardo di dollari, e ha espresso fiducia che i nuovi ordini entro fine 2025 possano collocarsi nella fascia tra 3,5 e 4 miliardi, implicando quindi ordini totali potenziali per 9,1-9,6 miliardi a fine 2025.
Non solo. La divisione Sustainable Technology Solutions (Sts) ha registrato un margine ebitda nel primo semestre del 25%, al limite superiore della guidance (22-25%) ribadita. La divisione Sts dovrebbe accelerare nella seconda metà dell’anno, trainata dagli ordini recenti e dai progetti che probabilmente saranno acquisiti nei prossimi mesi. La commessa da 210 milioni di euro assegnata a Nextchem per ingegneria di base e fornitura di apparecchiature all’impianto Pacifico Mexinol per metanolo ultra-low-carbon in Messico dovrebbe veder presa la decisione finale di investimento (Fid), ricorda, infine, Jefferies, nel quarto trimestre di quest'anno e incrementerebbe in modo significativo il backlog della divisione Sts (381 milioni nel primo semestre). (riproduzione riservata)