Dopo che il 2023 è stato anche l’anno del metallo giallo (+11,7%), il 2024 potrebbe essere ancora da record dato che fa già +13%? Per gli analisti di Plenisfer Sgr resterà sopra quota 2 mila dollari. Questo perché il trend di discesa dei tassi, durato 40 anni, si è invertito e il mondo è entrato in un nuovo regime macroeconomico e geopolitico che sosterrà le quotazioni degli asset reali come il metallo giallo. E’ la tesi di fondo della sgr (che fa parte di Generali Investments) fondata cinque anni fa da Giordano Lombardo, ceo e co-responsabile degli investimenti. La società ha all’attivo tre fondi flessibili. Il primo, il multi-asset Destination Value, ha guadagnato dal lancio nel maggio 2020 il 26,72% netto, mentre Destination Dynamic Income, obbligazionario, ha appena compiuto un anno con un rendimento netto dell’8,8% (il terzo, un azionario, è attivo da inizio 2024).
Domanda. Cosa porterà il nuovo regime?
Risposta. Significativi cambiamenti anche nell’approccio agli investimenti. In primo luogo, ci aspettiamo un super ciclo di investimenti in attività reali, come energia, materie prime industriali, ma anche oro.
D. Perché pensate che oggi sia importante avere una posizione rilevante sull’oro?
R. Ha un ulteriore potenziale di apprezzamento nel lungo periodo, sostenuto in particolare dagli acquisti delle banche centrali, soprattutto dei Paesi emergenti, ed assolve alla funzione di stabilizzatore del portafoglio. Più in generale pensiamo sia importante esporsi sugli asset reali: nei nostri portafogli si trovano posizioni non convenzionali tra cui materie prime industriali, come rame e uranio, che, uniti all’energia, pesano quasi il 25%, contro il 2 o il 3% detenuto mediamente dai gestori tradizionali. E’ importante avere questo posizionamento perché è in atto un cambio strutturale dei mercati finanziari. Segnalo un dato: dal 2020 i titoli di Stato Usa, i T-Bond, e quelli tedeschi, i Bund, hanno perso rispettivamente il -46% e il -50% contro l’oro.
D. Il motivo?
R. Il ruolo storico di riserva di valore dei titoli di Stato non funziona più. Usa ed Europa hanno una crescente necessità di capitali, necessari a sostenere sistemi di welfare sempre più costosi, esplosi durante la pandemia e oggi politicamente difficili da razionalizzare. Continueranno, quindi, a sostenere l’aumento dei debiti pubblici, finanziati dalle banche centrali. Una dinamica che, peraltro, non si rileva nei Paesi emergenti. Se queste sono le premesse, valute come il dollaro e l’euro sono destinate nel medio lungo termine a deprezzarsi rispetto agli asset reali che mantengono invece la funzione di riserva di valore, a partire dall’oro, ma anche l’energia. E i mercati obbligazionari sono ancorati al valore delle valute in cui sono espressi. Dunque, se per oltre 20 anni siamo stati abituati a costruire portafogli con una base importante di obbligazioni governative, ora bisogna cambiare approccio. E l’oro anche dopo il rally dell’ultimo periodo, magari potrà anche avere fasi di pausa, però, secondo noi, crescerà nel lungo periodo e sovraperformerà i titoli di Stato.
D. Con quali strumenti investite in oro?
R. Sia direttamente tramite gli Etc, ovvero gli Excgange Traded Commodities, che hanno come sottostante l’oro fisico, sia indirettamente investendo in azioni di aziende minerarie. Gli estrattori di oro sono al momento uno degli asset più a sconto presenti sul mercato. E’ un modo di investire in oro con il turbo. Basti dire che se negli ultimi tre anni il metallo giallo è cresciuto di oltre il 30%, mentre nel frattempo il valore del settore è rimasto invariato. Questa deludente performance azionaria è dovuta alla contrazione dei margini, connessa all’aumento dei costi di produzione che però potrebbero aver già raggiunto i massimi. Oggi i principali produttori di oro sono scambiati a 5,5 volte il rapporto tra enterprise value ed ebitda 2025, ben al di sotto della media storica di 7-8 volte. Dobbiamo tornare indietro di un decennio per ritrovare le ultime quattro volte in cui il divario tra il valore dell’oro e quello delle azioni delle società del settore è diventato così ampio. In quelle occasioni, abbiamo assistito a un successivo aumento medio del 25% del prezzo dell'oro e di oltre il 60% del principale Etf dedicato al settore. C’è quindi un potenziale di apprezzamento delle società produttrici verso un più corretto allineamento con il prezzo dell’oro. (riproduzione riservata)