La ripida discesa dello spread italiano non si arresta. Ieri il differenziale di rendimento fra i titoli di Stato decennali del nostro Paese e quelli della Germania ha terminato la giornata a quota 125 punti, dopo però aver toccato nell’intraday i 116 punti, aggiornando i minimi da inizio novembre 2021 durante il governo Draghi. Il rendimento del Btp decennale sale a 3,67% in chiusura. Oltre che l’appetito degli investitori per asset ad alto rendimento in vista dei tagli dei tassi attesi dalla Banca Centrale Europea quest’estate, il restringimento dello spread sembra riflettere anche la fiducia di investitori nel buon andamento dell’economia del Paese, soprattutto se confrontata con la situazione tedesca.
«Tre o quattro mesi fa, pochi potevano immaginare che lo spread oggi potesse essere di 123 punti base», ha commentato il ministro delle Finanze italiano Giancarlo Giorgetti al Financial Times prima della chiusura del mercato di ieri. Parlando al quotidiano britannico, il ministro ha aggiunto che spera «che il divario nei costi di finanziamento continui in questa direzione fino a 110 punti base, mentre Roma cerca di ridurre il deficit di bilancio e l’allentamento dei tassi di interesse aiuta a ridurre i costi del servizio del debito».
Gli analisti sono anche più ottimisti del ministro dell’Economia sul raggiungimento dei prossimi target. Secondo Citi, date le attuali condizioni, è più probabile che il differenziale con la Germania continui a stringersi approdando in area 110-100 punti, piuttosto che torni ad allargarsi.
Anche secondo Antonio Cesarano, il chief global strategist di Intermonte, l’obiettivo 100 punti è raggiungibile, sebbene poi nel secondo trimestre vi potrebbe essere un rimbalzo in vista dell’aumento dei titoli in scadenza. «Alla base della riduzione dello spread vi è sia un catalizzatore tedesco e almeno tre fattori legali all’Italia», spiega. È infatti vero che la debolezza dell’economia ha reso improvvisamente la Germania un Paese percepito in difficoltà. Infatti, anche se si guarda a un contesto simile alla Penisola come la Spagna, il differenziale tra i rendimenti decennali spagnoli e tedeschi è sceso da 97 a fine 2023 agli attuali 78 punti base. Quello italiano, nello stesso periodo, è sceso da 168 a circa 120 punti base. «Osservando l’andamento dello spread spagnolo, si può dedurre che il calo dello spread italiano sia attribuibile per il 30-40% al fattore Germania», continua Cesarano, «c’è da segnalare anche che gli investitori potrebbero star prendendo posizione in vista dei giudizi delle agenzie di rating su Berlino: oggi si esprimerà Fitch e il 22 marzo S&P».
Dalla parte italiana ci sono invece i successi dei Btp Valore, che hanno dimostrato come l’Italia possieda un notevole pubblico nel retail. A ciò si aggiungano le evidenze delle emissioni di Btp di gennaio tramite sindacato di banche che hanno evidenziato una forte domanda delle banche e di investitori esteri. «A questo bisogna aggiungere anche la possibilità di un potenziamento del fondo ammortamento debito pubblico del Tesoro, da utilizzare quando si ridurranno gli acquisti della Bce nel secondo semestre», conclude Cesarano, «i proventi delle dismissioni di partecipazioni pubbliche annunciate a inizio anno vanno a finire nel Fondo ammortamento. Se il piano di privatizzazione procederà come da programma, una parte delle risorse potrebbe arrivare già entro la seconda parte dell’anno». (riproduzione riservata)