Le lancette dello spread tornano indietro di quattro anni. La mattina del 14 maggio il differenziale tra Btp e Bund decennali è sceso sotto la soglia psicologica dei 100 punti, per poi chiudere a 101 punti, ai minimi da settembre 2021. Era da quasi quattro anni quindi che lo spread non era così basso, cioè dai tempi del governo Draghi.
Ora a Palazzo Chigi c’è Giorgia Meloni, che guida uno degli esecutivi più stabili della storia italiana (è il quinto più longevo). «Lo spread è sotto 100 punti base, significa che i titoli di Stato italiani sono più sicuri dei tedeschi», festeggia la premier a Montecitorio. «La credibilità e la stabilità sono la prima riforma economica di cui necessita l’Italia».
Oltre alla stabilità politica, i mercati hanno premiato anche il lavoro del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha rimesso i conti pubblici su un binario sostenibile. Il debito oggi è al 135,3% del pil, ben lontano dal 157,7% del primo trimestre del 2021.
Un percorso più virtuoso di quello della Francia, tracciato mentre la Germania si prepara ad aumentare il debito per rafforzare la difesa e chiudere la parentesi dei due anni consecutivi in recessione.
Dietro il salto indietro nel tempo dello spread c’è anche la promozione di S&P, che a inizio aprile ha alzato il rating italiano a BBB+: un premio per il miglioramento dei conti pubblici. «I dati economici positivi conseguiti dall’Italia negli ultimi anni, per giunta in una situazione che sappiamo essere a livello internazionale molto complessa, raccontano un’Italia che va meglio di quanto andasse in precedenza», osserva sul punto Meloni.
Ma in realtà la riduzione dello spread è legata più ai rialzi del Bund che al calo del Btp. Il 14 maggio il rendimento del decennale tedesco è cresciuto dal 2,69% al 2,7%, soglia che non vedeva da ottobre 2023 e conseguenza dei nuovi piani di spesa di Berlino. Movimento identico per il Btp, salito a sua volta dal 3,69% di martedì al 3,7% di mercoledì 14 maggio.
L’alto livello dei rendimenti non è un buon motivo per sminuire il momento di grazia dei titoli di Stato italiani. Il Btp è il più stabile in Europa e continua ad attirare capitali. Soprattutto ora che i Treasury sono tornati sotto pressione e rendono più del 4,5%, come nei giorni del Liberation Day.
Troppi i 9 mila miliardi di titoli di Stato in scadenza che gli Usa dovranno rifinanziare nei prossimi 12 mesi. Così gli investitori continuano a trascurare il debito americano, mentre apprezzano quello tricolore. L’Italia ha già collocato il 47% del suo fabbisogno annuo, prima in Europa per valore assoluto. (riproduzione riservata)